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Fauna selvatica

Cosa può fare la ricerca comportamentale per proteggere gli elefanti

Finora, per proteggere le fattorie dell'Africa orientale dagli elefanti, solo recinzioni o fossati erano considerati efficaci. La ricerca comportamentale apre nuove strade, rispettose degli animali, per proteggere i più grandi animali terrestri. Approfondimenti sulla protezione della fauna selvatica nel mondo.

Redazione Wild beim Wild — 13 agosto 2016

Nel tentativo di proteggere le fattorie dell'Africa orientale dagli elefanti, sembra che non esistano altri mezzi se non enormi recinzioni o profondi fossati per tenere lontani i più grandi animali terrestri.

Purtroppo la costruzione di una tale barriera attorno a ogni campo è poco pratica, e le interazioni tra le persone che proteggono i loro raccolti portano spesso a incidenti o persino alla morte di contadini o elefanti. La zoologa Lucy König ha avuto un'idea molto più piccola: le api.

Gli elefanti temono le api

È emerso, infatti, che gli elefanti hanno paura delle api perché, quando gli insetti pungono all'interno della proboscide, il dolore è insopportabile per gli elefanti e non possono farci nulla. Il ronzio delle api è sufficiente affinché gli elefanti abbandonino immediatamente la zona di pericolo.

Lucy König si chiese se un alveare rinforzato ogni 10 metri attorno a un campo sarebbe bastato per allontanare gli elefanti. Un programma pilota nel 2009 si rivelò un successo e poco tempo dopo nacque il Progetto Elefanti e Api.

Recinzioni di api in sei paesi

Esistono ora recinzioni di api attive in Kenya, Botswana, Mozambico, Tanzania, Uganda e Sri Lanka. Le api non solo aiutano a impollinare le colture e fungono da deterrente sicuro contro gli elefanti, ma generano anche una fonte di reddito aggiuntiva per gli agricoltori, che raccolgono il miele e lo vendono localmente. Un affascinante esempio di ingegneria agricola interspecifica.

Il Progetto Elefanti e Api è attualmente alla ricerca di capitali per espandere il programma su larga scala.

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