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Animali selvatici

Un anno su un albero: cosa hanno davvero bisogno gli animali selvatici

Un uomo ha posizionato una telecamera nascosta su un faggio anonimo nel Parco Nazionale d'Abruzzo in Italia e l'ha lasciata in funzione per 365 giorni.

Redazione Wild beim Wild · 3 novembre 2025

Ciò che la telecamera ha catturato va ben oltre la semplice documentazione naturalistica.

È una prova silenziosa e straordinaria del fatto che gli animali selvatici non sono «effettivi» da regolamentare, bensì esseri senzienti e sociali all'interno di un ecosistema complesso e autoregolante.

Il faggio si trova all'incrocio di due valli nei pressi di Pescasseroli, nel cuore di una delle faggete più antiche d'Europa, un luogo oggi candidato al riconoscimento come Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO. Qui, dove l'intervento umano è minimo, si rivela come gli animali selvatici convivano in un equilibrio naturale.

Davanti alla telecamera compaiono cervi, tassi, cinghiali, volpi, lupi e persino un orso. Arrivano, annusano, marcano il territorio e proseguono. Nessun caos, nessuna sovrappopolazione, nessuna «specie nociva». Solo la convivenza ordinata e silenziosa di una comunità che si autoregola da millenni.

Queste riprese ci mostrano ciò che la lobby dei cacciatori ricreativi tace da decenni: la natura non ha bisogno di cacciatori ricreativi. Funziona meglio dove l'essere umano la lascia in pace. Ogni odore, ogni graffio sul tronco fa parte di un sistema di comunicazione che funziona perfettamente senza alcun controllo umano.

In Italia, come in Svizzera o in Germania, agli animali selvatici viene spesso attribuita la colpa di «danni» agli alberi, ai campi o dei rischi per il traffico. Eppure chi osserva attentamente lo riconosce: il vero problema non è la fauna selvatica. È il cacciatore ricreativo che, attraverso la caccia, la frammentazione degli habitat e le monocolture agricole, distrugge quell'equilibrio che animali come il lupo, l'orso e il cervo mantengono da millenni.

Il video del faggio è quindi più di un documentario naturalistico. È una protesta silenziosa. Un appello a guardare con attenzione e a smettere finalmente di sparare lì dove si dovrebbe invece provare meraviglia.

Altro sul tema della caccia ricreativa: Nei nostri Dossier sulla caccia ricreativa raccogliamo verifiche dei fatti, analisi e reportage di approfondimento. Le prove scientifiche sono raccolte nella panoramica Studi sugli effetti della caccia ricreativa.

La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.

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