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Caccia

Trofei in Boemia, abbattimenti in Alsazia, carcasse su Instagram: Dominik Feusi e la caccia per hobby come visione del mondo

Lo scandalo del plagio attorno al vicecaporedattore del «Nebelspalter» Dominik Feusi ha raggiunto un pubblico più ampio. Ma chi vuole capire ciò che quest'uomo rappresenta davvero non deve occuparsi del commento sul Medio Oriente rubato. La vera storia si trova sul suo profilo Instagram pubblico. Lì Feusi documenta da anni che per lui la caccia per hobby non è una tradizione locale, ma uno stile di vita internazionale a spese del mondo animale.

Redazione Wild beim Wild — 31 maggio 2026

Un post del 4 ottobre 2023 mostra un capriolo morto disteso a terra accanto a un fucile.

Gli occhi vuoti dell'animale fissano il nulla. Feusi scrive a riguardo: «I am always thankful when everything was right and I had the chance to shoot an animal. It is like becoming part of this huge cicle of nature.» Hashtag: #jagd #hunting #nature #chasse #switzerland.

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Foto: Instagram @Feusl

Questa non è modestia. Questa è la classica ideologia della caccia per hobby allo stato puro: trasfigurare il proprio atto di uccisione come connessione spirituale con la natura, mettere in scena la morte di un animale come realizzazione personale e nobilitare il tutto con l'aura del «ciclo della natura». Ciò che manca in questa visione del mondo è l'animale stesso. Esiste come superficie di proiezione per i bisogni del tiratore, non come essere vivente senziente.

Il turismo venatorio come programma

Feusi non caccia solo a casa. Il suo profilo mostra un'estensione geografica che rende semplicemente azzeccata la parola «turista venatorio».

Nel maggio 2024 pubblica un post da Mašovice, nella regione di Plzeňský Kraj, nella Boemia occidentale, Repubblica Ceca. Feusi sorride accanto a un capriolo abbattuto in un campo di grano. Didascalia: «Il mio primo capriolo in Boemia, avvicinato alla cerca attraverso il campo aperto.» Hashtag: #jagd #bohemia #hunting #pirsch.

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Foto: Instagram @Feusl

Nel novembre 2023 si fa vivo dall'Alsazia e dai Vosgi in Francia. Gilet da caccia arancione, cappello, selfie davanti al bosco autunnale. «Saluti dal bosco. Sempre bello essere a #caccia.» #chasse #hunting #deerhunting #alsace.

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Foto: Instagram @Feusl

In Svizzera caccia regolarmente, documentando con primi piani di fucili, prospettive in soggettiva dall'altana e foto del trofeo. Nell'ottobre 2024 pubblica l'apertura della caccia al capriolo con uno sguardo che attraversa la canna del fucile fino al sottobosco: «Caccia al capriolo aperta.» #meateater. Nel novembre 2024 immortala in bianco e nero il suo penultimo giorno di caccia: «Saluti dal bosco, penultimo giorno di caccia.»

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Foto: Instagram @Feusl

Questo non è un cacciatore per hobby locale, che conosce e cura il suo bosco. Questo è turismo venatorio oltre i confini nazionali, in cui la riserva serve da scenografia per il prossimo abbattimento.

«Ready for the next deer»: l'arma come oggetto lifestyle

Un post del 6 novembre 2024 mostra una doppietta incisa aperta ripresa da vicino, due cartucce inserite (RWS Rottweil 12/70), sullo sfondo il terreno boschivo autunnale. Didascalia: «Ready for the next deer.» Hashtag: #hunting #stalking #outdoors #nature #arms.

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Foto: Instagram @Feusl

«The next deer». Non «un capriolo», non «selvaggina» come parte di un ecosistema. «The next deer» come il prossimo articolo di una lista. Il linguaggio tradisce l'atteggiamento: l'animale come prossimo bersaglio in una serie, l'arma come oggetto di scena in un'immagine curata. Questa non è cultura venatoria. Questa è la caccia come simbolo di status.

«Grato alla natura» e cosa significa

Nell'ottobre 2024 Feusi pubblica una foto del trofeo dalla Svizzera. Abbigliamento da caccia, pendio montano nebbioso, accanto a lui un capriolo appena abbattuto. Sorride. Didascalia: «Grato alla natura.» #jagd #hunting #meat #nature. 93 like.

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Foto: Instagram @Feusl

«Grato alla natura» è, nel linguaggio della caccia per hobby, una formula fissa per l'autoassoluzione morale: chi è grato ha buone intenzioni. Chi dice «natura» la protegge. Ciò che si vede nell'immagine smentisce il testo: un corpo morto, un tiratore sorridente, un'arma. La natura compare come scenografia di sfondo, non come sistema da proteggere.

Un post del 15 giugno 2025 rende questo rapporto con la natura ancora più evidente: una parete di cemento fittamente occupata, fiancheggiata da scaffali per il vino, fila dopo fila di crani di cervo e capriolo con corna montati. Il commento di Feusi: «Hunting trophies arranged at the wall.» Hashtag: #hunting #trophies #deer #switzerland.

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Foto: Instagram @Feusl

Il giorno in cui tutto crolla

C'è un dettaglio che lega indissolubilmente la vicenda della caccia e quella del plagio e che finora non era mai stato messo in luce con tanta chiarezza.

Il 2 ottobre 2024 Feusi pubblica una prospettiva in soggettiva dal bosco svizzero, fucile spianato, sguardo nel sottobosco. Didascalia: «Aperta la caccia al capriolo.» Il 3 ottobre 2024, un giorno dopo, appare sul «Nebelspalter» quell'articolo che ha copiato per circa il 90 per cento dal britannico «Telegraph».

Trofei in Boemia, abbattimenti in Alsazia: Dominik Feusi e la caccia per hobby come visione del mondo
Foto: Instagram @Feusl

Feusi stesso ha spiegato al «Blick» come è andata: quel giorno il «Nebelspalter» aveva urgente bisogno di un altro articolo, e lui era l'unico responsabile del sito web. Così tradusse un testo altrui, eliminò le indicazioni delle fonti e lo pubblicò sotto il proprio nome.

Ciò che Feusi non disse, ma che il suo Instagram mostra: era presumibilmente a caccia. Non a Palazzo federale. Non alla sua scrivania. Nel bosco, col fucile.

Questo è il vero punto cruciale di questa storia. Non il plagio come errore isolato di un giornalista oberato di lavoro, ma un cacciatore per hobby che dà più importanza alla sua giornata di caccia che alla sua professione, che mette in fretta una storia rubata per colmare il vuoto, commettendo così una frode giornalistica fondamentale. La caccia per hobby ha soppiantato il giornalismo. Non una volta, ma strutturalmente.

3’513 post, un tema: la messa in scena dell'uccidere e del mangiare

Il profilo Instagram di Dominik Feusi comprende oltre 3’500 contributi. Un filo conduttore attraversa gli anni: la documentazione sistematica di animali abbattuti e del loro successivo consumo. Caprioli appena abbattuti, cosce di capriolo crude sul tagliere, costolette di capriolo grigliate con l'hashtag #eatyourmeat, pareti di trofei piene di teschi, e in mezzo soppressata, Käsekrainer, Culatello di Zibello, prosciutto salato, salumi di ogni tipo.

Non è un occasionale account di cibo. È un'autorappresentazione mantenuta per anni, in cui l'uccidere e il mangiare animali viene posto al centro di un'identità pubblica. Gli hashtag sono rivelatori: #hunting #eatyourmeat #venison #jagd #meat #trophies. Nessuna parola su sostenibilità, ecologia o benessere animale. Uccidere come stile di vita, mangiare come dichiarazione.

Ciò che Feusi consuma e documenta è classificato chiaramente dal punto di vista medico. L'OMS/IARC classifica la carne lavorata, cioè quella salata, affumicata e fermentata come salsicce e prosciutto, come cancerogeno di gruppo 1: cancerogeno per l'essere umano. È la stessa categoria di evidenza del fumo di tabacco e dell'amianto.

La lobby della caccia per hobby da anni vende la carne di selvaggina come alternativa sana e naturale alla carne industriale. Ciò che mostra il profilo di Feusi è l'opposto di questa narrazione: consumo massiccio di carne lavorata e di selvaggina rossa, combinato con l'uccisione di animali come passatempo, documentato con l'hashtag #eatyourmeat. Non legame con la natura. Consumo come identità.

Valorizzare l'habitat? È vero il contrario

La lobby della caccia per hobby ripete come un mantra che la caccia per hobby protegge l'habitat ed è necessaria per l'«equilibrio» delle popolazioni di animali selvatici. Il profilo Instagram di Feusi mostra cosa c'è davvero dietro.

Un uomo che in Repubblica Ceca abbatte il suo «primo capriolo in Boemia», che in Alsazia attende all'appostamento i cervi e che in Svizzera «inaugura» la caccia al capriolo, non si interessa della valorizzazione dell'habitat. Si interessa del prossimo abbattimento. La riserva non è un territorio che conosce e protegge, ma una risorsa che sfrutta, e per giunta oltre confine.

Il turismo venatorio è l'opposto della protezione dell'habitat. Porta tiratori estranei al luogo in riserve che non conoscono né di cui rispondono a lungo termine. Non riduce le popolazioni di animali selvatici secondo criteri ecologici, ma secondo il criterio della migliore esperienza di tiro. Maggiori informazioni sull'inquadramento scientifico di questi miti si trovano nel nostro dossier sulla caccia per hobby.

«Cacciatore di selvaggina»: il profilo dell'autore come documento

Tutto questo sarebbe una questione privata se non fosse riportato sulla pagina ufficiale degli autori del suo datore di lavoro. Il «Nebelspalter» descrive pubblicamente Feusi come «storico, svittese e cacciatore, sia di selvaggina sia di buone storie». La sua identità di cacciatore per hobby non era un segreto. Era parte della sua autorappresentazione professionale come giornalista di Palazzo federale, elencata alla pari della sua formazione accademica.

Dominik Feusi
Screenshot Nebelspalter

Un giornalista di Palazzo federale, il cui editore lo promuove come cacciatore per hobby attivo e turista venatorio internazionale, non è un osservatore indipendente della politica federale. È un rappresentante di interessi con la tessera stampa. Il conflitto di interessi non era nascosto. Era un programma.

Un ambiente che si smaschera da solo

Il caso Feusi non è un incidente di percorso. È il risultato coerente di un ambiente che antepone l'opinione al mestiere, l'ideologia all'integrità e le relazioni all'indipendenza. Ciò che il suo profilo Instagram documenta da anni è l'ideologia della caccia per hobby nella sua forma più cruda: uccidere animali come realizzazione spirituale, carcasse come contenuto lifestyle, riserve internazionali come bene di consumo e il rischio di cancro classificato dall'OMS come menù messo in scena con orgoglio.

Chi comprende questo, comprende anche il «Nebelspalter». E chi comprende il «Nebelspalter», comprende perché un serio giornalista parlamentare come Fabian Schäfer abbia lasciato la testata prima ancora che Feusi avesse lavorato un solo giorno.

Altro sul tema della caccia per hobby: Nel nostro dossier sulla caccia raccogliamo fact-check, analisi e approfondimenti.

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