FACE a Bruxelles: caccia per hobby come marchio, lobbying come metodo
Finché la caccia per hobby viene commercializzata come «Conservation», il lobbying può presentarsi camuffato da protezione della natura. E finché i media non marcano chiaramente questa differenza, la politica degli interessi appare come «vincolo oggettivo».
Quando nell'UE si negozia su munizioni al piombo, protezione degli uccelli o diritto delle armi, un nome compare puntualmente: FACE, la European Federation for Hunting and Conservation.
L'associazione ha sede a Bruxelles, si presenta come voce dei «7 milioni di cacciatori per hobby europei» ed è registrata nel registro di trasparenza UE come rappresentanza di interessi.
Per il pubblico questo suona come «partecipazione». Nella realtà politica significa: lobbying professionale. E questo è esattamente il nucleo della critica.
Registro di trasparenza: legale, ma non innocuo
FACE non è attiva «nell'ombra», bensì registrata in modo visibile. Il dataset è consultabile pubblicamente, incluso l'ID di registro. Il problema non è la registrazione in sé. Il problema è ciò che diventa possibile: un accesso permanente a processi in cui termini, scadenze ed eccezioni vengono stabiliti in modo che alla fine vincano gli interessi della caccia.
A questo si adatta il fatto che FACE appare anche in contesti ufficiali, ad esempio nel registro della Commissione UE per i gruppi di esperti, dove le organizzazioni possono essere inserite come membri.
Munizioni al piombo: Come inquadrare un veleno come «problema di regolamentazione»
Nel dossier piombo la logica del lobbying diventa particolarmente evidente. L'ECHA sta lavorando a restrizioni a livello UE per il piombo in pallettoni, proiettili e pesi da pesca, perché la sostanza contamina ambiente e animali e si vogliono ridurre le emissioni.
FACE accompagna strettamente questo processo e commenta regolarmente i passaggi nel quadro di REACH. In un aggiornamento del 17 dicembre 2025 FACE riporta la discussione nel Comitato REACH dell'UE del 16 dicembre 2025 e critica tra l'altro la logica dei periodi di transizione.
Questo è più di comunicazione. È strategia:
- Spostamento del problema: Non il veleno è al centro, ma «burocrazia», «costi» e «mancanza di logica».
- Frenare sui dettagli: Periodi di transizione, definizioni, eccezioni. Chi vince lì, spesso vince tutta la proposta.
- Presenza permanente: FACE sottolinea essa stessa di «seguire da vicino» il dossier, perché riguarderebbe milioni di cacciatori per hobby.
Dal punto di vista critico della caccia questo è il vero potere: non il grande titolo, ma la stampa fine.
Agenda-Setting: Lobbying sui palcoscenici parlamentari
FACE non si limita alle prese di posizione. Le associazioni impostano temi occupando gli spazi parlamentari con «eventi specialistici» e dando il tono prima che l'opinione pubblica generale si accorga di cosa sta succedendo. Nel dossier piombo nel 2025 è stato anche riportato un evento al Parlamento Europeo a cui FACE ha partecipato.
Tali formati fanno parte dell'infrastruttura politica. Chi siede lì, siede più vicino alla decisione.
FACE normalizza politicamente la caccia ricreativa, benché manchino prove centrali di efficacia in molti dossier.
Cooperazione con BirdLife: Conservazione come scudo protettivo
Particolarmente efficace è il fatto che FACE non solo difende la caccia per hobby, ma la inserisce in una narrativa di conservazione della natura. Un ruolo centrale gioca la cooperazione con BirdLife. FACE ha segnato pubblicamente nel 2025 «20 anni di collaborazione» e fa riferimento a un accordo del 2004 che cita anche la Direttiva Uccelli dell'UE come base comune.
BirdLife a sua volta descrive la cooperazione come controversa, ma la difende esplicitamente come ancora preziosa.
Per FACE questo è un guadagno di reputazione: La caccia per hobby appare come parte legittima della politica di conservazione della natura. Per le prospettive critiche della caccia rimane la domanda aperta: Chi normalizza chi qui? E chi perde di vista la sofferenza animale, i disturbi nelle aree protette e il carico sui uccelli selvatici dovuto al piombo?
Conclusione: FACE vende la caccia per hobby come bene comune e fa politica di interessi
FACE è una lobby della caccia ben collegata che a Bruxelles siede ai controlli: registro, gruppi di esperti, dossier, eventi, partnership. FACE vende la caccia per hobby come «basata sulla scienza», ma nei conflitti politici raramente fornisce la prova decisiva: una verifica dell'efficacia trasparente e specifica per specie, se la caccia raggiunga in pratica l'obiettivo dichiarato.
FACE difende tra l'altro la caccia per hobby sulla volpe spesso come misura quasi necessaria contro epidemie, «sovrappopolazione» o danni. Ma proprio questa drammatizzazione crolla nelle regioni senza caccia ricreativa. In Lussemburgo la caccia alla volpe è vietata dal 1° aprile 2015, senza che si siano verificati gli scenari catastrofici tanto evocati dalle lobby venatorie e dalle associazioni. Questo non viene solo affermato dalle ONG, ma emerge anche in documenti tecnici ufficiali dell'ambito UE come «nessun grosso problema» dopo l'introduzione del divieto.
Il modello alternativo esiste da decenni anche in Svizzera. Nel cantone Ginevra vige dal 19 maggio 1974 un divieto di caccia per i cacciatori per hobby. La regolazione della fauna selvatica è organizzata statalmente, non su base hobbistica, e il dibattito pubblico dimostra: «Senza caccia per hobby» non significa «senza gestione».
E poi ci sono le aree protette: Nelle zone di divieto di caccia la caccia per hobby è fondamentalmente vietata, come già stabilisce il diritto federale. Nel Parco Nazionale Svizzero vige inoltre un regime di protezione rigoroso, in cui gli animali non possono essere uccisi. Questo fa parte da tempo del principio del parco.
La realtà negli spazi liberi dalla caccia rappresenta quindi una dura prova per ogni affermazione lobbistica: Se le più frequenti ammonizioni del fronte pro-caccia fossero corrette, le aree libere dalla caccia dovrebbero regolarmente collassare. Esattamente questo non accade.
«Studi pro-caccia» ed evidenza guidata da interessi
Un altro punto cieco è la qualità dell'evidenza con cui viene legittimata la caccia per hobby. Nelle questioni controverse sulla caccia è documentato da anni quanto i conflitti di interesse, i finanziamenti e i ruoli di autrici e autori possano influenzare la percezione di «oggettività scientifica». Anche in un grande dibattito su Science la politica sui COI è stata successivamente adattata, affinché gli interessi finanziari e consultivi sui temi venatori diventino più trasparenti.
Questo non significa che «ogni studio di cacciatori per hobby sia falso». Significa però: Quando associazioni, fondazioni vicine alla caccia o reti politiche venatorie dirigono (o co-dirigono) la ricerca, servono standard particolarmente severi. Revisioni indipendenti mostrano inoltre che l'efficacia delle strategie di uccisione è spesso dipendente dal contesto e spesso mostra effetti solo con controllo permanente e intensivo. Per i predatori l'evidenza è mista, molti approcci sono a breve termine, costosi o metodicamente difficili da dimostrare in modo pulito.
Proprio qui si inserisce la domanda critica sulla caccia, a cui FACE raramente risponde: Dove sono le prove di efficacia specifiche per specie e regionali, ad esempio per la caccia alla volpe, che dimostrino chiaramente che l'uccisione di volpi raggiunga realmente gli obiettivi dichiarati, e non rimanga principalmente un rituale ricreativo culturalmente protetto?
Nelle questioni controverse sulla caccia i conflitti di interesse sono un tema ricorrente. Perciò la ricerca deve essere finanziata in modo trasparente e replicabile in modo indipendente.
Procione: La favola dell'abbattimento necessario
Secondo la logica della lobby venatoria il Nord America dovrebbe essere già collassato ecologicamente da tempo. Lì i procioni vivono da millenni come parte della fauna naturale, senza caccia generalizzata, senza dibattiti sui periodi di protezione, senza «regolazione delle popolazioni». Le foreste continuano ad esistere, gli uccelli che nidificano a terra non scompaiono su vasta scala, gli ecosistemi funzionano.
In Europa invece il procione viene messo in scena come minaccia. È considerato «invasivo», viene perseguitato spietatamente tutto l'anno in molti luoghi, senza periodi di protezione, senza barriere etiche. La giustificazione è sempre la stessa: bisogna controllare le popolazioni per prevenire i danni. Il risultato è l'opposto di quello che viene affermato.
Nonostante la caccia massiva, il numero dei procioni continua ad aumentare. La ragione è biologicamente ben nota e descritta da decenni: compensazione riproduttiva. Quando una popolazione viene cacciata intensivamente, gli animali reagiscono con tassi riproduttivi più elevati, maturità sessuale precoce e migliore sopravvivenza dei cuccioli. La caccia per hobby produce quindi esattamente l'effetto che presumibilmente dovrebbe prevenire. La caccia può prelevare localmente, ma nelle specie adattabili spesso non porta a una riduzione sostenibile della popolazione a livello paesaggistico.
Il procione ne è un esempio da manuale. La persecuzione intensiva destabilizza le strutture sociali, apre i territori, aumenta la riproduzione. Chi crede di poter 'sterminare' o mantenere stabilmente bassa una specie adattabile con abbattimenti continui, ignora meccanismi ecologici fondamentali.
Allo stesso tempo, proprio quei predatori in Europa che potrebbero consentire una regolazione ecologica vengono attivamente cacciati con l'aiuto di FACE. Una strategia credibile di conservazione della natura deve quindi considerare la protezione e il ripristino dei predatori, invece di continuare a indebolirli.
Autoctono per realtà, non per ideologia
Il procione è ormai stabilmente insediato in Europa. Non è più 'in arrivo', ma è arrivato. Qui sono nate generazioni, le popolazioni sono stabilmente riproduttive. Nella realtà biologica vale: ciò che si mantiene durevolmente da sé, fa parte dell'ecosistema, indipendentemente dal fatto che piaccia politicamente.
Che le associazioni venatorie si attengano comunque alla retorica dello sterminio, ha meno a che fare con l'ecologia che con l'ideologia. Il procione funge da superficie di proiezione per una visione del mondo in cui il controllo umano attraverso l'uccisione vale come principio ordinatore.
Conclusione procione: la caccia per hobby crea il problema che pretende di risolvere
Il confronto con il Nordamerica smaschera l'argomentazione della parte pro-caccia. Se il procione fosse di per sé una catastrofe ecologica, le sue aree di origine dovrebbero mostrare danni massicci. Non lo fanno.
In Europa invece la persecuzione permanente produce esattamente quella dinamica che poi serve di nuovo come giustificazione per ulteriori abbattimenti. Un circolo chiuso di paura, abbattimenti e popolazione crescente.
Per un'analisi critica della caccia, il procione è quindi centrale: dimostra che la caccia per hobby à la FACE non è gestione, ma spesso un sistema autorinforzante che ignora la conoscenza biologica per assicurare politicamente un interesse ricreativo.
Quando uccidere dà gioia: perché la caccia per hobby non è un comportamento ricreativo normale
Persone che provano gioia nell'uccidere esseri viventi e pagare per farlo, mostrano dal punto di vista psicologico un comportamento ricreativo non normale. Questo comportamento contraddice meccanismi fondamentali di empatia, compassione e inibizione morale, come sono presenti nella maggior parte delle persone psicologicamente sane. Psicologicamente si tratta di comportamento violento deviante, anche quando è tollerato politicamente o culturalmente.
Proprio questa tolleranza viene attivamente sostenuta a livello europeo da organizzazioni come FACE. La lobby venatoria non solo difende politicamente la caccia per hobby, ma la normalizza comunicativamente come tradizione, conservazione della natura o presunta necessaria gestione della fauna selvatica. In questo modo FACE sposta sistematicamente il dibattito dalla realtà psicologica dell'uccisione verso una giustificazione morale che deresponsabilizza socialmente la violenza.
Il piacere dell'uccidere è una caratteristica classica della violenza basata sul piacere. L'atto violento stesso agisce da ricompensa. Non il risultato, non una necessità oggettiva, ma l'uccidere in sé. Questo schema è chiaramente descritto nella psicologia della violenza e non è un fenomeno marginale. Chi ignora o relativizza questo meccanismo, ignora conoscenze scientifiche consolidate.
Proteggendo la caccia per hobby come legittimo passatempo, FACE protegge implicitamente anche una problematica motivazione violenta. Chi vive la caccia per hobby principalmente come piacere e la difende politicamente, mostra una forma psicologicamente rilevante di propensione alla violenza, storicamente e strutturalmente affine a ideologie autoritarie, svalutazione della vita e una visione del mondo orientata al controllo. Il fatto che questo comportamento sia socialmente accettato o legalmente permesso non lo rende né psicologicamente innocuo né eticamente neutrale.
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