Nove Stati dell'UE chiedono l'abbattimento del cormorano
Il 26 maggio 2026 nove Stati membri dell'UE hanno chiesto, in occasione dell'incontro dei ministri dell'agricoltura a Bruxelles, di poter cacciare il cormorano al di fuori dei periodi di nidificazione.

La proposta è giunta dalla Repubblica Ceca ed è stata sottoscritta da Finlandia, Svezia, Estonia, Lettonia, Polonia, Croazia, Romania e Slovacchia.
L'obiettivo dichiarato: mantenere la popolazione di cormorani "a un livello ecologicamente ed economicamente accettabile". Concretamente, i nove Stati chiedono di abbassare lo status di protezione dell'uccello nell'ambito della Direttiva Uccelli dell'UE (Direttiva 2009/147/CE), per consentire una stagione di caccia regolare.
La ministra finlandese dell'Agricoltura Sari Essayah ha motivato la richiesta affermando che i cormorani "causano grossi problemi nel Mar Baltico". Dietro a ciò si cela un interesse di politica economica: la pesca professionale e le associazioni di pescatori sportivi di diversi Paesi del Nord-Est europeo lamentano da anni perdite di pesce che attribuiscono al cormorano.
Ciò che i ministri a Bruxelles non hanno però affrontato: la situazione scientifica è notevolmente più complessa di quanto suggerisca il framing dell'"uccello problematico".
Cosa dice davvero la scienza
Il cormorano (Phalacrocorax carbo) era fino al 1920 sull'orlo dell'estinzione nell'Europa centrale, perseguitato dall'uomo che lo considerava un concorrente. Da quando è stato posto sotto protezione in tutta Europa attraverso la Direttiva Uccelli dell'UE nel 1979, la popolazione si è ripresa. Dal punto di vista della conservazione della natura si tratta di una storia di successo, non di una catastrofe.
Studi scientifici provenienti da Baviera, Schleswig-Holstein, Brandeburgo e Svizzera, documentati nella posizione di principio della NABU sul cormorano, dimostrano che nei corpi idrici naturali, ossia grandi laghi interni, fiumi e acque costiere, dove si trova la stragrande maggioranza dei cormorani, non si verificano danni significativi alle popolazioni ittiche. Secondo questi studi, i danni si limitano a situazioni eccezionali e puntuali in piccoli corsi d'acqua o in impianti di piscicoltura intensiva.
È rilevante anche il fatto che in Austria il cormorano figura nella Lista Rossa come fortemente minacciato, nonostante la lobby della pesca lo definisca "iperprotetto". BirdLife Austria sottolinea che, sebbene in alcune regioni la tendenza demografica sia in aumento, in altri Paesi l'uccello rimane esposto a una notevole pressione venatoria.
La Direttiva Uccelli dell'UE contiene già all'articolo 9 una clausola di deroga: gli interventi sono legittimi quando sono dimostrabili danni significativi e la specie non viene così messa in pericolo. Questa prova manca però nella maggior parte dei casi. I nove Stati non chiedono una deroga caso per caso, ma un abbassamento generalizzato dello status di protezione: un passo qualitativamente diverso e di portata molto più ampia.
La lobby della pesca lavora da anni a una stagione di caccia UE
Il dibattito sul cormorano segue uno schema noto: un animale selvatico che tocca interessi economici viene inquadrato come «specie problematica», il suo status di protezione viene messo in discussione e l'uccisione presentata come soluzione gestionale. Lo stesso schema lo conosciamo dal dibattito sul lupo, sulla lince o sul castoro.
Ciò che colpisce nel dibattito di Bruxelles: la richiesta di una stagione di caccia al di fuori del periodo riproduttivo suona come una concessione alla protezione della natura. In realtà, il periodo non riproduttivo è per molti uccelli acquatici la fase in cui sostano concentrati presso i corpi idrici e sono vulnerabili in quanto dipendenti dalle risorse alimentari. «Al di fuori del periodo riproduttivo» non significa nella pratica «gestione rispettosa», bensì un periodo di caccia agli uccelli migratori nella loro fase più sensibile.
La lobby della pesca in diversi Paesi UE conduce da anni un intenso lavoro di pressione per una stagione di caccia al cormorano. La Federazione tedesca dei pescatori sportivi (DAFV), ad esempio, chiede dal 2018 al Parlamento europeo un approccio gestionale paneuropeo con la caccia. La riunione ministeriale di Bruxelles del 26 maggio 2026 dimostra che questi sforzi di lobbying stanno dando frutti politici – nonostante le argomentazioni contrarie fondate scientificamente.
Un precedente con effetto segnale per lupo, lince e castoro
Se la Commissione UE cedesse alle pressioni e indebolisse la Direttiva Uccelli per il cormorano, si creerebbe un precedente. Se gli interessi economici di una categoria professionale bastano ad abbassare lo status di protezione di una specie di uccelli, il segnale per altri settori è inequivocabile: con sufficiente pressione politica, la protezione della natura cede.
Per la Svizzera la decisione UE non ha effetti giuridici diretti – la Svizzera non è membro dell'UE e il cormorano qui è disciplinato dalla Legge federale sulla caccia (JSG) e dalla Legge sulla protezione della natura e del paesaggio (LPN). Tuttavia, la politica svizzera di protezione della natura si orienta in molti ambiti agli standard UE. Un indebolimento del quadro di protezione UE aumenta, per esperienza, la pressione politica anche sulle normative di protezione nazionali.
Maggiori informazioni sul dibattito relativo ai predatori e agli interessi economici nel Dossier «Il lupo in Svizzera: fatti, politica e i limiti della caccia» e nell'articolo «La Francia e la volpe: come un Paese vicino smaschera i miti della caccia».
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