21 giugno 2026, 07:42

Cerca

Caccia

Ginevra senza caccia per hobby: perché l'abbattimento dei cervi non è una prova contro il divieto di caccia

Una pubblicazione venatoria francese interpreta gli abbattimenti di regolazione ginevrini come una prova contro il divieto di caccia. I dati del cantone dicono il contrario.

Redazione Wild beim Wild — 21 giugno 2026

Verifica dei fatti. Una pubblicazione venatoria francese interpreta i nuovi abbattimenti di regolazione ginevrini come prova che un divieto di caccia non funziona. I dati del cantone dicono il contrario.

Il 10 giugno 2026 il Consiglio di Stato ginevrino ha deciso di proseguire gli abbattimenti di regolazione dei cervi nei boschi di Versoix e Collex-Bossy dal 1° novembre 2026 al 31 gennaio 2027. Una stagione aggiuntiva 2027/2028 sarà valutata in base ai risultati. Parallelamente vengono rinnovati anche gli abbattimenti di cinghiali dal 1° luglio 2026 al 30 giugno 2028.

La rivista «Le Chasseur Français» ha ripreso la decisione il 20 giugno 2026 traendone una conclusione di ampia portata: il caso dimostrerebbe «ancora una volta la necessità di gestire gli animali selvatici». In altre parole: persino il cantone di Ginevra, libero dalla caccia, non potrebbe fare a meno delle armi da fuoco, quindi servirebbe la caccia per hobby. Questa interpretazione non regge a una verifica.

Affermazione 1: «Il divieto di caccia non funziona»

I dati del cantone stesso dimostrano esattamente il contrario. Nell'inverno 2025/2026 la popolazione di cervi nei boschi interessati è scesa da 132 a 90 animali. L'intervento mirato di un piccolo numero di professionisti specializzati ha dunque funzionato. Il fatto che la pressione su colture e bosco continui a essere classificata come elevata non cambia nulla: uno strumento di gestione che produce effetti misurabili non è una prova di fallimento, bensì della sua efficacia.

Il punto decisivo: Ginevra regola dal 1974 senza un solo cacciatore per hobby. Gestione della fauna e caccia per hobby non sono affatto la stessa cosa. Chi equipara le due cose sfuma proprio il confine di cui si tratta. Lo stesso schema si osserva in numerosi altri spazi liberi dalla caccia in Europa, come mostra la nostra panoramica su dieci aree protette libere dalla caccia.

Affermazione 2: «Servono i cacciatori per hobby per regolare la natura»

A Ginevra nessuno impugna l'arma per il tempo libero. Gli abbattimenti vengono effettuati esclusivamente dai «gardes de l’environnement», i guardiacaccia cantonali. Si tratta di professionisti formati, impiegati statali, con un mandato chiaro, una procedura controllata e l'obbligo di rendere conto alle autorità.

È un modello fondamentalmente diverso dalla caccia di milizia, in cui privati cittadini abbattono animali selvatici nel loro tempo libero e per proprio conto. Il caso ginevrino non dimostra dunque che servano i cacciatori per hobby. Dimostra il contrario: una società democratica può gestire le proprie popolazioni selvatiche senza permettere l'uccisione di animali come attività ricreativa. Proprio questo modello dei guardiacaccia ginevrino sta attirando l'attenzione anche nella Svizzera centrale, ad esempio nel cantone di Zugo, che dopo uno studio non promuove più in modo proattivo la caccia alla volpe.

Affermazione 3: «Gli elevati numeri di cervi nascono nel cantone senza caccia»

Qui la rappresentazione favorevole alla caccia ignora il contesto geografico. Ginevra è una piccola enclave di circa 280 chilometri quadrati, quasi completamente circondata dalla Francia e dal cantone di Vaud, dove si caccia in modo intensivo.

Durante la stagione venatoria gli animali selvatici si ritirano sistematicamente nelle zone più tranquille e libere dalla caccia. Ginevra diventa così un'area di rifugio per animali che altrove vengono cacciati. Una parte considerevole della pressione sulle popolazioni non è dunque di origine interna, ma una conseguenza diretta della caccia per hobby oltre il confine cantonale. L'argomento può quindi essere ribaltato: non è il divieto di caccia a generare il problema, ma è la caccia per hobby tutt'intorno a spostarlo verso Ginevra.

L'alternativa ignorata: prevenzione invece di pallottola

L'IG Wild beim Wild chiede da anni di gestire le popolazioni di cervi con il principio attivo immunocontraccettivo GonaCon, anziché abbatterle. Il prodotto blocca in modo reversibile la riproduzione ed è in linea di principio ammesso come misura preventiva ai sensi dell'articolo 16 della legge ginevrina sulla fauna selvatica.

Il cantone respinge il metodo sostenendo che non sia possibile catturare un numero sufficiente di femmine di cervo per vaccinarle. I tribunali svizzeri hanno finora seguito questa posizione. La controversia non è però conclusa, ma dimostra che esistono approcci gestionali non violenti seriamente discussi. Nella narrazione favorevole alla caccia, semplicemente, non compaiono.

Ma soprattutto, questa narrazione ignora ciò che la popolazione ginevrina stessa desidera. In un sondaggio online dal 1° marzo al 30 aprile 2024, al quale potevano partecipare esclusivamente gli abitanti del cantone, il 67,39 per cento si è espresso a favore del controllo delle nascite tramite vaccinazione. Solo il 30,8 per cento ha sostenuto gli abbattimenti, l'1,63 per cento era senza opinione. La popolazione desidera quindi, con netta maggioranza, una gestione non violenta. Chi cita il caso ginevrino come prova della necessità degli abbattimenti si pone così anche contro la volontà dichiarata delle persone che vi abitano.

Nessuno vuole tornare alla caccia per hobby

È significativo ciò che a Ginevra non è proprio in discussione: il ritorno della caccia per hobby. Oltre cinquant'anni dopo il referendum popolare del 1974, nessuno chiede seriamente di abolire il divieto di caccia e di rimettere in campo i cacciatori ricreativi privati. L'intera disputa ruota attorno alla domanda di come regolare, se tramite guardiacaccia professionisti con l'arma o tramite contraccezione, non se la caccia per hobby debba tornare. Proprio questa ovvietà è il vero bilancio del modello ginevrino: un cantone si è abituato a una vita senza caccia ricreativa e non vuole più che sia diversamente.

La decisione ginevrina non è valida come testimone chiave a favore della caccia per hobby. Mostra che un cantone fa a meno della caccia ricreativa da oltre cinquant'anni, gestisce in modo misurabile le sue popolazioni selvatiche tramite pochi esperti, e che la sua elevata popolazione selvatica è essenzialmente co-causata dalla caccia nelle regioni limitrofe. Una maggioranza della popolazione ginevrina desidera inoltre il controllo delle nascite invece della pallottola, e nessuno chiede il ritorno della caccia per hobby. Lo stesso comunicato del Consiglio di Stato sottolinea espressamente che questo approccio è legato al fatto che il cantone è privo di caccia. Chi ne fa un'arringa a favore della caccia per hobby legge i fatti contro il loro stesso senso.

Come questo dibattito si estenda attualmente su più cantoni lo documenta la nostra campagna «Basta con la caccia alla volpe».

Maggiori informazioni sul tema della caccia per hobby: Nel nostro Dossier sulla caccia raccogliamo verifiche dei fatti, analisi e approfondimenti.

RESTIAMO IN CONTATTO!

Desideriamo inviarti le ultime novità e offerte nella newsletter.

Sostieni il nostro lavoro

Con la tua donazione aiuti a proteggere gli animali e a dare voce alla loro causa.

Dona ora