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Caccia

Fabio Regazzi sposta il dibattito sulla fauna selvatica

In quasi nessun altro ambito politico la tensione tra evidenza scientifica e interessi di parte emerge con tanta chiarezza quanto nella politica svizzera sulla fauna selvatica, e quasi nessun parlamentare si schiera in modo così costante dalla parte di quelle forze che mettono al centro l'intervento, il controllo e l'abbattimento, come Fabio Regazzi (Centro/TI).

Redazione Wild beim Wild — 9 novembre 2025

In Svizzera si profila un'altra allarmante decisione: la Commissione dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia del Consiglio degli Stati (CAPTE-S) ha deliberato di declassare lo status di protezione del merganser maggiore e di consentire una regolazione mirata, compreso l'abbattimento.

La Stazione ornitologica di Sempach dichiara esplicitamente di non disporre di prove che le popolazioni di merganser maggiore mettano in pericolo le popolazioni ittiche attraverso la sola predazione. Si tratta inoltre di una popolazione alpina specializzata («prelpi settentrionali»), per la quale la Svizzera ha una responsabilità particolare. Se dunque viene adottata una misura regolatoria basata su danni ipotetici, si rischia di prendere decisioni errate, pericolose quando si tratta di gestire specie protette.

Le cause principali del declino delle popolazioni ittiche non sono i predatori, bensì la perdita di habitat, l'inquinamento delle acque, le dighe, i cambiamenti climatici e le specie allogene. Concentrarsi sulle misure di caccia dei cacciatori per hobby contro un uccello distoglie l'attenzione dal problema reale e produce politica simbolica anziché un'efficace tutela della natura.

Il smergo maggiore è in realtà un successo della protezione delle specie: la sua popolazione si è ripresa negli ultimi anni fino a raggiungere 600-800 coppie nidificanti, afferma il consigliere nazionale PS Hasan Candan. A fronte di ciò, vi sarebbero però 150’000 pescatori ricreativi. Chi vuole davvero aiutare i pesci dovrebbe migliorare i loro habitat, i corsi d'acqua che versano in cattive condizioni, invece di abbattere gli smergi maggiori, sostiene il consigliere lucernese. L'abbattimento sarebbe la strada completamente sbagliata e non farebbe che creare ulteriori problemi.

In quasi nessun ambito politico la tensione tra evidenza scientifica e interessi di parte emerge con tanta chiarezza quanto nella politica svizzera sulla fauna selvatica, e quasi nessun parlamentare si schiera con tale costanza dalla parte di quelle forze che pongono al centro l'intervento, il controllo e l'abbattimento, come il cacciatore ricreativo Fabio Regazzi (Centro/TI), membro dell'associazione militante JagdSchweiz.

La sua carriera politica nell'ultimo decennio si legge come un tentativo progressivo e sistematico di orientare la politica faunistica verso priorità più vicine alla caccia e allo sfruttamento delle risorse. La prospettiva scientifica, che nei conflitti con la fauna selvatica invita di norma alla differenziazione, finisce spesso ai margini del dibattito. La seguente ricostruzione cronologica mostra come questa linea politica si sia sviluppata, come si sia consolidata e perché oggi venga considerata un campo problematico.

Il periodo 2015–2018 segna l'inizio di una linea di escalation nella politica sul lupo. Mentre la popolazione lupina svizzera era ancora ridotta e sottoposta a uno stretto monitoraggio scientifico, Regazzi cominciò a orientare sistematicamente il dibattito politico verso la questione degli abbattimenti. Presentò interrogazioni parlamentari e interpellanze volte a semplificare le procedure di abbattimento, in un momento in cui gli uffici specializzati chiedevano soprattutto dati di monitoraggio solidi e standard uniformi. Queste raccomandazioni non erano ancora state attuate, eppure la pressione politica a favore degli interventi si intensificava già. In questa fase si delinea il modello che caratterizza ancora oggi la politica ambientale di Regazzi: la richiesta politica di abbattimento arriva prima dell'analisi scientifica.

Nel 2019 questo schema si acuisce con la revisione della legge sulla caccia. Regazzi è tra i sostenitori attivi di quella versione che avrebbe trasferito ai Cantoni ampie competenze per l'abbattimento di specie protette, un concetto che gli esperti hanno definito «gestione politicamente accelerata dei problemi ecologici». I meccanismi decisionali a controllo scientifico sarebbero stati indeboliti, mentre i gruppi locali di utilizzatori avrebbero acquisito un'influenza sproporzionata. Il fatto che il popolo svizzero abbia respinto questa revisione nel 2020 è considerato, a posteriori, come un netto rifiuto proprio di quella linea politica incarnata da Regazzi. Invece di una correzione di rotta, ne seguì però un'intensificazione.

Dal 2021 al 2023 si delinea la fase di una vera e propria avanzata senza ostacoli. In questi anni Regazzi ha condensato i propri interventi parlamentari sulla politica del lupo, ha ripetutamente richiesto abbattimenti «preventivi» e ha sostenuto le iniziative cantonali volte a intervenire il prima possibile e nel modo più esteso possibile. Eppure i dati erano inequivocabili: il WSL aveva dimostrato in ripetuti rapporti che gli abbattimenti indiscriminati destabilizzano le dinamiche di branco e tendono ad aggravare i danni. Ciononostante, la retorica di Regazzi è rimasta costante: il problema non risiedeva nelle strutture di utilizzo del territorio, né nella mancanza di prevenzione come la protezione delle greggi, né nello sviluppo territoriale, bensì nel lupo. Il messaggio politico era chiaro, anche se non trovava riscontro scientifico.

Nel 2023/2024 il mergo maggiore emerge come nuovo nemico pubblico. È qui che la dinamica si manifesta con particolare evidenza: ancora prima che le autorità specializzate potessero valutare compiutamente i dati e prima che fosse chiaro se la specie contribuisse effettivamente in misura rilevante alla riduzione delle popolazioni ittiche, Regazzi ha chiesto pubblicamente una regolamentazione. Mentre il Consiglio federale e gli organi scientifici sottolineavano esplicitamente la mancanza di prove, Regazzi parlava di un controllo necessario. La logica politica si impone così sul buon senso ecologico, un elemento ricorrente e stabile del suo operato.

Parallelamente, in Ticino si sviluppa un clima in cui i conflitti legati alla caccia e alla politica naturale assumono un'importanza che va ben oltre la dimensione regionale. I resoconti dei media documentano pratiche venatorie controverse e il calo delle popolazioni di alcune specie, mentre importanti progetti di tutela della natura, come il Parco Nazionale Locarnese, falliscono. Le ragioni sono molteplici, ma il fronte politico è composto da quelle forze che rifiutano le restrizioni alla caccia e all'uso del territorio, una linea che anche Regazzi sostiene regolarmente. Il fatto che le analisi scientifiche relative al Locarnese abbiano riconosciuto chiari vantaggi è stato oscurato sul piano politico. La resistenza si è orientata meno alle conoscenze ecologiche che alla logica dei diritti acquisiti e ai conflitti d'uso.

Nel complesso, questa cronologia restituisce un quadro generale che gli osservatori critici definiscono come un'anomalia strutturale: una politica ambientale che sistematicamente sopprime la differenziazione scientifica a favore di priorità vicine alla caccia. Regazzi agisce meno come mediatore tra interessi e ricerca, e più come amplificatore politico di una visione che considera la fauna selvatica principalmente come un problema. Nella sua retorica dominano termini che evocano minaccia, proliferazione e perdita di controllo, termini che alimentano le emozioni ma distorcono la realtà scientifica. Un episodio locale diventa un pericolo nazionale, una singola specie una figura di crisi politica.

Al contempo, nelle sue attività politiche manca largamente quella prospettiva che caratterizza la moderna politica faunistica: gestione degli habitat, prevenzione, regolazione ecologica, stabilità genetica, pressione turistica, adattamento climatico. Regazzi si concentra sistematicamente sull'intervento militante. Le cause dei conflitti con la fauna selvatica, spesso di origine antropica, rimangono strutturalmente sottovalutate. Ne risulta una politica dei sintomi, non delle soluzioni: abbattimenti quando emergono conflitti; allentamento delle norme di abbattimento quando i conflitti si ripresentano; accelerazione politica quando si manifesta resistenza.

La critica più severa alla linea di Regazzi non è quindi ideologica, bensì fondata sulla conoscenza: una politica faunistica che spara più velocemente di quanto analizzi destabilizza proprio quegli ecosistemi che dichiara di voler proteggere. La Svizzera si confronta con i cambiamenti climatici, con il turismo di massa perenne, con la pressione dell'urbanizzazione diffusa, eppure le risposte politiche restano puntate sul fucile.

Regazzi non è l'unico attore in questo schema, ma uno dei più coerenti. La sua cronologia degli ultimi anni mostra come una politica orientata agli interessi più vicini alla caccia possa diventare gradualmente una linea guida, anche quando è scientificamente controversa o non sostenuta dalla maggioranza della società. La domanda se questa linea giovi ai nostri ecosistemi diventa così una questione di principio. La risposta, dal punto di vista di molti esperti, risulta ernuciante.

L'iniziativa per la liberalizzazione dell'abbattimento del merganser comune è un segnale pericoloso, per la protezione delle specie, per la ragione ecologica e per una cultura venatoria eticamente consapevole. Chi sostiene che un uccello ittiofago come il merganser comune rappresenti uno sforzo per salvare specie ittiche in pericolo, ragiona in modo superficiale e rischia di causare più danni che benefici.

La IG Wild beim Wild desidera ricordare: le specie non sono semplici variabili di un calcolo utilitaristico, sono parte di una natura vivente che va protetta. Ciò che oggi etichettiamo come «regolazione» potrebbe domani diventare normalità, significando così la lenta erosione del principio di protezione.

Chiediamo: l'arresto del progetto di abbattimento e, in sua vece, un approccio realmente scientifico e integrativo nella protezione della natura e della fauna selvatica.

Per saperne di più sulla caccia ricreativa: Nel nostro Dossier sulla caccia raccogliamo fact-check, analisi e reportage di approfondimento.

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