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Criminalità & caccia

Caccia in tana – maltrattamento legalizzato in nome della tradizione venatoria

La caccia in tana è maltrattamento legalizzato di animali: i cani vengono aizzati nelle tane di volpi e tassi. Perché questa pratica venatoria è crudele, insensata e antiquata.

Redazione Wild beim Wild — 26 ottobre 2025

Mentre nei paesi di lingua tedesca i combattimenti tra cani, tra galli e ogni forma di aizzamento di animali gli uni contro gli altri sono vietati, una piccola minoranza di cacciatori può fare esattamente questo e lo chiama caccia in tana.

Dietro questo termine innocuo si nasconde una crudeltà arcaica, che non ha nulla a che vedere con il legame con la natura o la cura del territorio, ma semplicemente con la sete di sangue, l'esercizio del potere e il feticismo della tradizione.

Il linguaggio dei cacciatori trasfigura: i cani «lavorano» nella tana, la volpe viene «fatta saltare fuori». La realtà è brutale: un cane da caccia viene costretto nella stretta tana, vi incontra una volpe o un tasso, e ne nasce un combattimento. Sangue, morsi, terrore mortale. Nessuno controlla, nessuno protegge. La sofferenza avviene nell'oscurità, in silenzio, ma sistematicamente.

Se un privato cittadino aizzasse il proprio cane contro un animale selvatico e lo mandasse nella tana, si tratterebbe di un chiaro caso di maltrattamento di animali. Eppure, sotto il pretesto della caccia per hobby, proprio questo scenario è legale. Il legislatore non protegge qui gli animali, ma i privilegi di una lobby che da decenni si oppone a qualsiasi riforma.

Romanticismo venatorio o sadismo?

I cacciatori amano sostenere che la caccia in tana sia «necessaria» per proteggere la piccola selvaggina. Un pretesto trasparente: gli studi dimostrano che la caccia alla volpe non ha alcun influsso a lungo termine sulla popolazione. La vera ragione è un'altra: i signori della caccia vogliono vivere «la loro» tradizione. Vogliono mettere in scena combattimenti sanguinosi e alla fine posare trionfanti con l'animale abbattuto. Non è altro che sadismo legalizzato avvolto nel verde mantello di loden.

Particolarmente perfido: non solo gli animali selvatici, anche i cani da caccia sono vittime di questa pratica. Ferite da morsi, orecchie lacerate, ossa rotte, tutto questo viene accettato con noncuranza. Gli stessi cacciatori per hobby cacciatori, che si presentano come «amici dei cani», mandano consapevolmente i loro animali in situazioni di pericolo mortale. Questo è un tradimento nei confronti dei cani, non amore.

Un relitto di tempi oscuri

La caccia in tana è un anacronismo. Risale a un'epoca in cui la sofferenza animale non aveva alcuna importanza e i cacciatori per hobby disponevano della natura e delle creature come dei padroni assoluti. Chi ancora oggi pratica la caccia in tana dimostra soprattutto una cosa: di essere rimasto fermo al XIX secolo. In una società moderna, che ha sancito il benessere animale nella Costituzione, questa pratica non è altro che una vergogna.

La caccia in tana non è una tradizione, bensì crudeltà sugli animali con licenza di caccia. Contraddice ogni principio etico fondamentale e ogni concezione moderna del benessere animale. Finché questa pratica cruenta rimane permessa, la legge sulla protezione degli animali è una tigre di carta senza denti e la caccia una macchia oscura in una società che pretende di essere civilizzata.

Dossier: Caccia e benessere animale | La volpe in Svizzera: il predatore più cacciato e senza lobby | Caccia alla volpe senza fatti: come JagdSchweiz inventa problemi

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