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Caccia

Massacro di 3’000 volpi nel Cantone di Berna

Il Cantone di Berna annuncia con orgoglio: 3.000 volpi abbattute. Ciò che viene spacciato come un «successo venatorio» non è in realtà altro che un massacro di esseri senzienti, privo di qualsiasi utilità ecologica o sociale.

Redazione Wild beim Wild — 30 ottobre 2025

Dietro ogni numero c'è un individuo: una volpe che muore miseramente per proiettili o pallini.

Molte non muoiono all'istante. Si trascinano ferite nelle loro tane, dissanguandosi nel dolore o agonizzando per giorni a causa di lesioni interne.

  • I cuccioli vengono abbandonati, muoiono di fame miseramente, perché la loro madre è stata abbattuta in campo aperto.
  • Le strutture sociali si sgretolano. Le volpi sono animali altamente sociali che vivono in gruppi familiari. Con ogni abbattimento si distrugge il loro tessuto sociale.
  • Sofferenza invece di tutela: i cacciatori ricreativi si vantano della «caccia etica», ma in realtà la caccia per le volpi significa: paura, panico, morte.

In nessun Cantone vengono abbattute più volpi che a Berna. Secondo le statistiche, l'anno scorso le cacciatrici e i cacciatori hanno ucciso 3.180 volpi rosse. Solo i caprioli vengono abbattuti più frequentemente. Poiché tuttavia la maggior parte delle volpi non viene utilizzata, ma finisce nei centri di raccolta delle carcasse, la caccia alla volpe è particolarmente controversa tra le critiche e i critici della caccia. Ad esempio, l'organizzazione per i diritti degli animali «IG Wild beim Wild» critica la caccia alla volpe come «un massacro privo di senso e maltrattamento di animali da parte dei cacciatori per hobby», scrive la Berner Zeitung oggi.

La favola dell'abbattimento necessario

La giustificazione ufficiale è una favola: la popolazione dovrebbe essere regolata, altrimenti le malattie dilagerebbero, la piccola selvaggina sarebbe minacciata. Eppure:

  • Scientificamente confutato: gli abbattimenti aumentano addirittura il tasso di natalità e attraggono nuovi animali. Il massacro è un barile senza fondo.
  • Il ruolo naturale della volpe: tiene sotto controllo le popolazioni di topi, si nutre di carogne e garantisce così l'igiene nei boschi e nei campi.
  • Il capro espiatorio dell'uomo: Non sono le volpi a minacciare la biodiversità, bensì i cacciatori ricreativi, l'industria agricola, i pesticidi e la distruzione degli habitat.
  • Letteratura scientifica: Studi sulla volpe rossa
  • I cacciatori diffondono malattie: Studio
  • La caccia favorisce le malattie: Studio
  • Il divieto della caccia inutile alla volpe è ormai necessario: Articolo
  • Il Lussemburgo proroga il divieto di caccia alla volpe: Articolo
  • Caccia alla selvaggina stanziale e malattie della fauna selvatica: Articolo

La macchina della caccia, la coercizione della tradizione e i presunti argomenti di tutela faunistica sovrastano in molti casi qualsiasi riflessione scientifica.

Anche dal punto di vista della protezione degli animali, una tale pratica venatoria è difficilmente giustificabile. L'uccisione di migliaia di volpi per tradizione, per la “cura della fauna selvatica” o come rituale solleva interrogativi etici. Si è forse verificato il contributo individuale alla vita di ogni femmina, maschio o cucciolo abbattuto? Probabilmente no.

La caccia come divertimento sanguinario

La nuda verità: questa caccia non serve alla natura, ma ai cacciatori ricreativi. Uccidono perché possono, perché la tradizione lo consente, perché vogliono assaporare il loro potere sugli animali.

  • Un hobby a spese delle vite altrui: mentre gli animali muoiono tra le sofferenze, i cacciatori ricreativi parlano di “liste di abbattimento” e “successo”.
  • Nessun rispetto per la vita: gli animali selvatici vengono degradati a bersagli, la loro esistenza ridotta a un numero nel rapporto venatorio.
  • Il sostegno sociale si affievolisce: sempre più persone riconoscono che la caccia ricreativa non è tutela faunistica, bensì un retaggio di una cultura del tempo libero cruenta.

Il numero di 3’000 volpi abbattute non è un successo venatorio, ma una dichiarazione di bancarotta morale. È giunto il momento di chiederci, come società: fino a quando vogliamo ancora permettere che gli animali selvatici vengano sacrificati per un hobby cruento praticato da persone di dubbia moralità? – IG Wild beim Wild

Catastrofe etica

3’000 volpi morte: sono 3’000 vite spezzate per nulla. Nessuna utilità scientifica, nessuna necessità ecologica, nessun fondamento morale.

  • Un animale senziente non è un bersaglio da colpire.
  • Chi uccide in questo modo tradisce ogni principio di compassione e rispetto.

Ciò che sarebbe davvero necessario

  • Cessazione immediata della caccia alla volpe. Le volpi si autoregolano.
  • Proteggere gli habitat invece di sparare: più strutture, meno pesticidi, e la selvaggina stanziale e gli uccelli nidificanti a terra si riprenderanno.
  • Etica invece di tradizione: abbiamo bisogno di una politica naturalistica basata sulla compassione e sulla scienza, non su pallini e cartucce.

Dossier: La volpe in Svizzera: il predatore più cacciato, senza alcuna lobby | Caccia alla volpe senza fatti: come JagdSchweiz inventa i problemi

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