4 aprile 2026, 18:29

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Caccia

Cacciatore per hobby rifiuta abbattimento airone: assoluzione

Un cacciatore per hobby zurighese si è rifiutato di sparare a un airone cenerino ferito ed è stato ora assolto dal Tribunale distrettuale di Pfäffikon. La sentenza rappresenta una piccola ma simbolicamente importante vittoria per la ragione e la compassione nel mondo venatorio. La giustizia ha stabilito che l'uomo, che è anche operaio stradale, ha agito «appropriatamente» quando ha indirizzato la polizia al guardacaccia competente, invece di assumersi personalmente il compito mortale.

Redazione Wild beim Wild — 16 febbraio 2026

Il caso mostra in modo esemplare quanto sia contraddittoriamente organizzato il sistema venatorio svizzero: cacciatori volontari dilettanti vengono chiamati dalle autorità per «liberare dalle sofferenze» animali selvatici feriti, anche quando si tratta di specie protette. In questo caso si trattava di un airone cenerino che, dopo una collisione con un treno, giaceva gravemente ferito nell'erba. Invece di sparare precipitosamente, il cacciatore per hobby ha fatto la cosa giusta: ha riflettuto.

Sofferenza animale tra legge e sentimento

Il tribunale distrettuale ha chiarito: nessuno è obbligato a uccidere di propria mano un uccello protetto, se ciò non è possibile immediatamente o è legalmente dubbioso. Con questa decisione il tribunale ha contraddetto l'amministrazione distrettuale, che aveva precedentemente multato l'uomo con 750 franchi. Motivazione di allora: aveva «ritardato inutilmente l'uccisione dell'airone».

Tuttavia, qui si tratta di più che semplice diritto formale. Il caso rivela lo squilibrio morale di un sistema che predica la protezione degli animali ma delega ai cacciatori per hobby l'uccisione routinaria. Quando persino un guardacaccia volontario esita per umanità, diventa imputato, mentre la violenza strutturale verso gli animali selvatici rimane intatta.

Un uomo mostra coraggio, il sistema reagisce irritato

Il cacciatore per hobby zurighese ha spiegato in tribunale di essersi rifiutato perché aveva riconosciuto l'uccello come specie protetta. Inoltre avrebbe impiegato quasi due ore per arrivare sul posto con la sua arma. Invece ha informato il guardacaccia, che alla fine ha ucciso l'animale. Il tribunale ha condiviso la sua valutazione: questa decisione è stata «plausibile» e «responsabile».

Tali rare sentenze sono importanti perché dimostrano che compassione e buon senso possono trovare posto nella pratica venatoria. Ma non cambiano nulla al problema fondamentale: in Svizzera i cacciatori per hobby vengono ancora utilizzati come «braccio esteso» dell'amministrazione per uccidere animali selvatici, anche in casi dubbi o in zone protette.

Una svolta in vista?

L'uomo, ora sessantenne, ha annunciato di voler lasciare l'incarico. Già nel 2022 era stato condannato per un caso simile, allora si trattava di un corvo in una zona di protezione naturale. Anche questo procedimento è attualmente presso il Tribunale federale.

La punizione ripetuta di un cacciatore per hobby che agisce evidentemente secondo principi etici mostra che il sistema venatorio stesso è malato. La Svizzera avrebbe bisogno di una moderna gestione della fauna selvatica che metta protezione, cura e salvataggio sopra il vecchio paradigma del dominio delle armi.

Forse questa sentenza segna l'inizio di un ripensamento: via dalla meccanica «uccisione» con l'arma da fuoco verso una vera etica animale e una professionalizzazione della protezione della fauna selvatica.

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