Un anno su un albero: cosa hanno davvero bisogno gli animali selvatici
Un uomo ha posizionato una telecamera nascosta su un faggio anonimo nel Parco Nazionale d'Abruzzo in Italia e l'ha lasciata in funzione per 365 giorni.
Ciò che la telecamera ha catturato va ben oltre la semplice documentazione naturalistica.
È una prova silenziosa e straordinaria del fatto che gli animali selvatici non sono «effettivi» da regolamentare, bensì esseri senzienti e sociali all'interno di un ecosistema complesso e autoregolante.
Il faggio si trova all'incrocio di due valli nei pressi di Pescasseroli, nel cuore di una delle faggete più antiche d'Europa, un luogo oggi candidato al riconoscimento come Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO. Qui, dove l'intervento umano è minimo, si rivela come gli animali selvatici convivano in un equilibrio naturale.
Davanti alla telecamera compaiono cervi, tassi, cinghiali, volpi, lupi e persino un orso. Arrivano, annusano, marcano il territorio e proseguono. Nessun caos, nessuna sovrappopolazione, nessuna «specie nociva». Solo la convivenza ordinata e silenziosa di una comunità che si autoregola da millenni.
Queste riprese ci mostrano ciò che la lobby dei cacciatori ricreativi tace da decenni: la natura non ha bisogno di cacciatori per hobby. Funziona meglio dove l'essere umano la lascia in pace. Ogni odore, ogni graffio sul tronco fa parte di un sistema di comunicazione che funziona perfettamente senza alcun controllo umano.
In Italia, come in Svizzera o in Germania, agli animali selvatici viene spesso attribuita la colpa di «danni» agli alberi, ai campi o dei rischi per il traffico. Eppure chi osserva attentamente lo riconosce: il vero problema non è la fauna selvatica. È il cacciatore ricreativo che, attraverso la caccia, la frammentazione degli habitat e le monocolture agricole, distrugge quell'equilibrio che animali come il lupo, l'orso e il cervo mantengono da millenni.
Il video del faggio è quindi più di un documentario naturalistico. È una protesta silenziosa. Un appello a guardare con attenzione e a smettere finalmente di sparare lì dove si dovrebbe invece provare meraviglia.
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