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Caccia

Animali protetti sul colletto della giacca

Il 15 percento delle pellicce in commercio proviene dalla natura selvaggia. Tra queste vi sono anche centinaia di migliaia di pelli di specie protette, importate dalla sola UE negli ultimi dieci anni. Dalla volpe patagonica alla lince rossa, le pellicce di numerosi animali protetti finiscono sui colletti delle giacche o sui risvolti delle maniche. L'UE è uno dei principali mercati di sbocco per le pelli provenienti dalla caccia con trappole.

Redazione Wild beim Wild · 27. novembre 2018

Il 15 percento delle pellicce in commercio proviene dalla natura selvaggia. Tra queste vi sono anche centinaia di migliaia di pelli di specie protette, importate dalla sola UE negli ultimi dieci anni. Dalla volpe patagonica alla lince rossa, le pellicce di numerosi animali protetti finiscono sui colletti delle giacche.

Nel periodo dal 2008 al 2017, l'UE ha importato, tra l'altro, quasi 200’000 pelli di volpi protette, quasi 110’000 pelli di linci rosse, più di 56’000 pelli di lontre nordamericane e 340’000 pelli di pecari.

L'UE come principale mercato di sbocco

«È allarmante quanti animali vengano catturati dalla natura selvaggia per il commercio di pellicce. L'UE svolge in questo un ruolo decisivo», spiega la dott.ssa Sandra Altherr di Pro Wildlife. Il solo Canada vende ogni anno complessivamente 750’000 pelli grezze provenienti dalla caccia con trappole.

La crudele caccia con trappole

Nella caccia con trappole vengono impiegate trappole a scatto, lacci per il collo e trappole per le zampe. Le trappole sono inoltre estremamente poco selettive: fino al 75 percento degli animali catturati sono catture accidentali indesiderate.

«Vengono catturati soprattutto predatori come coyote, volpi e linci, che in realtà garantiscono la stabilità dell'ecosistema», afferma Altherr. «Chi acquista una giacca con colletto di coyote o un berretto con pompon di procione finanzia una sofferenza infinita degli animali selvatici.»

Maggiori informazioni sui diritti degli animali.

Altro sul tema della caccia ricreativa: Nei nostri dossier sulla critica alla caccia ricreativa raccogliamo verifiche dei fatti, analisi e reportage di approfondimento. Le prove scientifiche sono raccolte nella panoramica Studi sugli effetti della caccia ricreativa.

La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.

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