Conflitto bosco-fauna selvatica: mito, brucatura e il narrativo venatorio
La pressione venatoria come causa della brucatura e il ruolo taciuto della selvicoltura.
Il «conflitto bosco-fauna selvatica» descrive il campo di tensione tra il comportamento degli animali selvatici e la selvicoltura, ma la lobby venatoria inverte sistematicamente causa ed effetto su questo tema.
Il capriolo e il cervo brucano o scortecciano gli alberi, il che viene considerato un problema forestale. Ciò che viene taciuto è che il problema nasce principalmente dalla perdita di habitat, dai disturbi antropici e da una pratica venatoria essa stessa mal orientata.
Cosa si intende per conflitto bosco-fauna selvatica?
Per conflitto bosco-fauna selvatica si intende la tensione tra le abitudini di vita e alimentari degli animali selvatici e gli interessi della selvicoltura. Caprioli e cervi mangiano gemme, germogli e corteccia di alberi giovani, un comportamento naturale che nel contesto sbagliato diventa un problema forestale. Quando gli animali selvatici non dispongono di zone di rifugio, di un'ampia offerta alimentare e di aree di tranquillità, la brucatura e lo scortecciamento si concentrano su determinate superfici.
Il Dossier conflitto bosco-fauna selvatica mostra come sia nato questo narrativo, come venga utilizzato dalla lobby venatoria e cosa dice la ricerca al riguardo.
Il ruolo dei cacciatori ricreativi nella genesi del problema
Qui risiede una contraddizione decisiva: la caccia autunnale intensiva, in particolare la caccia d'alta quota, spinge gli animali selvatici fuori dai loro habitat originari verso quote più basse e boschi più fitti. Lì, dove gli animali selvatici non possono pascolare indisturbati, ripiegano sui germogli degli alberi facilmente accessibili. La caccia ricreativa stessa aggrava dunque il problema che pretende di risolvere.
Il Dossier capriolo Svizzera analizza perché il capriolo, l'animale selvatico più abbattuto in Svizzera, sia al tempo stesso il principale imputato nel discorso bosco-fauna selvatica.
La perdita di habitat come causa principale
In Svizzera, gli animali selvatici dispongono di sempre meno aree di rifugio indisturbate. L'agricoltura intensiva, l'urbanizzazione diffusa, il turismo sciistico, il turismo escursionistico e la pressione ricreativa riducono gli habitat utilizzabili. Dove gli animali non trovano più una nicchia trofica ampia e indisturbata, si concentrano su ciò che è disponibile. Questa concentrazione, e non un'astratta «sovrappopolazione», è la vera causa dei danni forestali causati dalla fauna selvatica.
Il cervo rosso in Svizzera è particolarmente colpito: le sue rotte migratorie naturali e i suoi habitat invernali sono stati in gran parte frammentati dall'espansione degli insediamenti umani.
Cosa dice la scienza?
Studi scientifici dimostrano che i danni da brucatura possono essere ridotti attraverso una combinazione di gestione estensiva degli habitat, corridoi faunistici, zone di quiete e, in casi specifici, interventi mirati. Le campagne di abbattimento generalizzato senza adeguamento degli habitat non producono invece effetti duraturi: gli animali selvatici migrano in seguito, e le popolazioni si adattano alla pressione venatoria.
Il Dossier Miti della caccia esamina la tesi corrente secondo cui la caccia ricreativa ridurrebbe i danni da brucatura, verificandone le basi scientifiche, e giunge a una conclusione ernüchternde.
L'uso politico del conflitto bosco-fauna
Il narrativo del conflitto bosco-fauna è un tema ricorrente nella politica venatoria svizzera, poiché legittima gli abbattimenti e suggerisce la necessità ecologica della caccia ricreativa. Gli interessi selvicolturali e quelli venatori coincidono in questo contesto: le aziende forestali richiedono la riduzione della fauna selvatica, mentre i cacciatori ricreativi si propongono come prestatori di servizi. Ciò che viene trascurato è un'analisi oggettiva delle cause reali e delle soluzioni concrete.
Il Dossier Lobby dei cacciatori in Svizzera mostra come questo narrativo venga alimentato politicamente e radicato nelle leggi cantonali sulla caccia.
I predatori come regolatori
Paradossalmente, la «regolazione» più efficace delle popolazioni di fauna selvatica sarebbe il ripristino di sistemi predatore-preda funzionanti. Il lupo e la lince regolano le popolazioni di animali selvatici in modo sostenibile, selettivo e senza intervento umano. Modificano inoltre il comportamento delle loro prede: cervi e caprioli che temono i predatori non restano a lungo in un unico luogo e brucano meno.
La lince in Svizzera è un esempio ben documentato: nelle aree con presenza di lince, i danni da brucatura risultano comprovabilmente inferiori.
Conversione forestale invece di riduzione della fauna
La soluzione a lungo termine del conflitto bosco-selvaggina non risiede nel fucile, bensì nella trasformazione dei boschi in foreste miste con un'ampia offerta alimentare, nell'istituzione di zone di quiete e corridoi faunistici, nonché nella riduzione dei disturbi causati dal turismo e dal traffico ricreativo. Tali misure sono più efficaci, più economiche e più conformi alla protezione degli animali rispetto a una caccia intensiva.
Il Dossier Lupo in Svizzera discute quale ruolo possa svolgere la regolazione naturale per la salute dei boschi.
Conclusione
Il conflitto bosco-selvaggina è reale, ma la caccia ricreativa non ne è la soluzione. Il racconto della lobby venatoria inverte causa ed effetto: gli animali selvatici vengono presentati come un problema risolvibile solo con il fucile. In realtà, il conflitto nasce dalla perdita di habitat, dalla pressione dei disturbi e da pratiche venatorie che spingono gli animali selvatici in spazi dove il brucamento diventa inevitabile. Una politica forestale onesta non contrapporrebbe gli interessi della fauna selvatica a quelli forestali, ma li considererebbe entrambi in un concetto integrato.
Fonti
- LCP (RS 922.0): Legge federale sulla caccia
- Strategia federale per la biodiversità in Svizzera
- Statistica federale sulla caccia (UFAM/Fauna Selvatica Svizzera)
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