Cacciatori a patente grigionesi: Tarzisius Caviezel se ne va, la linea sul lupo resta
Con Tarzisius Caviezel, all'assemblea dei delegati del 23 maggio 2026 a Disentis/Mustér, si è congedato dal vertice dell'associazione cantonale dei cacciatori a patente il più noto cacciatore per hobby dei Grigioni, ma il cambio al vertice difficilmente modificherà la linea favorevole all'abbattimento del lupo.

Caviezel ha fatto parte per nove anni del comitato dell'Associazione cantonale grigionese dei cacciatori a patente (BKPJV), inizialmente per tre anni come vicepresidente e, dal 2020, come presidente centrale.
Il limite di mandato lo costringe ora a ritirarsi. Alla 111ª assemblea dei delegati a Disentis/Mustér, i delegati avrebbero dovuto eleggere una successora o un successore. Il presidente uscente si è congedato con parole diplomatiche: ha provato «abuona soddisfazione» per il compito e conclude «con un occhio che ride e uno che piange».
Importante per inquadrare la questione: i Grigioni organizzano la caccia per hobby come caccia a patente. I privati ottengono una patente cantonale e con essa possono cacciare su tutto il territorio cantonale, senza assumersi una responsabilità di riserva fissa. L'associazione non è dunque un'organizzazione di protezione della natura, bensì la rappresentanza di interessi di una lobby armata del tempo libero, che opera in regime di autocontrollo. Chi la presiede plasma la voce cantonale dei cacciatori per hobby organizzati.
Un rappresentante con un passato
Chi ha rappresentato per nove anni i cacciatori per hobby dei Grigioni lascia dietro di sé più di parole diplomatiche di commiato. Caviezel siede dal 2010 anche nel comitato dell'associazione mantello nazionale JagdSchweiz, dove è responsabile del settore comunicazione. La caccia stessa la descrive come «una malattia febbrile dalla quale non può essere guarito», e cita con predilezione il celebre detto di Bismarck, secondo cui non si mente mai tanto quanto prima di un'elezione, in guerra e dopo la caccia. Per il presidente di un'associazione è un'ammissione notevolmente aperta su ciò da cui la caccia per hobby trae la propria motivazione. In effetti, la caccia per hobby ha sempre qualcosa di malato, in cui mentire è programma e gli animali selvatici sono coloro che ne pagano le conseguenze. Violenza e menzogne appartengono alla stessa moneta.
Piccante è questa funzione di comunicazione, perché la stessa associazione mantello ha ripetutamente tentato di mettere a tacere le voci critiche verso la caccia con denunce penali. Nel 2020 JagdSchweiz ha fallito davanti al tribunale penale del Cantone Ticino nel tentativo di impedire la copertura mediatica dell'IG Wild beim Wild. Il tribunale ha assolto la piattaforma e ha stabilito con sentenza passata in giudicato che una critica dura e basata sui fatti alla caccia per hobby non è diffamazione, ma è coperta dalla libertà di opinione. Nel procedimento è documentato il linguaggio dell'ambiente, in cui le critiche e i critici scomodi devono essere «messi a tacere» e «sparire dalla scena», ossia la cultura di quell'associazione che Caviezel rappresenta verso l'esterno.
Oltre i confini cantonali Caviezel è diventato noto a causa di un episodio del febbraio 2019. A Davos-Clavadel il suo cane da traccia non al guinzaglio ha inseguito un capriolo per le strade e lo ha ucciso. Testimoni oculari hanno accusato il cacciatore per hobby di aver poi preso a calci e percosso più volte il cane, cosa che Caviezel ha negato. L'Ufficio grigionese per la caccia e la pesca ha aperto un procedimento sulla questione se l'aver lasciato bracconare il cane violasse la legge sulla caccia. L'IG Wild beim Wild ha presentato denuncia. Anche nella sua presa di posizione sull'iniziativa grigionese sulla caccia del 2021 il presidente si è presentato come difensore di un sistema che nello stesso cantone comporta ogni anno oltre 1'000 denunce e multe a carico di cacciatrici e cacciatori per hobby. È questa miscela di carica pubblica, funzione di lobby e questioni documentate di benessere animale a rendere il presidente uscente una figura controversa.
Il lupo, tra «convivenza» e sostegno agli abbattimenti
Uno dei due temi costanti del suo mandato è stato il lupo. Caviezel si mostra conciliante: «Il lupo è immigrato naturalmente nei Grigioni e non è stato rilasciato. Dobbiamo imparare a convivere.» Nello stesso respiro sottolinea però che la popolazione «non deve diventare troppo grande», motivo per cui l'associazione sostiene l'Ufficio cantonale per la caccia e la pesca nella regolazione.
È proprio qui che sta la contraddizione. «Regolazione» significa, dall'entrata in vigore il 1° febbraio 2025 della revisione della legge sulla caccia abbattimento preventivo, ossia l'uccisione di lupi prima ancora che si sia verificato un danno. I Grigioni sono tra i cantoni che utilizzano questa pratica in modo più aggressivo. Nell'ambito dell'alta caccia 2025, cacciatrici e cacciatori per hobby autorizzati hanno potuto abbattere giovani esemplari di otto branchi e un lupo solitario nell'Alta Engadina. Il «sostegno» dell'associazione non è quindi un gesto simbolico: fornisce i tiratori per l'abbattimento proattivo.
Le dimensioni: a fine 2025 il cantone contava circa 12 branchi. A livello svizzero, l'Ufficio federale dell'ambiente ha autorizzato per il periodo di regolazione 2025/2026 l'uccisione di circa 115 lupi, 77 sono stati abbattuti. Scientificamente, l'utilità di questa politica resta controversa: gli esperti definiscono la regolazione proattiva un esperimento costoso senza solide basi ecologiche, che inasprisce piuttosto quei conflitti che dovrebbe attenuare. La «convivenza» conciliante e la partecipazione attiva all'abbattimento «di scorta» sono difficili da conciliare.
Disputa sui calibri: la tradizione batte la maggioranza
Il secondo tema ricorrente è stata la disputa sui calibri da caccia. I Grigioni sono l'unico cantone che impone la caccia con armi di grosso calibro a partire da 10,3 millimetri. Un anno fa i delegati hanno respinto un allentamento, deciso dal voto decisivo di Caviezel, sebbene personalmente fosse favorevole a una modifica: «Il comitato era contrario al cambio di calibro. Allora come presidente non posso decidere diversamente.»
L'episodio illustra un problema fondamentale della caccia per hobby. Sugli standard di equipaggiamento con conseguenze dirette per il benessere animale non decide un'autorità tecnica indipendente, bensì un'organizzazione di interessi che si autocontrolla. La tradizione si impone sulla valutazione personale del proprio presidente.
Alcol, sorveglianza e le lacune del sistema
Dietro il tono diplomatico si cela un sistema con lacune concrete di cui l'associazione è corresponsabile. Per la caccia per hobby non esiste in Svizzera un limite uniforme del tasso alcolemico: mentre per gli automobilisti vige lo 0,5 per mille, il diritto venatorio tace nella maggior parte dei cantoni. Proprio su questo punto interveniva l'iniziativa popolare grigionese «Per una caccia rispettosa della natura ed etica», che chiedeva limiti di alcolemia analoghi a quelli della circolazione stradale, nonché controlli periodici di idoneità e di precisione di tiro. I cacciatori per hobby grigionesi organizzati, ai cui vertici apparteneva Caviezel, hanno combattuto questa iniziativa presentandola come un attacco alle tradizioni. Soltanto Zurigo e Neuchatel hanno nel frattempo stabilito che chi si reca ripetutamente alla cerca in stato di ebbrezza perde l'autorizzazione di caccia. Nei Grigioni, il cantone con la più alta intensità venatoria, pochi guardiacaccia sorvegliano oltre 7'000 chilometri quadrati, i test alcolemici non sono previsti, e l'Ufficio cantonale per la caccia e la pesca registra anno dopo anno oltre 1'000 denunce e multe contro cacciatrici e cacciatori per hobby. Con l'immagine di una comunità venatoria ben formata e responsabile, coltivata dall'associazione, tutto ciò ha poco a che vedere.
Quando i bambini vengono abituati a uccidere
L'atteggiamento emerge con maggior chiarezza nella questione del ricambio generazionale. La stessa iniziativa chiedeva già nel 2014 che i bambini sotto i dodici anni non potessero essere portati a caccia né motivati alla caccia a scuola. Anche su questo punto i cacciatori per hobby si sono opposti. La Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia obbliga gli Stati, all'articolo 19, a proteggere i minori da ogni forma di violenza e a tutelarne l'integrità fisica e psichica. Chi combatte un'iniziativa che vuole iscrivere proprio questa tutela nel diritto venatorio antepone la tradizione alla protezione dei minori. Trasmettere ai bambini un passatempo il cui culmine è l'uccisione di un animale, e promuoverlo nelle scuole, non è una tradizione innocua, ma un precoce abituarsi all'arma, all'uccisione e alla violenza gratuita.
Ciò che resta, e ciò che Ginevra dimostra
Sul piano personale la dirigenza cambia, sul piano dei contenuti la rotta resta la stessa. L'associazione continua a considerarsi partner esecutivo di una politica di abbattimento non solo nei confronti del lupo. Che si possa fare diversamente lo dimostra il Cantone di Ginevra, che ha abolito la caccia per hobby nel 1974 e da allora affida la gestione della fauna selvatica a guardiacaccia formate e formati. Da oltre 50 anni questo sistema funziona Modello ginevrino, senza che le popolazioni selvatiche collassino. Un divieto di caccia cantonale divieto di caccia è sempre possibile in base al diritto federale, non serve alcuna modifica legislativa a Berna.
Per i Grigioni, dove cacciatori per hobby organizzati regolano i predatori che in ecosistemi intatti si autoregolerebbero in gran parte, resta aperta la domanda decisiva, indipendentemente da chi presiederà in futuro l'associazione: chi controlla in realtà i controllori?
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