19 giugno 2026, 17:20

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Caccia

Cantone di Zugo: le autorità frenano la caccia alla volpe dopo uno studio

Uno studio commissionato dal governo cantonale smentisce le narrazioni della lobby della caccia – il modello ginevrino si avvicina.

Redazione Wild beim Wild — 19 giugno 2026

Il giurista lucernese Pascal Wolf ha presentato in oltre dodici cantoni petizioni per verificare la necessità scientifica della caccia alla volpe.

Nel Cantone di Zugo la sua istanza del dicembre 2025 (proposta n. 4032.1, riferimento DI DIS 58479-05) ha portato, come unico cantone finora, a un risultato concreto: il Landamano Andreas Hostettler ha confermato per iscritto il 19 giugno 2026, a nome della Direzione dell'interno, che la commissione venatoria, durante la sua seduta del 16 giugno 2026, ha preso atto dello studio commissionato ai ricercatori sulla fauna selvatica di SWILD e ha deciso le prime conseguenze: la caccia alla volpe non verrà più promossa attivamente e la raccolta dei dati sarà in futuro suddivisa in modo più coerente tra caccia, prevenzione dei danni, abbattimenti speciali e animali rinvenuti morti.

Cosa dimostra lo studio

Lo studio SWILD (Dr. Claudia Kistler / Dr. Fabio Bontadina, maggio 2026, 25 pagine, commissionato dall'Ufficio foreste e fauna del Cantone di Zugo) fornisce un quadro impietoso della situazione. Risultato centrale: la caccia a patente alle volpi praticata nel Cantone di Zugo non riduce in modo duraturo la dimensione della popolazione né arresta le malattie della fauna selvatica. Al contrario: le popolazioni cacciate compensano le perdite attraverso una maggiore fertilità delle femmine, migliori tassi di sopravvivenza e l'immigrazione da territori vicini.

Nel Cantone di Zugo, tra il 2000 e il 2025, sono state abbattute in media 308 volpi all'anno (secondo il rapporto SWILD 2000–2025), con una tendenza fortemente decrescente. La diminuzione, secondo lo studio, non si spiega con popolazioni in calo, bensì con la minore disponibilità dei cacciatori per hobby ad abbattere le volpi. Mancano cifre affidabili sulla popolazione: poiché non esiste un monitoraggio sistematico, tutte le deduzioni basate sui dati di abbattimento e sugli animali rinvenuti morti vanno interpretate con grande cautela.

L'alimentazione della fauna selvatica come problema sottovalutato

La commissione venatoria reagisce a un ulteriore risultato dello studio: l'Ufficio per il bosco e la fauna selvatica (AFW) dovrà in futuro informare attivamente la popolazione sulle conseguenze negative dell'alimentazione diretta e indiretta degli animali selvatici. Le volpi, attirate da fonti di cibo di origine umana, perdono il loro naturale comportamento di timore e di evitamento, il che genera o intensifica i conflitti negli spazi abitati. I ricercatori di SWILD attribuiscono una parte considerevole della presenza di volpi nelle vicinanze degli insediamenti all'offerta di cibo di origine antropica.

L'argomento della rabbia non regge

Lo studio confuta ancora una volta esplicitamente l'argomento epidemico ripetutamente avanzato negli ambienti venatori. Durante l'epidemia di rabbia che raggiunse la Svizzera nel 1967, la caccia intensiva e la fumigazione delle tane fallirono. La misura decisiva fu una campagna di vaccinazione orale condotta a partire dal 1978, grazie alla quale nel 1999 fu raggiunta l'assenza di rabbia secondo i criteri dell'OMS. Per la tenia della volpe (Echinococcus multilocularis) uno studio francese dimostra: nonostante una pressione venatoria aumentata del 35 percento, il tasso di infestazione nell'area di test soggetta a caccia salì dal 44 al 55 percento, mentre nell'area di controllo meno cacciata rimase costante. Le giovani volpi, mobilitate dalla pressione venatoria e che riempiono i vuoti, presentano un carico di vermi più elevato rispetto agli animali adulti.

Ginevra e Lussemburgo come termine di paragone

Due casi esemplari strutturano la parte dei risultati dello studio SWILD. Nel cantone di Ginevra, che dal 1974 rinuncia alla caccia di milizia e autorizza all'abbattimento solo i guardiacaccia statali, nel corso dei decenni sono state uccise nettamente meno volpi rispetto al cantone di Zugo, di superficie simile, senza alcun peggioramento riconoscibile per l'agricoltura o la sanità pubblica. Nell'ultimo periodo di riferimento non è stato effettuato alcun abbattimento di regolazione delle volpi.

In Lussemburgo, dove la caccia alla volpe è vietata dal 2015, secondo SWILD, che fa riferimento all'amministrazione veterinaria lussemburghese, l'autorità veterinaria statale registra dall'entrata in vigore del divieto una diminuzione della prevalenza della tenia della volpe. La ministra dell'ambiente lussemburghese affermò nel 2024 che la controversia attorno al divieto si è ampiamente placata, poiché i problemi temuti semplicemente non si sono verificati. Lo studio conclude: con ogni probabilità un divieto di caccia non farebbe aumentare in modo sensibile la popolazione di volpi nel cantone di Zugo.

Un bilancio dei danni considerato con lucidità

Tra il 2012 e il 2025 nel cantone di Zugo sono stati segnalati 67 casi di danni causati da volpi, con un importo complessivo di indennizzo di 28’088.70 franchi. Ciò corrisponde a circa 2’000 franchi all'anno con una media di 5 casi. Nel 93,5 per cento dei casi erano coinvolte galline; agnelli, pecore e vitelli costituivano il resto. I ricercatori di SWILD sottolineano che le perdite di agnelli vengono spesso sovrastimate, perché senza accertamenti forensi è difficile determinare la causa della morte. Alternative efficaci a livello di protezione, come recinzioni sicure nelle aree di pascolo all'aperto e cani da protezione, mostrano negli studi scientifici risultati migliori rispetto alla caccia ai predatori.

Cosa ha deciso la commissione

Sulla base dello studio, la commissione per la caccia adotta tre misure: in primo luogo una separazione più coerente delle categorie statistiche (caccia, difesa dai danni, abbattimenti speciali, selvaggina morta); in secondo luogo la rinuncia alla promozione proattiva della caccia alla volpe, con focus sui margini degli insediamenti e sulle aree protette; in terzo luogo una campagna informativa dell'AFW sull'alimentazione degli animali selvatici. La commissione intende decidere su eventuali ulteriori passi nella sua prossima seduta, non appena sarà disponibile una base di dati migliorata.

Una rinuncia completa alla caccia alla volpe non è quindi finora in discussione a Zugo, ma lo studio toglie ogni fondamento ufficiale alla narrazione secondo cui la caccia per hobby alle volpi sarebbe scientificamente necessaria. Il cantone di Ginevra dimostra come funzioni la gestione della fauna selvatica senza caccia per hobby. Il dossier sulla caccia alla volpe senza fatti documenta come le associazioni venatorie abbiano finora dominato il dibattito.

Maggiori informazioni sul tema della caccia per hobby: Nel nostro dossier sulla caccia raccogliamo verifiche dei fatti, analisi e approfondimenti.

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