Cassette Arancioni: Hilfe im Tessin nach Faido und Leontica
Cassette postali arancioni dovrebbero offrire alle vittime di violenza in Ticino una via discreta per chiedere aiuto. L'iniziativa arriva in un anno in cui il cantone ha già registrato il terzo femminicidio, l'ultimo a Faido e Leontica.
«Silenzio dopo lo sparo»
In Ticino verranno installate cassette postali arancioni, attraverso le quali le vittime di violenza potranno rivolgersi discretamente all'organizzazione di aiuto «Mi-ti-ci Against Abuse».
A cosa dovrebbero servire le «Cassette Arancioni»
Giovedì le «Cassette Arancioni» sono state presentate a Losone. Nelle prossime settimane verranno installate in tutto il cantone Ticino, presso farmacie, amministrazioni comunali, ospedali, scuole e supermercati, luoghi cioè che le persone colpite possono frequentare senza destare attenzione.
Chi vi inserisce un biglietto con nome, indirizzo e una fascia oraria adatta per essere richiamato viene contattato da «Mi-ti-ci Against Abuse». L'associazione di motociclisti, fondata nel 2019, secondo quanto dichiara accompagna fisicamente le persone colpite nella vita quotidiana, ad esempio agli appuntamenti in tribunale o alle visite dei figli, aiuta a recuperare gli effetti personali e collabora con il servizio specializzato per la violenza domestica della polizia cantonale ticinese. L'organizzazione è raggiungibile tramite Instagram. L'iniziativa «Cassette Arancioni» è cofinanziata, tra gli altri, da «Una Goccia nel Mare».
Wildbeimwild.com sostiene l'iniziativa
Accogliamo con favore le «Cassette Arancioni» come offerta di aiuto concreta e a bassa soglia. Chi è vittima di violenza o si preoccupa per un'altra persona può contattare, dal 1° maggio 2026, il numero nazionale, gratuito e attivo 24 ore su 24 dell'aiuto alle vittime 142. In una situazione di pericolo acuto resta valido il numero di emergenza della polizia 117.
Quando la violenza dall'altana arriva a casa
Il caso si inserisce in una serie di episodi che documentiamo nella nostra rubrica «Criminalita & caccia»: l'accesso alle armi e la familiarità con la violenza letale si intrecciano con crisi personali, con conseguenze che vanno ben oltre la stagione di caccia. La nostra analisi sulla psicologia della caccia per hobby in Ticino mostra come si formano questi schemi. Faido non è quindi un caso isolato, bensì un'ulteriore prova che lo status giuridico privilegiato dei cacciatori per hobby nell'accesso ad armi e silenziatori può, nel peggiore dei casi, trasformarsi in un pericolo mortale per le persone, non solo per gli animali.
Faido come terzo femminicidio in Ticino
Faido e Leontica non sono casi isolati. Secondo la RSI, il femminicidio del 9 luglio 2026 era già il terzo nel canton Ticino dall'inizio dell'anno, dopo un caso a Gnosca in febbraio, e il 17° in Svizzera. Il collettivo femminista «Io l'8 ogni giorno» ha manifestato il 21 luglio a Bellinzona in nome di tutti e tre i casi, chiedendo un registro nazionale dei femminicidi. Le «Cassette Arancioni» sono state presentate il 10 settembre senza riferimento a un singolo caso, come risposta generale a «il fenomeno» della violenza domestica nel cantone.
Il 9 luglio 2026 una donna di 56 anni è stata trovata con una ferita d'arma da fuoco alla testa nell'area di una clinica di riabilitazione a Faido. È morta poco dopo all'ospedale di Bellinzona. Le autorità hanno identificato come autore il suo ex marito di 59 anni, originario della regione di Leontica.
La sera del giorno seguente si è verificata una grave esplosione in un edificio a Leontica. Tre agenti di polizia sono rimasti feriti. Tra le macerie i soccorritori hanno trovato resti umani, successivamente attribuiti al 59enne ricercato. Secondo la ricostruzione della polizia cantonale ticinese presentata nella conferenza stampa del 13 luglio 2026, l'uomo aveva attirato deliberatamente i soccorritori nell'edificio prima di far scoppiare l'esplosione. Una seconda carica esplosiva, non innescata, di circa due chilogrammi è stata trovata in seguito. L'uomo stesso è morto nella deflagrazione.
Su richiesta scritta, la RSI ha confermato, basandosi sulla stessa conferenza stampa, che l'uomo era un cacciatore. Wild beim Wild lo definisce quindi cacciatore per hobby. Allo stato di allora restavano aperte domande centrali sull'origine, sullo status legale e sull'autorizzazione di un silenziatore presumibilmente utilizzato. Secondo la polizia giudiziaria ticinese, l'assenza di spari udibili indicava che l'arma del delitto era probabilmente silenziata. Ulteriori dettagli sulla cronologia e su queste domande aperte li abbiamo già inquadrati qui.
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