Basilea Città valuta l'abbandono della caccia alla volpe, sollecitata da un rapporto di Zugo
Un rapporto tecnico di Zugo smentisce l'utilità della caccia per hobby alla volpe. Ora Basilea Città riprende la conclusione.
Un rapporto tecnico commissionato dal cantone di Zugo smentisce l'utilità della caccia per hobby alla volpe. Ora Basilea Città riprende la conclusione e si mostra aperta a valutare una rinuncia.
L'effetto di un rapporto scientifico non si ferma al confine cantonale. Il Consiglio di Stato di Basilea Città ha risposto il 30 giugno 2026 a un'interrogazione scritta della granconsigliera Brigitta Gerber, che ha fatto esaminare la situazione delle evidenze scientifiche sulla caccia per hobby alla volpe. Il risultato è notevolmente chiaro: il governo dichiara di essere «aperto a un esame approfondito di una rinuncia alla caccia regolare alla volpe rossa nel cantone di Basilea Città» e di voler approfondire questa questione insieme ai comuni.
Questo movimento è stato innescato nel cantone vicino. La stessa petizione, presentata dal giurista lucernese Pascal Wolf, aveva portato nel cantone di Zugo la Direzione dell'interno a commissionare un rapporto tecnico all'ufficio zurighese SWILD. Questo rapporto smonta le giustificazioni correnti della caccia alla volpe, e proprio su questa situazione delle evidenze si basa ora anche l'interrogazione basilese.
Cosa dice il Consiglio di Stato basilese e cosa no
Importante per l'inquadramento: Basilea Città non ha abolito la caccia alla volpe e non ha nemmeno deciso di abolirla. Il Consiglio di Stato dichiara la sua disponibilità a valutare seriamente la rinuncia. Si tratta di un'apertura consapevole, non di un punto d'arrivo.
Illuminanti sono le cifre che il cantone stesso indica. Negli ultimi dieci anni a Basilea Città sono state abbattute con la caccia in media cinque volpi all'anno; nello stesso periodo sono morte in media dieci volpi all'anno come animali investiti dal traffico o per malattia. Non ci sono stati abbattimenti speciali da parte del cantone. Già oggi Basilea Città non persegue alcun approccio di regolazione della popolazione su vasta scala, bensì interviene in base alla situazione, ad esempio per animali malati o feriti. Proprio questi interventi da parte del servizio faunistico dovrebbero restare possibili anche nel caso di un'eventuale rinuncia alla caccia regolare.
Il Consiglio di Stato rimanda inoltre alla struttura urbana del cantone e ammonisce che le conoscenze provenienti da vaste regioni rurali non possono essere trasferite senza verifica. Si tratta di una riserva legittima. Ciò non cambia il fatto che la direzione della risposta porta verso un'apertura.
Il riscontro di Zugo come fondamento
L'iniziativa basilese si basa su un rapporto che non è stato redatto da un'organizzazione per il benessere animale, bensì da un ente specializzato su incarico dello stesso cantone di Zugo. Le affermazioni centrali del rapporto SWILD della Dr.ssa Claudia Kistler e del Dr. Fabio Bontadina del maggio 2026 si possono riassumere brevemente.
La caccia per hobby non regola la popolazione di volpi. Essendo predatori di media taglia, le volpi compensano le perdite con una riproduzione più precoce e più feconda, nonché con l'immigrazione di giovani animali in dispersione. In caso di malattie la caccia per hobby è inefficace, se non addirittura controproducente: la rabbia è stata sconfitta grazie alla campagna di vaccinazione orale a partire dal 1978, non con il fucile, e per quanto riguarda la tenia della volpe, in uno studio francese la prevalenza nell'area fortemente cacciata è salita dal 44 al 55 percento, mentre nell'area di controllo è rimasta stabile. Per la protezione degli animali da reddito, recinzioni e protezione delle greggi si sono rivelate più efficaci dell'uccisione delle volpi.
La descrizione dettagliata di questo rapporto e della reazione delle autorità di Zugo si trova nel nostro contributo «Cantone di Zugo: le autorità frenano la caccia alla volpe dopo uno studio».
Ginevra e Lussemburgo come prova
Che una rinuncia funzioni lo dimostrano due spazi di riferimento a cui si richiamano sia il rapporto di Zugo sia l'interpellanza di Basilea. Il cantone di Ginevra ha abolito la caccia ricreativa già nel 1974, lì sparano esclusivamente i guardiacaccia, e la popolazione di volpi non è comunque aumentata. Il Lussemburgo ha vietato la caccia alla volpe nel 2015, e l'amministrazione competente per la natura sottolinea che i problemi temuti non si sono verificati e che la percentuale di volpi infette dalla tenia della volpe è addirittura diminuita nettamente dopo il divieto. Come si presenta nella pratica la gestione della fauna selvatica senza caccia lo mostra il nostro contributo Ginevra: abolizione della caccia per hobby.
Il confronto tra i cantoni mostra due schemi
Pascal Wolf ha presentato la sua petizione in oltre una dozzina di cantoni, e le reazioni risultano istruttivamente diverse. Da un lato ci sono cantoni che esaminano: Zugo ha commissionato un rapporto tecnico e ne ha tratto conseguenze, Basilea Città si mostra ora aperta all'esame di una rinuncia.
Dall'altro lato ci sono cantoni che hanno respinto senza valutare l'evidenza scientifica. Glarona ha respinto senza nemmeno esaminare le prove, come si può leggere in «Glarona respinge la petizione sulla caccia alla volpe senza esaminare l'evidenza». Anche Basilea Campagna ha risposto senza citare una sola fonte scientifica. Che le comuni giustificazioni non reggano di fronte ai dati lo mostra in modo esemplare anche il cantone di Zurigo, dove una cittadina ha messo l'autorità venatoria di fronte a un bilancio milionario della caccia alla volpe.
Notevole è il contrasto all'interno delle due Basilea. Basilea Campagna e Basilea Città condividono con l'Ufficio forestale delle due Basilea lo stesso servizio tecnico operativo, ma la risposta politica non la dà l'ufficio, bensì il rispettivo governo cantonale. E questi sono risultati opposti: il Consiglio di Stato di Basilea Campagna ha respinto la petizione ed eliminato la questione della necessità scientifica, mentre il Consiglio di Stato di Basilea Città, partendo dallo stesso linguaggio amministrativo, arriva a un'apertura. Stessa base tecnica, direzione opposta.
Ciò che resta
La domanda alla base della petizione rimane la stessa in tutti i cantoni: se nessuna legge federale obbliga alla caccia alla volpe e la scienza non ne dimostra alcuna utilità, su quale base la Svizzera uccide allora, anno dopo anno, decine di migliaia di volpi? Rinunciare alla caccia per hobby non significa peraltro che non si intervenga più affatto. Gli animali malati, feriti o con comportamenti anomali possono comunque essere prelevati in modo mirato. In discussione è l'uccisione di routine di volpi sane senza un'utilità dimostrata.
Zugo ha cominciato ad affrontare questa domanda. Basilea Città segue l'esempio. La risposta del Consiglio di Stato non è ancora un'uscita dalla caccia, ma è una crepa nell'ovvietà con cui finora è stata difesa la caccia alla volpe.
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