Fabio Regazzi: una politica sul lupo a colpi di fucile affrettati
Perché la nuova proposta sul limite massimo di lupi rappresenta una pericolosa rottura di tabù. Quando Fabio Regazzi parla del lupo in Parlamento federale, da tempo non si tratta più di casi isolati. Con la sua nuova proposta, il consigliere agli Stati del Centro auspica una ristrutturazione fondamentale della politica svizzera sul lupo: via dalla valutazione caso per caso, verso limiti massimi di popolazione stabiliti politicamente. Dal punto di vista della protezione degli animali e della natura, si tratta di un cambio di paradigma ad alto potenziale dirompente.
L'iniziativa parlamentare di Regazzi chiede che il Consiglio federale crei una base giuridica per una «caccia controllata al lupo in caso di superamento di una soglia demografica». Il principio sarebbe semplice:
- La politica stabilisce un limite massimo per la popolazione di lupi.
- Tutto ciò che supera tale cifra viene regolamentato.
- Non conta più il comportamento concreto di un branco, ma la statistica.
Con ciò si abbandona di fatto la logica finora vigente della valutazione caso per caso. Fino ad ora le domande erano:
Vi sono danni, sono state adottate misure di protezione, si riscontra un comportamento problematico?
D'ora in poi dovrebbe essere determinante una sola domanda: la popolazione è al di sopra o al di sotto del numero politicamente desiderato?
Ciò che non sarebbe accettato per il bestiame domestico diventerà la norma per una specie selvatica protetta: ogni animale che «supera» il numero obiettivo viene dichiarato eccedente.
La Svezia come modello, che a sua volta poggia su basi fragili
Come riferimento, Regazzi presenta la Svezia. In un paese con una superficie circa undici volte maggiore vivono all'incirca tanti lupi quanti in Svizzera. Il governo svedese vuole ridurre questo numero a 170 animali e lo presenta come un buono stato di conservazione.
Le voci critiche rinviano invece a diversi punti:
- 170 lupi corrispondono a una popolazione residua appena vitale, non a una popolazione robusta e geneticamente sana.
- Gli esperti citano numeri minimi significativamente più elevati quando si tengono in considerazione la consanguineità, la perdita di habitat e i rischi climatici.
- La Commissione europea ha nel frattempo richiesto per iscritto alla Svezia di rivedere questo numero di riferimento, poiché non soddisfa né i requisiti biologici né quelli giuridici.
Chi importa questo modello acriticamente si muove giuridicamente in una zona grigia ed ecologicamente ai margini di una strategia di contenimento. Una tale politica non mira alla conservazione, bensì a una minimizzazione controllata.
Convenzione di Berna: il declassamento non è un lasciapassare
Gli oppositori del lupo amano richiamarsi alla Convenzione di Berna. Il lupo vi è stato spostato da «strettamente protetto» a «protetto». È corretto, ma cambia poco al mandato fondamentale: anche per le specie protette rimane l'obbligo di garantire un favorevole stato di conservazione.
È proprio qui che il concetto di soglie massime fisse si contraddice:
- Un numero massimo stabilito politicamente si adatta male a un animale da branco dinamico e migratore.
- Un tetto permanente favorisce l'impoverimento genetico e aumenta la pressione di dover «ripulire» ripetutamente non appena la popolazione cresce leggermente.
- Invece della conservazione, viene organizzata una minimizzazione permanente, con il rischio reale di un'estinzione strisciante.
Già la precedente politica svizzera sul lupo era osservata con occhio critico dall'Ufficio della Convenzione di Berna. La nuova linea va ancora un passo più in là nella direzione di una riduzione politicamente motivata.
Cosa mostrano i dati: meno predazioni, più abbattimenti
Politicamente viene alimentata l'impressione di una situazione «non più sostenibile». I dati freddi dipingono un quadro diverso:
- Nel 2022 sono stati segnalati circa 1’500 animali da reddito predati. Da allora il numero di predazioni è in calo, sebbene la popolazione di lupi continui ad aumentare leggermente.
- Le analisi mostrano una diminuzione degli animali da reddito uccisi, da valori nettamente superiori a 1’000 a valori più bassi negli anni successivi.
- Pro Natura segnala per il 2025 (fino a fine ottobre) alcune centinaia di animali da reddito uccisi dai lupi, tra cui meno animali protetti rispetto all'anno precedente. Ciò indica che una protezione sistematica delle greggi è efficace.
Parallelamente, il numero di autorizzazioni di abbattimento esplode:
- Per il periodo di regolazione 2024/25 l'UFAM ha approvato l'abbattimento di circa 125 lupi; fino a fine gennaio 2025 ne sono stati uccisi preventivamente 92.
- Gran parte di questi abbattimenti è avvenuta in via preventiva, ovvero prima che si fossero verificati danni.
Quando gli attacchi diminuiscono e allo stesso tempo decine di animali vengono abbattuti preventivamente, è difficile sostenere che il lupo sia «fuori controllo». La diagnosi più plausibile è che la politica si sia manovrata in una difesa offensiva delle lobby della caccia e degli animali da reddito.
Merganso maggiore, castoro e compagnia: il schema dietro la brama di regolamentazione
Il lupo non è un caso isolato per Regazzi. Con il merganso maggiore emerge lo stesso schema di fondo: una specie protetta viene etichettata come problema, i dati sono controversi, eppure gli abbattimenti finiscono presto al centro del dibattito.
- Un'iniziativa parlamentare di Regazzi vuole allentare lo status di protezione affinché il merganso maggiore possa essere «regolato in modo mirato».
- Uffici specializzati come la Stazione ornitologica sottolineano che i problemi principali degli stock ittici sono da attribuire a corsi d'acqua artificializzati, alla mancanza di habitat, all'aumento delle temperature dell'acqua e alle specie invasive, non a un singolo uccello.
- Le organizzazioni per la protezione della natura mettono in guardia da un precedente: se le disposizioni di protezione vengono allentate in presenza di dati incerti, ogni specie conflittuale è a rischio con un'adeguata pressione delle lobby.
Da una prospettiva critica nei confronti della caccia emerge uno schema chiaro: la richiesta di abbattimento arriva regolarmente più in fretta dell'analisi sobria.
Reti di potere: Unione svizzera delle arti e mestieri, associazioni venatorie, politica
Regazzi non è solo un singolo parlamentare, ma un nodo di interessi diversi:
- Presidente dell'Unione svizzera delle arti e mestieri
- funzioni pluriennali nelle associazioni venatorie ticinesi
- Vicepresidente dell'associazione militante JagdSchweiz
- mandati nel consiglio di amministrazione e nelle associazioni nell'ambito dell'automobile, dei trasporti e dell'artigianato
In tal modo, in parlamento non parla solo «per il Centro», ma per una fitta rete che spazia dalla caccia ricreativa alla lobby economica. Dal punto di vista della IG Wild beim Wild, è proprio questa sovrapposizione a essere problematica: chi ha così tanti legami con interessi di sfruttamento e venatori difficilmente può essere una voce neutrale quando si tratta di fauna selvatica e protezione della natura.
Anche con il fallito Parco Nazionale del Locarnese si è evidenziata questa linea: mentre comuni, regioni ed esperti vedevano nel progetto un'opportunità per la natura, il turismo e la creazione di valore, Regazzi si è schierato dalla parte degli oppositori, che temevano soprattutto una minaccia agli interessi venatori. Alla fine è fallito un progetto per il futuro, mentre il comprensorio di caccia è rimasto.
Valori cristiani sulla carta, politica degli abbattimenti nella pratica
Regazzi ama sottolineare la sua formazione cristiana, e il suo partito si presenta come una forza che difende la dignità umana, la protezione della vita e la salvaguardia del creato. Da una prospettiva classicamente cristiano-sociale, emergono tuttavia delle contraddizioni:
- Opzione per i deboli: Anche gli animali selvatici, le specie minacciate e gli ecosistemi degradati necessitano di protezione. Nella pratica, Regazzi tende a mettere al centro le lobby più rumorose, non gli attori più vulnerabili.
- Salvaguardia del creato: Chi vuole contenere i grandi predatori, i smergi maggiori e altre specie protette, o «gestirne gli effettivi», tratta parti di questo creato come un fattore di disturbo.
- Giustizia e misura: Progetti politici che prevedono ampia indulgenza verso i pirati della strada o agevolazioni fiscali per i benestanti si conciliano mal con un'etica che enfatizza equilibrio ed equità.
Secondo i critici, i «valori cristiani» fungono qui più da decorazione che da limite all'agire proprio.
Il riflesso Regazzi: richieste di abbattimento prima dell'analisi
Osservando gli ultimi anni della sua politica faunistica, emerge uno schema ricorrente:
- Una specie acquista visibilità, genera conflitti o viene dichiarata problema dalle associazioni.
- Regazzi presenta interventi parlamentari che allentano le disposizioni di protezione e facilitano gli abbattimenti.
- Le obiezioni scientifiche vengono liquidate come «avulse dalla realtà» o «on attuabili».
- A livello politico, il tutto viene venduto come «soluzione realistica», mentre la prevenzione e la tutela degli habitat passano in secondo piano.
- Per il lupo ciò significa: limiti massimi agli effettivi invece della protezione delle greggi.
- Per lo smergo maggiore: allentamento dello status di protezione nonostante un quadro dei dati incerto.
- Per il parco nazionale: opposizione a un progetto di tutela a favore del territorio di caccia.
Il risultato è uno slittamento della politica faunistica dall'approccio basato sulle evidenze verso un campo in cui dominano immagini narrative del «lupo-problema» o dell'«uccello nemico mangiatore di pesci».
Non il lupo è il problema, ma la politica dei limiti massimi
Per una politica faunistica moderna e basata sulle evidenze, il nuovo intervento sul limite massimo dei lupi è più di un semplice adeguamento tecnico. Rappresenta un'impostazione di fondo:
- Gli animali selvatici non vengono trattati come parte di ecosistemi dinamici, bensì come effettivi regolabili con cifre-obiettivo.
- Gli interessi lobbistici ricevono più peso degli obiettivi a lungo termine per la biodiversità.
- La prevenzione, la protezione delle greggi e la tutela degli habitat vengono regolarmente superati dalla richiesta più rapida e simbolicamente potente dell'abbattimento.
Dal punto di vista di IG Wild beim Wild, Fabio Regazzi è dunque un rappresentante visibile di una politica che spara più velocemente di quanto non analizzi.
Non il lupo, non il merganser e nemmeno il castoro sono il problema strutturale. Problematica è una politica che fa di ogni specie dotata di denti, becco o comportamento proprio un «oggetto di regolamentazione», scaricando sistematicamente sugli animali la responsabilità dei conflitti.
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