27 maggio 2026, 16:50

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Mondo animale

Piccioni di città: Basilea vota, Zurigo uccide, Berna fa da esempio

Mentre Berna si occupa con successo dei suoi piccioni di città da anni e Zurigo continua a ucciderli, Basilea deciderà alle urne il 14 giugno quale strada intraprenderà in futuro.

Redazione Wild beim Wild — 27 maggio 2026

In aprile, un video di Stadelhofenplatz a Zurigo è circolato sui social media: guardiacaccia catturavano piccioni urbani e li uccidevano sotto una copertura.

L'indignazione è stata grande, sono seguite una manifestazione e un'interpellanza in Consiglio comunale. L'episodio rivela una contraddizione che attraversa tutta la Svizzera. A Berna gli stessi uccelli vengono curati, a Zurigo uccisi, a Basilea diventano questione politica. Ogni città fa quel che vuole, e gli animali ne subiscono le conseguenze.

I piccioni urbani non sono animali selvatici, ma colombi domestici inselvatichiti

Il punto di partenza dell'intero dibattito viene raramente esplicitato: il piccione urbano non è un animale selvatico. Discende dal piccione selvatico (colombo delle rocce), che l'essere umano alleva da oltre 7'000 anni come messaggero, come fonte di cibo, come simbolo di pace. I piccioni urbani di oggi sono colombi domestici inselvatichiti, discendenti abbandonati o fuggiti di colombi d'allevamento e viaggiatori. Chi addomestica un animale e poi lo abbandona a sé stesso porta la responsabilità del suo destino. Proprio questa responsabilità viene reinterpretata non appena gli animali diventano fastidiosi: l'animale domestico senza casa diventa da un giorno all'altro un «parassita» da combattere. In Svizzera il colombo domestico inselvatichito è persino considerato cacciabile tutto l'anno. «Regolare» un animale domestico con i mezzi della caccia non è gestione faunistica, ma un errore di ragionamento con una lunga tradizione.

Uccidere non riduce la popolazione

Il riflesso di risolvere il problema con abbattimenti e catture fallisce davanti alla biologia. I piccioni si riproducono quasi tutto l'anno, e laddove vengono prelevati animali, nuovi esemplari ne prendono rapidamente il posto grazie all'offerta alimentare che si libera. Zurigo lo dimostra: nonostante ripetute uccisioni, in città vivono circa 16'000 piccioni, che ogni anno lasciano circa 80 tonnellate di escrementi. Anche Basilea uccide già oggi da 200 a 300 animali all'anno, senza che la popolazione stimata di circa 8'000 piccioni diminuisca. Ciò che conta non è il numero di animali uccisi, bensì la quantità di cibo disponibile. È proprio qui che intervengono i modelli di successo.

Berna e Lucerna mostrano ciò che funziona

Berna si prende cura dei suoi piccioni urbani dal 2011 tramite il parco zoologico: colombaie assistite con siti di nidificazione puliti, le uova vengono sostituite con esche e gli esemplari maschi sterilizzati. La popolazione è scesa da circa 10’000 esemplari negli anni '80 e '90 a 1’500 stabili. Lucerna lavora in modo simile dal 2001 ed è passata da circa 7’000 a circa 2’500 piccioni, con la misura centrale di contenere costantemente l'alimentazione. Decisiva è la combinazione: le colombaie funzionano solo se una grande parte degli animali vi cova e contemporaneamente viene impedita l'alimentazione selvaggia. Senza un regime di alimentazione, l'effetto svanisce, perché i piccioni continuano a covare all'esterno.

Il Belgio lo dimostra: la contraccezione funziona, senza alcuna uccisione

Il Belgio è quello più avanzato. Nel comune bruxellese di Ixelles, dal 2021, distributori automatici di mangime erogano chicchi di mais trattati con nicarbazina, l'unico contraccettivo autorizzato in Europa per i piccioni; il principio attivo riduce la produzione di uova senza uccidere un solo animale. Dopo circa tre anni, la popolazione era inferiore di circa il 40 percento. La città di Bruxelles ha da allora ampliato i suoi distributori contraccettivi, e nella vicina Zaventem il numero di piccioni è diminuito del dieci percento entro sette mesi dall'avvio nell'aprile 2024. Anche Barcellona gestisce la sua popolazione dal 2016 tramite mangime contraccettivo, in modo rispettoso sia per i piccioni che per altre specie di uccelli.

Notevoli sono i costi: un singolo impianto a Bruxelles costa circa 7’400 euro all'anno, comprensivi di mangime, manutenzione e osservazione, quindi molto meno di quanto inghiotta la rimozione degli escrementi di piccione. Il metodo ha però una condizione: deve essere attuato in modo duraturo. Ixelles ha interrotto il programma di successo nel 2025 per motivi di costo, e già dopo pochi mesi le organizzazioni per il benessere animale hanno segnalato di nuovo molti più piccioni. La lezione è inequivocabile: non sono i pallini a ridurre le popolazioni di piccioni, ma la pazienza e la volontà politica. Chi combina la contraccezione con le colombaie assistite agisce dove nasce il problema, ovvero nella riproduzione, invece di rigenerarlo con ogni uccisione.

Cosa è in gioco a Basilea

L'iniziativa sui piccioni urbani chiede almeno una colombaia per quartiere, un divieto rigoroso di alimentazione al di fuori delle colombaie e l'abbattimento solo in caso di animali malati o feriti; la popolazione dovrà essere regolata esclusivamente attraverso la sostituzione delle uova. In questo modo riprende esattamente quella combinazione che funziona a Berna e Lucerna. Il cantone ritiene troppo costoso il numero di colombaie richiesto e nella controproposta punta su un progetto pilota con cinque colombaie su quattro anni, mantenendo consentito l'abbattimento. Il comitato teme che l'esperimento, mantenuto volutamente di piccole dimensioni, venga presentato come fallito dopo quattro anni. Delicato è anche il diritto in materia di benessere animale: un divieto di alimentazione senza un numero sufficiente di colombaie equivale a lasciar morire di fame gli animali ed è difficilmente compatibile con la legge sulla protezione degli animali. Chi vieta l'alimentazione deve al contempo offrire agli animali un luogo controllato per nutrirsi e nidificare. Il 14 giugno l'elettorato basilese deciderà se la città seguirà l'esempio di Berna o resterà al riflesso zurighese.

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