24 aprile 2026, 16:37

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Mondo animale

Predatori in Svizzera: lupo, lince, volpe & Co.

Nella comunicazione ufficiale si parla spesso di «grandi carnivori» quando si tratta di lupo, lince o orso. Questo termine evoca immagini di paura, oscura il ruolo ecologico di questi animali e viene utilizzato dalla lobby della caccia come strumento politico. Noi parliamo consapevolmente di predatori, perché è un termine tecnicamente più preciso e mette l'accento sul rapporto naturale tra le prede e i loro predatori.

Redazione Wild beim Wild — 24 aprile 2026

Questo articolo offre una panoramica sui principali predatori in Svizzera: lupo, lince, volpe, tasso e altre specie nel mirino della caccia ricreativa.

Mostra quale ruolo svolgono nell'ecosistema, perché vengono sistematicamente combattuti e quali alternative esistono agli abbattimenti e alle narrative della lobby.

Ulteriori conoscenze di base sulla caccia e sui cacciatori ricreativi sono disponibili nel dossier sulla caccia in Svizzera e negli articoli «Cacciatori per hobby, cosa sono?» e «Il cacciatore ricreativo nel XXI secolo».

1. Perché parliamo di predatori e non di «grandi carnivori»

Il termine «grandi carnivori» non è un'espressione tecnica neutrale, bensì un termine di lotta politica. Evoca l'immagine di animali grandi e pericolosi che presumibilmente abbattono «troppi» caprioli, cervi o animali da reddito e che quindi dovrebbero essere «controllati». Lo stesso comportamento animale viene invece definito, nel caso dei cacciatori ricreativi, come svago, tradizione o «gestione faunistica».

Il termine predatori descrive invece un ruolo ecologico: animali che cacciano e mangiano altri animali. Tra questi non ci sono solo il lupo, la lince e l'orso, ma anche la volpe, il tasso, la martora, i rapaci e i gufi. Tutti fanno parte di reti alimentari complesse, contribuiscono alla regolazione delle popolazioni e impediscono un ulteriore impoverimento dei paesaggi.

Chi definisce i predatori un «problema» ignora che essi fanno parte degli ecosistemi da millenni e che i veri fattori di disturbo provengono soprattutto dall'agricoltura, dall'industria del tempo libero e dalla caccia ricreativa. Maggiori informazioni su questa prospettiva sono disponibili nell'articolo «Cosa sono i predatori e quale ruolo svolgono?».

2. Il lupo in Svizzera: combattuto politicamente, necessario ecologicamente

Il lupo è diventato, dal suo ritorno in Svizzera, il simbolo del dibattito polarizzato tra lobby della caccia, agricoltura di montagna e protezione degli animali. Mentre cantoni come il Vallese propagano una «regolazione proattiva» e liberano interi branchi all'abbattimento, ricercatori e organizzazioni per la protezione degli animali sottolineano l'importante ruolo del lupo nei nostri ecosistemi.

Come predatore, il lupo caccia principalmente cervi, caprioli e camosci. Riduce le popolazioni eccessive, garantisce una selezione naturale e modifica il comportamento delle prede, ad esempio inducendole a sostare meno a lungo nelle aree sensibili. Nel lungo periodo, ciò può contribuire a sollevare le foreste, che oggi soffrono massicciamente di brucatura e frammentazione.

Allo stesso tempo, il lupo viene strumentalizzato politicamente: come pericolo per gli animali da reddito, come presunto responsabile di «sovrappopolazioni» o come minaccia per la popolazione. I dati di fatto mostrano un quadro diverso: pochissimi incidenti confermati con esseri umani, numerosi attacchi al bestiame che si sarebbero potuti evitare e una politica che preferisce sparare piuttosto che investire in modo sistematico nella protezione delle greggi.

Ulteriori informazioni sulle popolazioni, gli abbattimenti, la protezione delle greggi e sulle attività di lobby legate al lupo sono disponibili nell'articolo «Il lupo in Svizzera: fatti, politica e i limiti della caccia».

3. Lince: specie chiave, capro espiatorio e vittima del bracconaggio

La lince è una delle specie chiave nelle foreste svizzere. Caccia principalmente caprioli, influenzando direttamente le loro popolazioni e i loro spostamenti nello spazio. La tesi secondo cui le linci mangerebbero «troppi camosci» è una delle narrazioni preferite dalle associazioni venatorie, ma viene ampiamente ridimensionata da dati e studi.

Predatore autoctono, la lince era stata a lungo sterminata in Svizzera e fu reintrodotta solo nel XX secolo. Ancora oggi la sua distribuzione è lacunosa, geneticamente in parte impoverita, e incontra una forte opposizione da parte di alcuni settori della caccia e dell'agricoltura. Le uccisioni illegali e la scomparsa silenziosa di esemplari rimangono spesso irrisolte o prive di conseguenze.

Questo rende la lince doppiamente vulnerabile: giuridicamente protetta, ma di fatto minacciata sia dagli abbattimenti legali nell'ambito del piano lince sia dal bracconaggio. Nell'articolo «La lince in Svizzera: predatore, specie chiave e oggetto di contesa politica» illustriamo quanto strettamente siano intrecciate le questioni ecologiche, venatorie e giuridiche in questo contesto.

4. Volpe e tasso: «collaboratori» indispensabili degli ecosistemi

4.1 Volpe: cacciatrice di topi, consumatrice di carogne e ausilio igienico

Mentre il lupo e la lince sono oggetto di dibattito pubblico, le volpi figurano tra i predatori più uccisi in Svizzera, spesso senza grande attenzione mediatica. Anno dopo anno, decine di migliaia di volpi vengono abbattute in nome della «regolazione delle popolazioni», della «prevenzione delle epidemie» o della «protezione della piccola selvaggina».

Le volpi si nutrono tuttavia principalmente di topi, carogne e rifiuti. Regolano le popolazioni di roditori, ripuliscono le carcasse e contribuiscono così all'igiene dell'ecosistema. Laddove le volpi vengono intensamente perseguitate, i roditori e i problemi a essi correlati possono aumentare. Anche il timore per l'echinococcosi alveolare è fortemente esagerato: il rischio di infezione per gli esseri umani nella vita quotidiana è molto basso e può essere minimizzato con semplici misure igieniche.

Nel contributo «Cosa sono i predatori e quale ruolo svolgono?» e in ulteriori articoli su wildbeimwild.com viene illustrato quanto la caccia alla volpe serva soprattutto come terreno venatorio tradizionale e quanto poco abbia a che fare con la moderna medicina della fauna selvatica o con l'ecologia.

4.2 Tasso: ingegnere dell'ecosistema anziché «animale nocivo»

Il tasso europeo soffre molto della sua cattiva reputazione di «animale nocivo» e «scavatore di gallerie» che, secondo alcuni, metterebbe a rischio strade o superfici agricole. In realtà è un importante lavoratore del suolo che, con le sue tane, crea habitat per numerose altre specie e introduce materiale organico nel terreno.

Da onnivoro, il tasso si nutre di lombrichi, insetti, frutti, piccoli mammiferi e carogne. Contribuisce così alla rimescolazione dei suoli, al controllo dei parassiti e alla base alimentare di altre specie. Ciononostante, in molti cantoni viene cacciato tutto l'anno o per lunghi periodi.

Un approfondimento sul ruolo del tasso come «ingegnere dell'ecosistema» è disponibile nei vostri contributi sulla biodiversità nel paesaggio rurale e nel materiale in francese dedicato al tasso.

5. Rapaci, gufi e altri predatori

Oltre ai noti predatori mammiferi, i rapaci e i gufi svolgono un ruolo centrale negli ecosistemi svizzeri. Poiane, nibbi, sparvieri, gufi reali, allocchi e altre specie regolano i piccoli mammiferi, consumano carogne e contribuiscono a mantenere stabili le reti alimentari.

Sebbene molte di queste specie siano oggi protette dalla legge, continuano a soffrire a causa della persecuzione illegale, degli abbattimenti, degli avvelenamenti, della distruzione dei nidi e della perdita di habitat. Laddove la lobby venatoria cerca di attribuire ai rapaci la responsabilità del declino della selvaggina minuta, si tende volentieri a ignorare quanto la distruzione degli habitat, l'agricoltura intensiva e la stessa caccia ricreativa abbiano ridotto le popolazioni di selvaggina minuta.

Il dibattito sulla «regolazione» dei rapaci nell'ambito di proposte e iniziative mostra quanto profonda sia l'avversione nei confronti dei predatori in certi ambienti. Invece di riconoscerne il valore ecologico, si vuole farne nuovamente un bersaglio.

6. Gestione dei predatori: il modello ginevrino come alternativa

Il modello ginevrino mostra come possa apparire un rapporto diverso con i predatori: una gestione professionale della fauna selvatica affidata a guardiacaccia anziché a cacciatori ricreativi, regole chiare e una priorità accordata alla protezione e alla coesistenza. In questo approccio i predatori non sono considerati avversari, ma parte integrante del sistema.

Nel contributo «Gestione dei predatori: il lupo, la volpe e il modello ginevrino» viene illustrato come i conflitti con la fauna selvatica possano essere risolti in modo diverso rispetto alla caccia ricreativa: attraverso il monitoraggio, la prevenzione, il miglioramento degli habitat e interventi professionali in casi eccezionali, anziché attraverso la violenza del tempo libero e le pressioni delle lobby.

Tali approcci sono orientati al futuro perché integrano ecologia, benessere animale e sicurezza, e considerano i predatori come alleati di un paesaggio sano.

7. Perché la caccia ricreativa combatte i predatori

Molti conflitti con i predatori hanno meno a che fare con danni oggettivi che con un senso leso di proprietà. Quando lupo, lince o volpe cacciano caprioli, cervi o selvaggina minuta, i cacciatori ricreativi vi vedono una concorrenza per «la loro» selvaggina. La reazione è di conseguenza veemente, dalle campagne politiche fino alla persecuzione illegale.

Si aggiunge il fatto che i predatori minano il racconto della lobby venatoria. Quando lupo, lince e altri predatori regolano comprovabilmente le popolazioni e alleviano la pressione sulle foreste, il narrativo della «regolazione indispensabile» da parte dei cacciatori ricreativi perde ogni fondamento. L'esistenza dei predatori svela la caccia per ciò che essa è in gran parte in Svizzera: violenza sugli animali come passatempo.

Ulteriori informazioni sulla dimensione psicologica di questa violenza, sulle motivazioni dei cacciatori ricreativi e sulle conseguenze sociali si trovano nella categoria Psicologia & caccia e nel contributo «Porre fine alla violenza sugli animali nel tempo libero».

8. Promuovere i predatori invece di combatterli

Una moderna politica faunistica in Svizzera non dovrebbe più trattare i predatori come un problema, bensì come alleati per la biodiversità, la salute delle foreste e la protezione del clima. In concreto, ciò significa: collegare gli habitat, garantire i corridoi faunistici, ridurre al minimo i disturbi, limitare drasticamente gli abbattimenti e perseguire con fermezza la caccia illegale.

Allo stesso tempo è necessario un cambiamento di mentalità nel rapporto con gli animali da allevamento: protezione delle greggi invece di abbattimenti, consulenza invece di polemiche e una politica agricola che non contrapponga predatori e animali da reddito. Laddove i predatori potranno costruire popolazioni stabili nel lungo periodo, la necessità della caccia ricreativa come «strumento di regolazione» diminuirà ulteriormente.

Alternative concrete alla caccia ricreativa – dal modello delle guardie faunistiche alla promozione dei predatori fino alle riforme giuridiche – sono raccolte nel contributo «Alternative alla caccia ricreativa» Lì trovi anche «Il modello delle guardie faunistiche – gestione della fauna selvatica con codice etico», che mostra come una gestione professionale possa funzionare senza la caccia ricreativa.

9. Approfondimenti e possibilità di impegnarsi attivamente

Chi desidera approfondire il tema dei predatori in Svizzera troverà su wildbeimwild.com una raccolta in continua crescita di contributi, analisi e modelli:

Più i predatori vengono compresi, più sarà difficile per le organizzazioni di lobbying strumentalizzarli come nemici da combattere. La conoscenza è qui il primo passo, l'azione politica il successivo.

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