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Caccia

Effetti della caccia ricreativa sulla fauna selvatica in Germania

In molti temi legati alla fauna selvatica si torna sempre alla caccia ricreativa. Ma perché «ricreativa»? Un hobby, nel mio caso era ed è lo sport, per altri la fotografia o la filatelia. Un hobby lo si pratica con ardore, con grande passione.

Redazione Wild beim Wild — 31. marzo 2024

La «olpassione di uccidere»

Sulle pagine dei social media del settore venatorio, questa «olpassione di uccidere» è spesso descritta nei dettagli dai cacciatori ricreativi.

«Il senso di potere» viene descritto in modo molto esplicito, così come il momento dell'uccisione viene vissuto «come un'adrenalina» quando questa avviene attraverso il cannocchiale da lunga distanza, uccidendo gli animali proprio con passione.

Secondo il Prof. Dr. Reichholf («La caccia non regola»), una parte molto, molto grande della caccia ricreativa non è solo superflua, ma danneggia gravemente la natura, la fauna selvatica, le foreste, la biodiversità, la nostra base di vita. La gestione della caccia ricreativa pianifica gli abbattimenti tramite il piano di prelievo e lo fa rispettare anche mediante sanzioni pecuniarie in caso di mancato adempimento.

Il controllo avviene attraverso il carniere annuale. Il sistema alla base è quello di mantenere la riproduzione nella curva della popolazione massima possibile, per ancora più fauna selvatica, per ancora più cacciatori ricreativi.

403’000 cacciatori ricreativi, solo 1’000 cacciatori professionisti

La caccia ricreativa, dunque — nel frattempo contiamo in Germania oltre 403’000 cacciatori ricreativi e solo circa 1’000 cacciatori professionisti — serve esclusivamente alla soddisfazione dei bisogni di alcuni, non certo della natura. Nel frattempo la Germania ha una delle densità di fauna selvatica più elevate, e a questo punto è chiaro a tutti che la «regolazione delle popolazioni», la «gestione e cura» che ci viene venduta ha completamente fallito.

Moltissimi temi della natura riguardano la caccia ricreativa direttamente o indirettamente. Tuttavia, considerando le foreste attualmente (tra le altre cose) completamente devastate, non dovremmo lasciare il tema straordinariamente importante della natura soltanto alla piccola ma rumorosa fazione dei cacciatori ricreativi.

Al tema della caccia ricreativa sono collegati moltissimi argomenti, di cui ci si rende conto solo quando li si approfondisce. Attualmente il tema della regolazione delle popolazioni per il lupo, richiesta dai cacciatori ricreativi. Chiunque si sia occupato anche solo brevemente dei lupi sa che questa non funziona affatto, analogamente a come ha completamente fallito anche nel caso del cinghiale.

La pressione venatoria spinge i cervi nelle foreste

Un tema molto dibattuto è anche quello dei danni da brucatura causati dai cervi. Questi nobili animali selvatici di grandi dimensioni, che un tempo vivevano su vaste aree aperte e nei prati, erano molto meno timorosi e preferivano cibarsi di erbe e piante erbacee, vengono «spinti» nelle foreste dall'elevatissima pressione venatoria. Lì, solo per fame estrema, scortecciano gli alberi, danneggiando così il bosco!

O la popolazione dei cinghiali: è stata proprio la caccia ad alimentarla in modo estremo. Se negli anni '80 venivano abbattuti circa 120’000 animali, oggi nelle statistiche venatorie se ne contano quasi 800’000 all'anno (cfr. statistiche venatorie DJV).

La caccia alla volpe, anche con i temi correlati delle trappole e degli impianti di addestramento dei cani da tana, questi splendidi animali muoiono del tutto inutilmente, vengono cacciati senza senso e senza alcun beneficio, solo per divertimento. Quasi tutti oggi conoscono il Lussemburgo, privo di caccia, dove anche la popolazione di roditori si mantiene in modo più sano e i topi portano l'80% in meno di agenti della borreliosi. A prescindere dal fatto che lì la popolazione si è livellata, non continua ad aumentare e «non diventa un flagello», come spesso si argomenta in modo sciocco. La natura sa fare meglio.

Il tema delle aree protette, che in sostanza non lo sono affatto, poiché in tutte si continua a cacciare esattamente come prima.

Il rewilding, l'idea a favore della biodiversità, sia su piccole superfici che in grandi progetti, in Germania non arriva nemmeno sul tavolo del dibattito, perché per i cacciatori ricreativi è inconcepibile che la natura possa regolarsi da sola.

Argomenti non scientifici della lobby venatoria

I mufloni, immigrati in alcune zone, introdotti per il divertimento venatorio come un tempo il daino, sebbene in molte aree disponibili abbiano scarsissime possibilità di sopravvivenza a causa del lupo, mancando loro l'ambiente naturale necessario per la fuga. Una situazione creata dai cacciatori ricreativi e poi utilizzata nell'argomentazione contro il lupo, nonostante in molti luoghi essi debbano essere «prelevati».

Spesso i cacciatori ricreativi affermano in modo del tutto non scientifico che la specie «A» debba essere abbattuta affinché la specie «B» sopravviva, ad esempio nel tema degli uccelli nidificanti a terra. In queste zone le volpi vengono pertanto sterminate, e la passione per il fucile dovrebbe così ricevere una patina verde, ovvero la legittimazione alla caccia.

Analogamente avviene con il salvataggio dei caprioli, argomento ormai quasi venatorio, in cui ci si adopera con grande risonanza mediatica per posizionare i cacciatori ricreativi accanto ai veri animalisti, salvando i piccoli che però già 3-4 mesi dopo, secondo il calendario venatorio, verranno abbattuti.

Anche il lupo non finirebbe affatto così spesso nei titoli negativi se non fosse un concorrente per i cacciatori ricreativi. Ogni occasione viene sfruttata rumorosamente per dipingere il predatore lupo, così importante per noi e del tutto naturale nella sua selezione, come un mostro assassino, mobilitando le nostre paure ancestrali invece di informare razionalmente nell'interesse della natura. Volentieri si collabora anche, con grande effetto mediatico, con alcuni allevatori di animali da pascolo.

Potrei integrare questo elenco con numerosi altri temi, come la martora, il fagiano, la lepre.

Hobby-Jäger in der Falle

Uniti contro la caccia ricreativa

È davvero un peccato che quasi tutti i singoli temi sopra citati vengano spesso affrontati, ciascuno per conto proprio, in fantastici lavori di sensibilizzazione da parte di singoli «rappresentanti degli animali». Essi combattono per la volpe, per il lupo, o per la foresta ecc. Le radici di tutte le sofferenze risiedono però, tra l'altro, nella caccia ricreativa. I difensori della fauna selvatica dovrebbero sostenersi reciprocamente in modo più efficace, spalla a spalla, per raggiungere il gruppo ben più numeroso di persone comuni, che hanno voce politica.

Il gruppo dei cacciatori ricreativi non vuole affatto evolversi, non lascia spazio nemmeno alla scienza, la rifiuta completamente. Perfino le aree in cui è dimostrato che da decenni tutto funziona senza la caccia ricreativa, che lì la biodiversità è aumentata e le foreste sono più sane, vengono taciute, non si adattano all'immagine della lobby e contraddicono i suoi interessi perversi.

Se tutti combattessimo allo stesso modo la parte inutile della caccia, la caccia ricreativa, ovvero la parte responsabile dei problemi, e domani non la avessimo più, molti problemi sarebbero risolti, e molte opportunità si aprirebbero e potrebbero essere colte.

Uniamoci e informiamo insieme la maggioranza che ha voce in capitolo.

Fonte: Guido Meyer

Dossier: La volpe in Svizzera: il predatore più cacciato senza lobby | Caccia alla volpe senza fatti: come JagdSchweiz inventa i problemi

Ulteriori informazioni sul tema della caccia ricreativa: Nel nostro dossier sulla caccia raccogliamo fact-check, analisi e approfondimenti.

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