La fiera di caccia di Dortmund: Una commissione etica che non caccia
Da anni la fiera «Jagd & Hund» di Dortmund vende viaggi di caccia su elefanti, leoni e altri animali selvatici come intrattenimento per il tempo libero. Una commissione etica appositamente istituita dalla città doveva esaminare questa pratica. Ma fino ad oggi rimane poco chiaro se stia davvero lavorando seriamente.
Ogni anno migliaia di cacciatrici e cacciatori per hobby si recano in pellegrinaggio a Dortmund, quando nelle Westfalenhallen la fiera «Jagd & Hund» apre i suoi battenti.
Davanti agli ingressi si posizionano organizzazioni per la protezione degli animali che protestano contro le offerte di viaggi di caccia ai trofei. La fiera si mette in scena come punto d'incontro per «equità venatoria» e «connessione con la natura», mentre all'interno dei padiglioni gli abbattimenti di animali selvatici vengono commercializzati come esperienze turistiche.
Nella categoria caccia per hobby su wildbeimwild.com mostriamo da anni quanto tali eventi si siano allontanati da un'etica contemporanea nel rapporto con gli animali selvatici. Alla fiera di Dortmund tuttavia questa discrepanza diventa particolarmente evidente, perché qui operatori di viaggi di caccia internazionali, associazioni venatorie e industria delle armi si presentano in stretta vicinanza.
La commissione etica come foglia di fico
Sotto pressione politica, il consiglio comunale di Dortmund ha istituito nel 2023 una commissione etica che doveva occuparsi della caccia grossa e delle offerte fieristiche. Ufficialmente si tratta di verificare se i viaggi di caccia ai trofei siano compatibili con i valori della città. Nella pratica è finora poco riconoscibile che l'organismo lavori effettivamente: non è chiaro quante volte la commissione si sia riunita, se esistano verbali e quali criteri debbano valere per la valutazione dei viaggi di caccia.
Invece di creare trasparenza e linee guida chiare, la commissione agisce come una foglia di fico politica. Mentre alla fiera continuano ad essere offerti viaggi su elefanti e altri animali selvatici, la città resta debitrice di risposte. La responsabilità viene esternalizzata in una struttura opaca che è praticamente invisibile al pubblico.
La caccia ai trofei come modello di business
L'argomentazione degli operatori di viaggi di caccia segue uno schema noto: la caccia ai trofei servirebbe presumibilmente alla protezione delle specie e alla popolazione locale, perché le licenze di caccia porterebbero denaro nelle casse di stati e comuni. Così ad esempio nel contesto del Botswana si parla di una «sovrappopolazione» di elefanti, il cui abbattimento dovrebbe proteggere la natura e alleggerire altre specie.
Questa narrazione esclude domande centrali: chi definisce una «sovrappopolazione», quali soluzioni alternative di conflitto sono state esaminate, e quanto degli introiti della caccia arriva effettivamente alle comunità locali e alla protezione degli habitat? In molti casi si dimostra che la caccia ai trofei è soprattutto un modello di business lucrativo per tour operator, grandi proprietari terrieri e una piccola clientela benestante del Nord globale, mentre gli animali selvatici pagano il prezzo.
Politica comunale tra cura dell'immagine e responsabilità
Dortmund è emblematica di un problema più grande: la politica comunale vuole mantenere eventi economicamente attrattivi senza dover professare apertamente caccia ai trofei e abbattimenti di animali selvatici. Una commissione etica suona come senso di responsabilità, ma sposta il confronto in uno spazio di fondo difficilmente controllabile. Finché non si conoscono criteri chiari, decisioni e conseguenze, resta l'impressione che la commissione debba soprattutto disinnescare la pressione politica.
Per una città che vuole rappresentare credibilmente protezione delle specie e sostenibilità, il passo sarebbe ovvio: regole trasparenti, un divieto di offerte di caccia ai trofei in sale pubbliche e un posizionamento chiaro contro la commercializzazione dell'abbattimento di specie minacciate come divertimento ricreativo.
Perché il tema riguarda anche la Svizzera
Ciò che succede a Dortmund non è affatto irrilevante per la Svizzera. Cacciatori per hobby svizzeri partecipano a tali viaggi di caccia, e i modelli argomentativi della caccia ai trofei, dalle presunte «sovrappopolazioni» all'affermazione di proteggere così la natura, sono identici alle giustificazioni che osserviamo anche nel dibattito locale sulla caccia per hobby.
Chi vuole capire quanto strettamente siano intrecciate caccia per hobby, industria dei viaggi di caccia e lobbying politico, trova su wildbeimwild.com analisi.
approfondite. La fiera di caccia di Dortmund mostra quanto l'industria venatoria si sia allontanata da un'etica contemporanea nel rapporto con gli animali selvatici e quanto urgentemente serva una critica indipendente e basata sui fatti.
Pressione di 23 organizzazioni per la protezione di animali e natura
Quanto grande sia ormai la pressione all'azione lo mostra una lettera attuale di Pro Wildlife e altre 22 organizzazioni per la protezione degli animali, della natura e delle specie al sindaco di Dortmund e al consiglio comunale. In essa le associazioni riassumono i risultati di una perizia giuridica che dimostra chiaramente: i fornitori che in Germania commercializzano viaggi di caccia per trofei si muovono in una zona grigia dal punto di vista penale, poiché possono prestare assistenza all'uccisione di vertebrati senza «ragione valida», anche quando gli abbattimenti sono legalmente autorizzati all'estero.
La perizia delinea inoltre percorsi concreti su come la città potrebbe impedire le offerte di caccia per trofei alla fiera: dalla finalità fieristica più limitata («caccia senza viaggi di caccia») a condizioni di partecipazione più severe fino a disposizioni nella delibera di autorizzazione che vietino esplicitamente la promozione e la vendita di viaggi di caccia per trofei.
Al contempo le organizzazioni criticano l'ulteriore rinvio della commissione etica e fanno appello a Dortmund perché si dimostri all'altezza del suo ruolo di «città della sostenibilità» e conduca la fiera verso un futuro rispettoso della fauna selvatica e libero da offerte di caccia per trofei.
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