Episodio del podcast: caccia, animali selvatici e responsabilità
Questo episodio del podcast porta dai Grigioni al Ticino, da un cavallo scambiato per un cervo fino ai corridoi faunistici che dovrebbero collegare il Giura e le Alpi.
Wild beim Wild indaga e documenta la stagione di caccia 2026/27 in modo così approfondito che quasi ci si dimentica di uscire personalmente a verificare.
Al centro vi sono gli incidenti di caccia, la vigilanza delle autorità, la politica sugli animali selvatici, le contraddizioni della cultura venatoria e un'offerta concreta di aiuto per le persone colpite dalla violenza in Ticino.
L'episodio inizia dai limiti della vigilanza venatoria: un guardiacaccia dei Grigioni descrive i controlli con termocamere, le perquisizioni di veicoli e i recuperi di animali feriti da colpi di arma da fuoco. Ma proprio questi recuperi mostrano il problema: ogni anno se ne contano circa mille, e non tutti gli animali feriti vengono ritrovati. A ciò si aggiungono abbattimenti errati, controlli, un cavallo scambiato per un cervo in Avers, nonché incidenti di caccia mortali in zona di montagna. La domanda centrale è: cosa dice di un sistema il fatto che servano controlli intensivi per limitare i danni causati dalla sua stessa pratica?
Successivamente lo sguardo si rivolge alla politica sugli animali selvatici. Le linci nel sud dell'Altipiano sono un segnale positivo, ma non un motivo per abbassare la guardia: il collegamento tra Giura e Alpi dipende da pochi corridoi faunistici, molti dei quali distrutti o compromessi. Allo stesso tempo si moltiplicano i segnali politici a favore di un cambio di rotta – ad esempio la richiesta di una gestione della volpe basata su fondamenti scientifici a Berna, o le decisioni zurighesi contro la caccia a determinate specie di uccelli e a favore di colombaie sorvegliate invece dell'abbattimento.
Anche la cultura venatoria viene esaminata criticamente: piani di abbattimento elevati, regolazione dei lupi, spari problematici in condizioni di scarsa visibilità e la differenza tra il codice delle associazioni e le foto del trofeo esposte pubblicamente. I dati venatori internazionali mostrano inoltre un quadro disomogeneo, ma nel complesso fragile: in diversi paesi il numero di licenze di caccia e di nuove leve cala nettamente. Allo stesso tempo emergono rischi e punti ciechi – da pratiche venatorie discutibili alla minimizzazione dei rischi per la salute legati alla selvaggina.
Infine si affronta il tema dell'accesso alle armi, della violenza e dell'aiuto concreto. Dopo il femminicidio di Faido, Wild beim Wild sostiene le «Cassette Arancioni» in Ticino: cassette postali arancioni tramite le quali le persone colpite dalla violenza possono richiedere sostegno in modo anonimo e a bassa soglia. L'episodio collega così la politica sugli animali selvatici e sulla caccia a una questione sociale di fondo: chi si assume la responsabilità quando il controllo, le armi e le conseguenze della violenza non appaiono più come casi isolati, ma come problemi strutturali?
Riflessione finale: La stagione non mostra solo singoli passi falsi. Mostra un sistema le cui conseguenze diventano visibili negli animali, nel paesaggio e nelle persone, e che deve confrontarsi con la questione della responsabilità.
Altro sul tema della caccia ricreativa: Ciò che dice la ricerca al riguardo lo mostra La caccia sotto la lente: lo stato della ricerca.
La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.
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