Febbre da caccia
In occasione dell'apertura della stagione: uno sguardo psicologico dietro l'ebbrezza della caccia ricreativa.
Con l'apertura dell'alta caccia 2026 inizia per decine di migliaia di animali selvatici il periodo più pericoloso dell'anno. Mentre in Grigioni, in Ticino e nel Vallese vengono documentati gli episodi della stagione in corso, vale la pena soffermarsi su una domanda spesso rimossa: cosa spinge le persone a fare dell'uccidere un piacere del tempo libero? Psicologi, psichiatri e psicoanalisti parlano, in relazione alla caccia e alla cosiddetta febbre della caccia, di schemi psichici profondamente radicati. Questo articolo cerca di inquadrare cosa si nasconde dietro l'ebbrezza della caccia ricreativa.
Esistono differenze tra i cacciatori ricreativi e i serial killer?
Entrambi sono malati (febbre della caccia) e hanno un forte desiderio di potere e controllo. La caccia può essere un primo sintomo di una pericolosa psicopatia, che non si limita soltanto agli animali. Numerosi studi dimostrano che gli atti di violenza sugli animali richiedono tutta la nostra attenzione.
Sia il serial killer che il cacciatore ricreativo credono di prendere parte a qualcosa di importante.
Nei serial killer si riscontrano con sorprendente frequenza anomalie cerebrali. La violenza lascia tracce nel cervello già dopo poco tempo. I neuropsicologi confermano: l'amigdala, un nucleo centrale del cervello, risulta visibilmente atrofizzata o alterata nei soggetti violenti. Se questa parte centrale del cervello è danneggiata, tra l'altro viene disattivato il senso di disgusto.
Nell'uccidere entrambi provano la stessa sensazione, come nell'assunzione di droghe. Un temporaneo sollievo, una calma attraversa il loro corpo e la loro mente, finché nella febbre della caccia non bisogna nuovamente andare in cerca di una vittima. Non si può negare che nella caccia vengano praticate anche altre attività illegali come il bracconaggio, il contrabbando di armi, la criminalità e l'abuso di alcol, e che venga favorita la sociopatia.
Le riviste specializzate di caccia sono piene di immagini di cacciatori ricreativi presi dalla febbre della caccia, con un'arma in mano, che posano in posizione dominante sopra le loro vittime. Tali riviste stimolano la fantasia dei cacciatori ricreativi, spingendoli a voler cacciare ancora di più, anche in tutti i paesi del mondo. Fotografie e filmati di questo tipo servono ai cacciatori ricreativi per sentirsi importanti.
Le armi da caccia, nella febbre della caccia, portano ad abusi che colpiscono la vita sociale di tutti noi. Continuano a verificarsi suicidi con armi da fuoco, minacce e tragedie mortali. Anno dopo anno, innumerevoli persone vengono uccise o ferite da cacciatori ricreativi e dalle loro armi, talvolta così gravemente da finire su una sedia a rotelle o subire l'amputazione di arti.
Le zone in cui gli animali selvatici sono fortemente cacciati possono generare una popolazione ancora più numerosa. I cacciatori ricreativi non uccidono solo gli animali malati o vecchi, ma spesso proprio gli esemplari più forti e sani. Un gran numero di animali selvatici, nel corso della caccia, viene solo ferito e non ucciso. La caccia distrugge l'equilibrio naturale delle popolazioni animali.
Gli animali svolgono un ruolo altrettanto importante quanto gli esseri umani. Ci mostrano anche quanto sia importante condividere, poiché noi umani non siamo gli unici esseri viventi sul pianeta.
IG Wild beim Wild
La caccia è l'ombra oscura che tormenta gli animali selvatici. La caccia è come la prostituzione. I cacciatori per riserva e a patente pagano una somma di denaro per potersi dedicare alla loro passione, per poter dare libero sfogo all'istinto di uccidere. A tale scopo vengono organizzate battute di caccia attraenti.

Ad eccezione, per esempio, del cantone di Ginevra
Il canton Ginevra libero dai cacciatori ricreativi dal 1974 non ha i problemi legati agli animali selvatici causati autonomamente dai cacciatori ricreativi non professionisti. Lì gli animali selvatici sono seguiti da 12 guardiani ambientali professionisti (Gardes de l'environnement), il che, secondo il guardiacaccia ginevrino Gottlieb Dändliker, non costa al contribuente nemmeno il prezzo di un caffè all'anno. Anche in Olanda la caccia è stata in gran parte abolita nel 2002.
La caccia è brutta. La caccia è maltrattamento di animali. La caccia finge di essere qualcosa che in realtà non è.
Al cacciatore ricreativo non importa che la caccia in Svizzera diventi sempre più perversa. Recentemente, durante le cacce speciali, vengono abbattute femmine di capriolo e di cervo gravide, oppure singole madri con i loro piccoli. Persino lo «sparo a Bambi» viene lodato con toni entusiastici. E questo solo perché i pianificatori della caccia hanno fallito nel regolare in modo sostenibile le popolazioni di animali selvatici, perché i problemi autoindotti dalla loro cattiva scienza nella gestione della fauna selvatica li hanno ormai da tempo sopraffatti. Come si spiega altrimenti che, a fronte di habitat presumibilmente sempre più piccoli, vi siano sempre più cervi, cinghiali e simili, se non attraverso l'esercizio scorretto della caccia nel suo complesso?
Sono pochi i cacciatori ricreativi che comprendono come la densità delle popolazioni di animali selvatici si regoli in modo dinamico, senza intervento umano, in base all'offerta alimentare, alla territorialità, al clima, alle malattie, alle risorse nonché a fattori sociali e fisiologici, a condizione che non venga decimata a colpi di fucile. La pressione venatoria e altri fattori, al contrario, aumentano i tassi di riproduzione delle popolazioni animali colpite, cosa che si può osservare non solo nei cinghiali, nelle volpi, nei caprioli, nei cervi e nei piccioni, ma in ogni specie (conservazione della specie, istinto di sopravvivenza, compensazione delle nascite). La maggior parte dei cacciatori ricreativi non accetta i predatori che condividono la stessa preda. Allevano caprioli, cervi e camosci quasi come animali domestici e poi vogliono «raccogliere» il più possibile. Pensano che gli animali selvatici appartengano a loro e di avere un diritto alla preda e all'uccisione della fauna selvatica per puro divertimento. Gli animali selvatici autoctoni non appartengono a nessuno (res nullius). I cacciatori ricreativi hanno perfezionato il disprezzo per gli animali.
I cacciatori ricreativi hanno un forte desiderio di compiere qualcosa di eroico, di soddisfare la propria autostima attraverso l'atto di uccidere. I cacciatori ricreativi non esitano, con zelo missionario, ad abusare dei bambini nelle scuole. Con spirito settario e le loro «frottole da cacciatore» fanno pubblicità alla loro passione violenta. Bambini e ragazzi nutrono un grande amore per gli animali, eppure i cacciatori ricreativi mettono loro in mano armi e misfatti.
Bambino traviato da un cacciatore ricreativo con un animale selvatico morente:
Ciò che accomuna cacciatori ricreativi e serial killer è anche il desiderio di raccogliere trofei dalle proprie vittime. Entrambi amano andare a caccia, in cerca di vittime, per il prossimo atto violento.
«Non voglio con questo insinuare che la maggior parte dei cacciatori siano persone deboli, ma per mia esperienza le persone deboli sfruttano abbastanza spesso l'opportunità di compensare la propria mancanza andando a caccia o giocherellando con armi e coltelli».
L'anima dell'assassino» del profiler dell'FBI John Douglas
I cacciatori ricreativi sono già stati sottoposti a studi psicologici e sociologici sia in Europa che negli USA e confrontati con i non cacciatori riguardo a vari aspetti. I risultati mostrano che i cacciatori non presentano un legame con la natura superiore rispetto ai non cacciatori, tendono ad avere un atteggiamento piuttosto negativo verso i temi della protezione degli animali, dell'ambiente e della natura, e mostrano in generale una maggiore tendenza a comportamenti aggressivi. L'amore del cacciatore per gli animali e la natura non gode della semplice esistenza dell'oggetto amato, ma mira piuttosto a possedere l'essere amato con pelle e ossa, culminando nel trasformarlo in preda attraverso l'atto di uccidere. Ciò si manifesta in nessun luogo più chiaramente che nei racconti di caccia, presenti praticamente in ogni numero delle comuni riviste di caccia.
Anche se le persone che praticano la caccia hanno caratteristiche caratteriali diverse, alla fine tutti i cacciatori ricreativi sono uniti dalla stessa azione: un trattamento violento nei confronti di animali pacifici e della natura, spesso praticato solo per divertimento, come passatempo, nella febbre della caccia o anche come sport, oltre all'avvelenamento della natura con munizioni contenenti piombo.
A un'analisi approfondita, i cacciatori e le cacciatrici ricreative non forniscono alcun contributo di valore alla flora e alla fauna. Fino a oggi i cacciatori ricreativi causano uno squilibrio catastrofico nella natura. Con le popolazioni elevate e artificialmente allevate di ungulati, mettono inoltre in pericolo, ad esempio, i boschi di protezione nelle regioni montane.
Molti cacciatori ricreativi svizzeri, presi dalla febbre della caccia, partecipano a cacce all'estero, e certamente non lo fanno perché tengono alla flora e alla fauna. La caccia di oggi non è un mestiere onorevole, ma un'incultura fatta di inutili crudeltà praticate sugli animali.
«Con la licenza di caccia si acquista la licenza di uccidere. Il fatto che nel linguaggio popolare chi «ha la licenza di caccia» sia considerato non del tutto responsabile delle proprie azioni ha probabilmente, come la maggior parte dei detti popolari, un fondo di verità. E infatti non sappiamo quanti psicopatici, fanatici delle armi o persone affette da dipendenze si trovino tra i titolari di licenza di caccia, che possono maneggiare armi da fuoco in modo del tutto legale. Né sappiamo chi, tra gli aspiranti titolari di licenza di caccia, voglia superare l'esame di caccia unicamente per poter acquisire legalmente armi da fuoco. Non lo sappiamo noi, non lo sanno le autorità, non lo sanno le associazioni di caccia, e preferiscono comunque non saperlo.»
Karin Hutter
Ciò che la ricerca mostra realmente
L'equiparazione tra cacciatori ricreativi e serial killer è una provocazione, non una diagnosi scientifica. La ricerca seria procede in modo più differenziato, e i suoi risultati sono già abbastanza scomodi per la caccia ricreativa.
Il legame tra armi da caccia e violenza letale in ambito domestico è invece comprovato. Già nel 2003 lo psichiatra Jean-Louis Terra dimostrò che il rischio di uccisione per una donna in una famiglia con un'arma da fuoco è cinque volte maggiore, un dato che nel 2021 ha confermato essere tuttora valido. La medico legale Alexia Delbreil e il criminologo Jean-Louis Senon, analizzando 42 omicidi commessi da partner, hanno riscontrato che circa il 71 per cento dei femminicidi commessi con armi da fuoco è stato perpetrato con fucili da caccia, poiché questi sono presenti in casa come «armi occasionali» a portata di mano.
Anche la ricerca sul cervello fornisce indicazioni in tal senso. Una revisione sistematica e meta-analisi di studi di neuroimaging funzionale (Dugré et al. 2025) documenta, in presenza di una spiccata tendenza all'aggressività, anomalie costanti in quelle aree cerebrali che regolano empatia, disgusto e controllo degli impulsi. Uno studio di risonanza magnetica funzionale (Decety et al. 2013) ha mostrato che nelle persone con tratti psicopatici non si attiva alcuna reazione empatica quando immaginano il dolore altrui.
Per chi vuole saperne di più: la nostra panoramica degli studi sugli effetti della caccia ricreativa raccoglie la ricerca su stress, strutture sociali e violenza, mentre il Dossier Psicologia della caccia classifica motivazioni e conseguenze sociali.
Christian Lüdke è psicoterapeuta, forma unità speciali della polizia e si occupa soprattutto della psicologia degli autori di reato.
Lüdke: «Queste persone conducono una doppia vita. Nel profondo si sentono dei falliti assoluti, sul piano familiare, professionale e sessuale, e sono guidate da desideri estremi di potere. Poiché non riescono a realizzarli nella vita quotidiana, devono farlo attraverso un atto di violenza e scelgono le vittime più deboli.»
Come si può riconoscere una persona simile?
Lüdke: «Verso l'esterno sono per lo più molto insignificanti. Ma nella storia di vita di questi autori di reato si ritrovano spesso, attorno agli undici anni, tre sintomi: che ricominciano a bagnare il letto, che giocano con il fuoco e soprattutto che torturano gli animali.»
Si tratta di casi isolati?
Lüdke: «Purtroppo no. Ci sono moltissime persone tra noi con un'energia criminale così elevata da essere praticamente bombe a orologeria.»
Qual è la strada giusta? È la strada in cui si riflette su come impedire l'uccisione di esseri viventi.
Maggiori informazioni nel dossier: Psicologia della caccia
| Con compassione puoi aiutare tutti gli animali e il nostro pianeta. Scegli la compassione nel tuo piatto e nel tuo bicchiere. Go vegan. |
Altro sul tema della caccia ricreativa: Nel dossier Psicologia della caccia ricreativa classifichiamo la ricerca, le motivazioni e le conseguenze sociali. Le prove scientifiche sono raccolte nella panoramica Studi sugli effetti della caccia ricreativa.
La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.
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