Inserisca un termine di ricerca qui sopra e prema Invio per avviare la ricerca. Prema Esc per annullare l'operazione.

FAQ

Foto del cacciatore: dignità, diritto e la doppia morale della caccia

Foto di trofei, social media e la resistenza della società.

Redazione Wild beim Wild — 15 aprile 2026

Le foto del cacciatore ritraggono cacciatori e cacciatrici ricreativi in posa accanto a un animale selvatico ucciso, e sono in contraddizione con la dignità della creatura sancita dall'articolo 120 della Costituzione federale.

Queste immagini sono ampiamente diffuse nella cultura venatoria e vengono condivise sui social media con hashtag come «Waidmannsheil». Le organizzazioni per la protezione degli animali le considerano una violazione della dignità della creatura tutelata dalla Costituzione. Studi rappresentativi mostrano che dal 96 al 99 percento della popolazione reagisce con disapprovazione a tali immagini, e le critiche hanno ormai raggiunto anche i giovani cacciatori e cacciatrici ricreativi stessi.

Cosa sono esattamente le foto del cacciatore?

Il termine «Erleger» indica nel linguaggio venatorio il cacciatore ricreativo che ha ucciso un animale. Le relative foto immortalano o mettono in scena questo momento: l'animale morto è in primo piano, il cacciatore ricreativo è inginocchiato o in piedi accanto ad esso, spesso con l'arma, a volte con il dito puntato verso la fotocamera. Il sangue sul manto dell'animale è spesso visibile, e la posa richiama iconograficamente la fotografia di trofei.

Il dossier sulle foto del cacciatore documenta come queste immagini circolino nei social network e quale funzione sociale assolvano per i cacciatori ricreativi: status, appartenenza, costruzione della mascolinità.

Cosa dice la Costituzione federale?

L'articolo 120 capoverso 2 della Costituzione federale (Cost.) sancisce la «dignità della creatura» come principio costituzionale. La Svizzera è stato il primo paese al mondo a inserire questo concetto nella Costituzione nel 1992. La legge sulla protezione degli animali (LPA) concretizza tale principio: l'articolo 1 indica la protezione della dignità e del benessere degli animali come scopo della legge; l'articolo 3 lettera a definisce la dignità come il valore intrinseco dell'animale, che deve essere rispettato e vieta qualsiasi degradazione.

La questione se le foto del cacciatore violino la dignità dell'animale anche dopo la morte è oggetto di seria discussione nella letteratura specializzata. I giuristi Bolliger e Rüttimann sostengono che la dignità animale, analogamente alla dignità umana (articolo 7 Cost.), potrebbe valere anche post mortem. Il diritto non ha ancora dato una risposta definitiva a questa domanda.

Cosa dice la legge sulla protezione degli animali?

La LPAn presenta lacune in questo ambito. L'articolo 26 capoverso 1 lettera a sanziona la crudeltà verso gli animali: chiunque leda gravemente la dignità di un animale rischia fino a tre anni di pena detentiva o una pena pecuniaria. La prassi dimostra tuttavia che le foto del cacciatore con la preda, qualora documentino un abbattimento legale, vengono raramente perseguite dalle procure. Un caso grigionese, in cui un cacciatore per hobby aveva pubblicato foto del cacciatore con la preda insieme a fotografie di bambini e in cui era stato avviato un procedimento penale, si è concluso senza la condanna del cacciatore per hobby; al contrario, è stato perseguito il critico che aveva utilizzato le immagini.

Cosa dice il Codice penale?

L'articolo 135 CP vieta le rappresentazioni che mostrano violenza crudele contro persone o animali e che ledono gravemente la dignità umana elementare. Per le tipiche foto del cacciatore con la preda, tuttavia, secondo il Tribunale federale questo articolo si applica solo in «casi estremi e inequivocabili». Il semplice posare accanto a un animale abbattuto legalmente non è considerato «abbastanza crudele». Ciò crea di fatto una zona di impunità per le rappresentazioni di violenza venatoria in rete.

Cosa mostrano gli studi sulla percezione sociale?

I dati sono inequivocabili. Uno studio rappresentativo di Bilendi/Respondi del 2024 (tesi di master, FH Burgenland, Generazione Z) ha rilevato che dal 96 al 99 percento degli intervistati reagisce negativamente alle foto del cacciatore con la preda. Il 73 percento auspica l'inserimento di avvertenze, il 69 percento non desidera vedere tali immagini sui social media e il 67 percento ha dichiarato di provare compassione per l'animale.

Significativo: anche la rivista di caccia Hirsch&Co ha rilevato, in una propria analisi, che il 70 percento delle giovani cacciatrici e dei giovani cacciatori per hobby rifiuta le foto del cacciatore con la preda sui social media. L'esperto di comunicazione Fischer ha definito queste foto «mine di comunicazione»: un animale morto non può suscitare associazioni positive.

Come reagiscono le piattaforme di social media?

Le grandi piattaforme reagiscono con restrizioni sempre maggiori. Instagram limita automaticamente i contenuti venatori e li classifica come «contenuti sensibili»; l'hashtag #trophyhunting è bloccato. La portata di tali immagini viene ridotta senza alcun intervento dell'utente. Ciò significa in pratica: ciò che le cacciatrici e i cacciatori per hobby intendono come orgogliosa documentazione viene trattato dagli algoritmi come contenuto problematico.

Nel Caccia al trofeo questo nesso diventa ancora più evidente: l'esibizione pubblica di animali uccisi funziona come segnale di status che, al contempo, suscita riprovazione nella grande maggioranza della società.

Quale doppia morale criticano le organizzazioni per la protezione degli animali?

L'accusa di doppia morale ha una natura strutturale: se un agente di polizia posasse con una persona uccisa durante un intervento e condividesse l'immagine sui social media, verrebbe immediatamente licenziato e perseguito penalmente. Nel 2021, un tribunale britannico ha condannato due agenti di polizia a 33 mesi di reclusione ciascuno per aver scattato selfie con i cadaveri di due vittime di omicidio (caso Bibaa Henry e Nicole Smallman, Londra). In Renania Settentrionale-Vestfalia, un aspirante poliziotto è stato licenziato per aver scattato selfie sulla scena di un incidente.

I cacciatori e le cacciatrici ricreativi non sono soggetti a conseguenze analoghe, pur essendo il principio di fondo identico: posare con un cadavere per ottenere visibilità pubblica. Psicologia della caccia mostra come questa posa assegni all'animale morto la funzione di accessorio per l'ego, la mascolinità e la gerarchia.

Come affrontano la questione altri Paesi?

A livello internazionale si registrano i primi approcci regolatori. Il ministro dell'Ambiente namibiano Pohamba Shifeta ha emanato un divieto di pubblicare foto con animali selvatici uccisi sui social media; la diffusione pubblica è consentita ai privati solo previa esplicita autorizzazione documentata. Negli Stati Uniti, Walmart ha rimosso dal proprio assortimento tutte le rappresentazioni di violenza venatoria. L'UE sta inasprendo la regolamentazione delle importazioni di trofei (Belgio, Finlandia, Paesi Bassi e Francia hanno adottato divieti nazionali), il che modifica anche il contesto politico in cui si inseriscono le fotografie con le prede.

La Svizzera è in ritardo: JagdSchweiz raccomanda ai propri membri «moderazione», ma senza prevedere sanzioni. Caccia e protezione degli animali documenta quanto il legislatore svizzero fatichi strutturalmente a far valere la normativa sulla protezione degli animali in modo coerente nei confronti della lobby venatoria.

Cosa chiedono gli esperti di protezione degli animali e di diritto?

Le richieste comprendono diversi livelli: in primo luogo, un'estensione della tutela della dignità post-mortem degli animali tramite gli articoli 3 e 26 della LPA, affinché l'esposizione pubblica degradante di animali morti sia considerata una violazione della dignità. In secondo luogo, linee guida vincolanti sui social media per i titolari di patente di caccia, che definiscano le pose con trofei come incompatibili con la caccia ricreativa «secondo i principi venatori», con la revoca della patente come sanzione. In terzo luogo, l'inclusione delle immagini del cacciatore con la preda nella protezione dei minori dai media, analogamente ad altre rappresentazioni di violenza sugli animali.

Conclusione

Le immagini del cacciatore con la preda non sono un hobby innocuo. Violano le norme sociali di dignità che in qualsiasi altro contesto sarebbero già sanzionate, e contraddicono la dignità della creatura sancita dall'articolo 120 della Costituzione federale. Studi rappresentativi dimostrano che la popolazione rifiuta questi contenuti in modo schiacciante, anche tra i giovani cacciatori ricreativi. Finché la legislazione sulla caccia non stabilisce standard vincolanti e la revoca della patente non è prevista come sanzione, il quadro giuridico rimane indietro rispetto al consenso sociale.

Fonti

  • Art. 120 cpv. 2 Cost. (dignità della creatura), votazione popolare del 17 maggio 1992
  • Art. 1, 3 lett. a, 26 cpv. 1 lett. a LPA (Legge sulla protezione degli animali, RS 455)
  • Art. 135 CP (rappresentazioni di violenza)
  • Bolliger/Rüttimann: Rechtlicher Schutz der Tierwürde, in: Ammann et al. (Hrsg.), Würde der Kreatur, Zürich/Basel/Genf 2015
  • Bilendi/Respondi (2024): Masterarbeit FH Burgenland, Generation Z und Erlegerbilder
  • Hirsch&Co: Analisi sull'accettazione delle immagini di cacciatori con le prede tra i giovani cacciatori ricreativi
  • Caso Jaffer/Lewis, Old Bailey Londra, sentenza del 6 dicembre 2021 (33 mesi per Misconduct in Public Office)
  • Namibia: divieto di foto di trofei sui social media (Ministro dell'Ambiente Pohamba Shifeta)

Contenuti di approfondimento

Sostieni il nostro lavoro

Con la tua donazione contribuisci a proteggere gli animali e a dar voce alle loro esigenze.

Dona ora