Inserisca un termine di ricerca in alto e prema Invio per avviare la ricerca. Prema Esc per annullare l'operazione.

Caccia

Caccia ricreativa: Perché uccidere per divertimento non è protezione della natura

Parlano di gestione faunistica, responsabilità e tradizione. Ma ciò che si cela dietro il romanticismo verde del linguaggio venatorio è brutale e sanguinoso: il piacere di uccidere.

Redazione Wild beim Wild · 27 ottobre 2025

Anno dopo anno, cacciatori ricreativi armati si avventurano nei nostri boschi, non per proteggere la natura, ma per prendere di mira esseri viventi.

Animali che non hanno commesso alcuna colpa, che sentono, soffrono, provano paura – vengono ridotti a semplici bersagli.

In Europa, milioni di animali selvatici muoiono ogni anno a causa della caccia ricreativa, tra cui caprioli, cinghiali, volpi, uccelli e anatre. I dati lo dimostrano chiaramente: non si tratta di singoli spari, ma di abbattimenti industriali sotto la copertura della caccia e della gestione faunistica.

Non ogni colpo uccide immediatamente. Molti animali selvatici vengono feriti dai proiettili, fuggono feriti e muoiono in modo straziante dopo ore o giorni. Su questi tiri mancati la lobby venatoria tace, ma gli stessi cacciatori ricreativi ammettono che il numero di recuperi con i cani è considerevole. In Svizzera, i cacciatori del tempo libero sono i tiratori più scarsi in assoluto, il che dipende soprattutto dalla formazione e dalla pratica.

Anche per le persone la caccia ricreativa è pericolosa. Ogni anno centinaia di persone muoiono a causa di questi cacciatori problematici.

Un esaustivo studio panoramico sulla caccia ricreativa agli uccelli e ai mammiferi in Europa (1953–2020) ha rilevato che le pratiche venatorie «hanno spesso effetti negativi sulla biodiversità, sulle popolazioni di fauna selvatica e sulle funzioni degli ecosistemi». Ad esempio, la caccia ricreativa ha rappresentato anche un vettore di introduzione di specie invasive in Europa, destabilizzando ulteriormente gli ecosistemi autoctoni. Inoltre, secondo uno studio, la caccia ricreativa favorisce la diffusione di specie invasive. In tal modo viene danneggiata la natura che si vorrebbe proteggere.

«Abbattere la selvaggina», «abbattimento di gestione», «regolare i danni alla fauna», questi termini mascherano la realtà: un animale è stato inseguito, colpito, squarciato nel sangue, ha spesso subito una morte atroce o è stato ucciso inutilmente. La terminologia venatoria abbellisce e disumanizza ciò che accade: morte con la pressione di un grilletto.

Molti cacciatori ricreativi si vantano di palchi, pellicce, teste impagliate. La sofferenza di un essere senziente diventa decorazione per il salotto. Non è amore per la natura, è esercizio del potere, narcisismo, disturbi psicologici e ricerca di affermazione a spese dei più deboli.

La caccia non è tutela della natura

Argomenti come «le popolazioni di selvaggina devono essere regolate» o «senza la caccia l'ecosistema perde il suo equilibrio» vengono spesso avanzati. Eppure gli studi dimostrano:

  • L'esame delle pratiche venatorie rivela effetti negativi considerevoli sulle popolazioni di fauna selvatica e sulle funzioni degli ecosistemi.
  • La Lega tedesca per la protezione degli animali afferma chiaramente: «La caccia non serve alla protezione delle specie minacciate, ma essenzialmente al tempo libero.» Risulta quindi evidente: la caccia ricreativa come «regolazione naturale» è in molti casi un mito.

La caccia ricreativa non è un servizio volontario, non è tutela della natura e non è patrimonio culturale, almeno non nella forma in cui viene praticata oggi in molti casi. È un retaggio di un'epoca in cui la violenza sugli animali era una cosa scontata. Oggi sappiamo di più: sappiamo che gli animali provano dolore, tristezza e gioia. Non sono oggetti, non sono pedine per appassionati di armi.

La natura non ha bisogno di killer armati nel tempo libero. Si regola da sola, da milioni di anni, prima che l'essere umano intervenisse. Il lupo, la lince, la volpe e altri predatori svolgono questo ruolo. Eppure sono proprio questi animali a essere perseguitati senza pietà dai cacciatori ricreativi, perché sarebbero presunti «concorrenti». In realtà, i cacciatori ricreativi temono soltanto per le loro prede.

È tempo di bandire l'uccisione per piacere, così come ci siamo lasciati alle spalle i roghi delle streghe, le corride, la schiavitù e i combattimenti tra gladiatori. La caccia ricreativa non è un diritto, è un torto.

Articoli di approfondimento

Altro sul tema della caccia ricreativa: Nei nostri dossier sulla critica alla caccia ricreativa raccogliamo verifiche dei fatti, analisi e reportage di approfondimento. Ciò che dice la ricerca al riguardo lo mostra La caccia sotto la lente: lo stato della ricerca.

La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.

Sostieni il nostro lavoro

Con la tua donazione contribuisci a proteggere gli animali e a dare voce alle loro esigenze.

Dona ora →