Psicologia della caccia per hobby nel cantone di Zugo
Il cantone di Zugo è piccolo, ricco e urbano. Circa 230 cacciatrici e cacciatori per hobby vi praticano la caccia con patente. La caccia principale è quella al capriolo in ottobre e novembre, tradizionalmente praticata come «caccia rumorosa» con il segugio. La caccia può essere esercitata solo in tre giorni della settimana: lunedì, mercoledì e sabato. Quello che sembra una regolamentazione severa, dal punto di vista psicologico è il confezionamento di un'attività ricreativa come sistema ordinato.
Nel cantone di Zugo vige la caccia con patente.
L'Ufficio per le foreste e la fauna selvatica è responsabile della pianificazione venatoria. I contingenti di abbattimento per i caprioli vengono determinati in base alla popolazione primaverile, alla popolazione estiva calcolata e ai numeri degli incidenti e della selvaggina caduta. Questa sistematica appare scientifica, ma nasconde la questione fondamentale: perché si caccia quando il cantone di Zugo non presenta né grandi danni da selvaggina né una problematica di sovrappopolazione che non potrebbe essere risolta da guardie forestali professionali?
«Caccia rumorosa»: tradizione della caccia a inseguimento sui caprioli
La caccia al capriolo nel Canton Zugo viene tradizionalmente praticata come «caccia rumorosa». Questo significa: i cani da corsa spingono i caprioli fuori dai loro rifugi nei boschetti. Gli animali fuggono sui cosiddetti passaggi, piccoli sentieri battuti, dove i cacciatori per hobby vengono posizionati nelle vicinanze e i caprioli vengono abbattuti in movimento con colpi di fucile a pallini.
Dal punto di vista psicologico, questa forma di caccia è problematica su più livelli. In primo luogo, il capriolo non viene percepito come individuo, ma come bersaglio in movimento. La caccia con muta genera il massimo stress nell'animale e il minimo tempo di riflessione per il tiratore. La Protezione Svizzera degli Animali (PSA) chiede da anni il divieto dei colpi di fucile a pallini sui caprioli, perché è alto il rischio di colpi non letali e di ricerche complicate.Uno studio dalla Danimarca ha mostrato che circa il 25 percento delle volpi esaminate aveva singoli pallini conficcati nel corpo. Quindi una volpe su quattro era stata almeno una volta nella sua vita colpita di striscio da una scarica di pallini. Per i caprioli dovrebbero valere valori simili.
In secondo luogo, la «caccia rumorosa» viene inquadrata come tradizione. La parola «coltivata», che viene usata nelle rappresentazioni ufficiali, rivela molto: la caccia non viene descritta come necessità, ma come bene culturale. Psicologicamente questo è centrale, perché sposta la legittimazione dalla funzione all'identità. Non si caccia perché si deve, ma perché lo si è sempre fatto così.
Moratoria sui lepri: Quando la rinuncia viene celebrata come prestazione
Dal 1993 nel Canton Zugo si rinuncia alla caccia alla lepre. È notevole che questa rinuncia sia avvenuta su proposta degli stessi cacciatori zurighesi, «per promuovere le popolazioni». I cacciatori per hobby rinunciano quindi volontariamente all'abbattimento di una specie minacciata e presentano questo come contributo alla protezione della specie.
Dal punto di vista psicologico, questa moratoria è un esempio di auto-legittimazione. La rinuncia all'uccisione di una specie che in realtà non si dovrebbe uccidere viene inquadrata come prova di senso di responsabilità. Che la lepre comune sia classificata nella Lista Rossa come vulnerabile (VU) e che la sua caccia semplicemente non sia più giustificabile, non viene citato come motivo per la rinuncia, bensì la «promozione delle popolazioni». Il messaggio è: potremmo sparare, ma decidiamo di non farlo. Questo inquadramento trasforma un'ovvietà in un gesto di generosità e stabilizza l'immagine dei cacciatori per hobby come attori responsabili.
Che la stessa moratoria non valga anche per altre specie minacciate, ad esempio per gli uccelli acquatici o le marmotte, mostra i limiti di questa logica. La rinuncia è selettiva e riguarda solo specie la cui caccia comunque ha poca domanda. Questo non è protezione della specie, ma cura dell'immagine.
Uccelli acquatici nella lista di abbattimento: cormorano, folaga, anatre
Nel Canton Zugo possono essere cacciati germani reali, morette, moriglioni, folaghe, cormorani, oche del Nilo e volpoche da ottobre a fine gennaio. La caccia agli uccelli acquatici in un cantone densamente popolato e urbano con superfici d'acqua intensamente utilizzate solleva questioni psicologiche.
In primo luogo, la caccia agli uccelli acquatici non è proporzionata a un bisogno di regolamentazione comunque definito. Le specie menzionate non sono né sovrappopolazioni né causano danni rilevanti. La caccia a folaghe e morette è puro divertimento, confezionato come «utilizzo». In secondo luogo, questa caccia avviene in un ambiente in cui gli stessi specchi d'acqua vengono utilizzati per il relax, l'osservazione della natura e il turismo. L'accettazione della popolazione per l'abbattimento di anatre e folaghe nelle vicinanze delle rive lacustri dovrebbe essere bassa, ma non viene mai richiesta. In terzo luogo, l'inserimento dell'oca del Nilo e della volpoca nella lista di abbattimento mostra come le specie invasive servano come legittimazione per l'espansione della caccia. BirdLife Schweiz critica da anni la caccia agli uccelli acquatici.
Formazione venatoria: indottrinamento come caratteristica di qualità
La formazione venatoria nel cantone di Zugo dura un anno e mezzo ed è sostenuta congiuntamente dall'Associazione Cantonale dei Cacciatori Patentati di Zugo, dalla commissione d'esame e dall'amministrazione venatoria. Comprende «dal diritto venatorio, alla conoscenza delle armi, alla botanica, alla biologia della fauna selvatica, all'ecologia della fauna selvatica fino a un modulo in cui si impara l'uso professionale dei cani da caccia». L'amministrazione sottolinea che «attraverso una buona formazione si garantisce che la caccia nel canton Zugo venga condotta secondo le regole vigenti nel rispetto degli animali e in sicurezza».
Dal punto di vista psicologico, l'enfasi sulla qualità della formazione è un meccanismo di legittimazione. Suggerisce: chi è formato, agisce correttamente. Ma la formazione non trasmette solo conoscenze, bensì anche una visione del mondo. Chi per un anno e mezzo impara come uccidere animali «professionalmente», interiorizza una normalità che non esiste al di fuori di questo sistema. Prospettive critiche, questioni etiche fondamentali o alternative alla caccia non compaiono nella formazione. IG Wild beim Wild ha analizzato la formazione venatoria di Zugo ed è giunta alla conclusione che riproduce un sistema interpretativo chiuso che esclude strutturalmente le critiche.
Cantone urbano, psicologia rurale
Zugo è uno dei cantoni più urbani, ricchi e densamente popolati della Svizzera. Tuttavia, la psicologia venatoria funziona qui secondo gli stessi schemi dei cantoni alpini: tradizione come legittimazione, formazione come immunizzazione contro le critiche, rinuncia come generosità ed estensione della caccia agli uccelli acquatici come normalizzazione.
La differenza rispetto ai cantoni vicini della Svizzera centrale non sta nel sistema, ma nel confezionamento. A Zugo la caccia per hobby non viene inquadrata come eredità alpina, ma come pratica «contemporanea» e «ben formata». Il linguaggio è più moderno, le strutture sono le stesse. E la questione fondamentale rimane irrisolta: perché un cantone con 240 cacciatori per hobby non ha bisogno di una soluzione professionale con guardie della fauna secondo il modello di Ginevra?
La risposta è psicologica, non fattuale: perché la caccia per hobby nel canton Zugo funziona come parte di una rete sociale. Chi caccia, appartiene al gruppo. Chi appartiene al gruppo, non mette in discussione. E chi non mette in discussione, non ha bisogno di alternative.
Maggiori informazioni nel dossier: Psicologia della caccia
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