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Legge sulla caccia

Il lupo strumentalizzato? I piani UE scatenano un'ondata di proteste

Tierschutz Austria mobilita la resistenza europea presso la Convenzione di Berna.

Redazione Wild beim Wild — 29 novembre 2024

La proposta dell'UE di declassare il lupo da strettamente protetto (Allegato II) a cacciabile in modo regolamentato (Allegato III) ha scatenato proteste in tutta Europa.

Tierschutz Austria mobilita la resistenza europea presso la Convenzione di Berna contro il grave deterioramento degli standard di protezione della natura. Questa azione coordinata rappresenta un segnale in favore della biodiversità e della protezione del clima, e chiede ai delegati della Convenzione di seguire il consenso scientifico e la volontà della maggioranza della popolazione.

Protezione invece di interessi lobbistici

Gli esperti di protezione della natura e della biodiversità criticano aspramente il potenziale abbassamento dello status di protezione e mettono in guardia dalle gravi conseguenze ecologiche e giuridiche. Tierschutz Austria fa appello, in via preliminare, ai delegati della Convenzione di Berna affinché, in linea con la volontà della popolazione e di fronte alla crisi climatica e della biodiversità, rafforzino e non indeboliscano la protezione della natura e delle specie. «La popolazione vuole proteggere il lupo come animale ecologicamente importante, non cacciarlo», afferma Michaela Lehner. Il lupo verrebbe deliberatamente strumentalizzato nel dibattito per far prevalere interessi lobbistici.

Scienza ignorata, volontà dei cittadini disattesa

Il declassamento, che consentirebbe un allentamento della rigida protezione a favore di una caccia regolamentata, ignora le conoscenze scientifiche sul cattivo stato di conservazione delle popolazioni di lupi in Europa, nonché le implicazioni per la biodiversità e la protezione del clima. Inoltre, la proposta contrasterebbe con gli obiettivi della Convenzione di Berna e i requisiti della Direttiva Habitat dell'UE, nonché con la volontà dichiarata di circa il 70% della popolazione europea, che si esprime a favore della protezione del lupo.

La maggioranza della popolazione UE vuole il lupo protetto

I risultati dei dati raccolti dalla Commissione europea mostrano che la maggioranza della popolazione europea vuole mantenere lo status di protezione del lupo. Sono state analizzate oltre 18’500 e-mail provenienti da 24 Stati membri, di cui il 71 percento chiedeva il mantenimento delle normative attuali.

Soprattutto in paesi come Belgio, Italia, Polonia e Spagna vi è un sostegno schiacciante alla protezione del lupo. I dati scientifici presentati da organizzazioni ambientaliste, autorità e cittadini indicano il ruolo centrale del lupo nell'ecosistema.

Le decisioni politiche di tale portata devono basarsi su fondamenti scientifici, afferma Lehner. «Per questo motivo Tierschutz Austria si rivolge apertamente ai delegati degli Stati membri affinché diano ascolto alla scienza e votino contro un indebolimento della rigorosa protezione del lupo», dichiara la giurista ambientale.

Gli esperti mettono in guardia contro una declassificazione affrettata

Tra gli altri, la Large Carnivore Initiative for Europe (LCIE), un'iniziativa di riferimento impegnata nella conservazione di lupo, orso e lince, critica il piano di indebolire la rigida regolamentazione a favore dell'apertura alla caccia. Rapporti provenienti da altri paesi mostrano che un intensificarsi della caccia al lupo può addirittura rivelarsi controproducente e aumentare gli attacchi al bestiame, poiché in tal modo viene perturbata la struttura sociale dei lupi. «Non vi è alcuna ragione scientifica per questo passo», afferma la LCIE.

Una carica esplosiva per la democrazia

Le modifiche pianificate dall'UE riguardo allo status di protezione del lupo mettono in luce la concezione della democrazia in generale. In materia di leggi rilevanti per la protezione degli animali, come il diritto venatorio e il diritto agricolo, l'opinione della popolazione viene ignorata. Il fatto è: «Senza diritti di partecipazione vincolanti per gli animali che sentono e soffrono, la loro voce rimane largamente inascoltata nelle decisioni politiche», afferma Madeleine Petrovic, presidente di Tierschutz Austria.

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