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FAQ

JagdSchweiz vs. Scienza: verifica dei fatti sulle affermazioni principali

Le affermazioni lobbistiche a confronto con lo stato della ricerca, punto per punto

Redazione Wild beim Wild — 10 aprile 2026

JagdSchweiz diffonde in brochure, sul proprio sito web e in dichiarazioni politiche affermazioni chiave che non reggono a un confronto sistematico con lo stato della biologia della fauna selvatica.

«La caccia è protezione della natura», «senza la caccia le popolazioni di selvaggina proliferano incontrollate», «I cacciatori ricreativi forniscono un contributo indispensabile alla biodiversità»: le evidenze scientifiche contraddicono nella sostanza la maggior parte di queste affermazioni.

JagdSchweiz come attore politico

JagdSchweiz non è soltanto un'associazione sportiva che organizza hobbisti. L'associazione è un attore politico ben radicato, con accesso diretto ai parlamenti cantonali e federali, ai media e alle istituzioni educative. La sua influenza sulla percezione pubblica della caccia ricreativa è considerevole.

Il fact-check della brochure di JagdSchweiz sottopone le principali pubblicazioni dell'associazione a un esame critico. Il risultato: molte affermazioni non sono scientificamente sostenibili, sono formulate in modo tendenzioso o si basano su fonti obsolete o selezionate arbitrariamente. La strategia di JagdSchweiz non è la trasmissione del sapere, bensì la cura dell'immagine, come dimostra il dossier sulle associazioni venatorie e l'influenza politica.

«La caccia è protezione della natura»: l'affermazione centrale

L'affermazione probabilmente più diffusa di JagdSchweiz recita, in sostanza: le cacciatrici e i cacciatori ricreativi svolgono un'attiva opera di protezione della natura regolando le popolazioni di selvaggina, curando gli habitat e gestendo la fauna selvatica. Questa affermazione oscura una distinzione fondamentale: la protezione della natura è un'azione scientificamente fondata e orientata al bene comune. La caccia ricreativa è un'attività del tempo libero il cui obiettivo primario è l'abbattimento di animali.

La biologia della fauna selvatica dimostra che le popolazioni di animali selvatici si autoregolano quando gli habitat sono intatti. I predatori, la disponibilità di cibo e il clima governano le popolazioni senza intervento umano. Il dossier su caccia e biodiversità dimostra che la caccia ricreativa, in determinate condizioni, può persino influenzare negativamente la biodiversità: attraverso l'abbattimento selettivo di esemplari forti, il disturbo degli animali selvatici in fasi sensibili e lo spostamento verso habitat inadeguati, minando i meccanismi naturali di regolazione.

«Senza caccia, le popolazioni proliferano in modo incontrollato»

Questa affermazione è una delle più efficaci nella comunicazione della lobby venatoria. Implica che i meccanismi naturali di regolazione fallirebbero senza l'intervento umano. La scienza contraddice chiaramente questa tesi.

I predatori naturali come il lupo, la lince e l'orso erano, fino alla loro estirpazione da parte dell'uomo, i veri regolatori delle popolazioni. Laddove queste specie tornano oggi, stabilizzano le popolazioni di selvaggina in modo più efficace di quanto i cacciatori ricreativi potrebbero mai fare. La scomparsa dei predatori naturali non è un problema della natura che i cacciatori ricreativi risolvono, bensì un problema causato dall'uomo. Il lupo in Svizzera e il dossier sulla lince mostrano come funzionano i processi naturali di regolazione e come la lobby venatoria ne ostacoli sistematicamente il ritorno.

«I cacciatori conoscono meglio la natura»

JagdSchweiz afferma implicitamente ed esplicitamente che i cacciatori ricreativi possiedono una profonda conoscenza della natura che li predestina come decisori nella gestione della fauna selvatica. Questa assunzione non è supportata empiricamente.

La licenza di caccia in Svizzera richiede una formazione incentrata sulle competenze pratiche venatorie, non sull'ecologia della fauna selvatica o sulla biologia della conservazione. I ricercatori professionisti di fauna selvatica e gli ecologi dispongono di una solida formazione scientifica che i cacciatori ricreativi generalmente non possono vantare. La lobby venatoria sfrutta strategicamente l'immagine del cacciatore in sintonia con la natura per rivendicare competenze decisionali che non sono scientificamente giustificate.

«I cacciatori finanziano la protezione della natura»

Le associazioni venatorie sottolineano i contributi finanziari dei cacciatori ricreativi a progetti di custodia, sistemazione di biotopi e risarcimento dei danni alla selvaggina. In effetti, i cacciatori ricreativi pagano tasse di licenza e svolgono occasionale lavoro volontario. Ciò che viene taciuto è che l'utilità di queste attività non è stata valutata in modo indipendente e che i costi che la caccia ricreativa genera per la collettività non vengono computati in contropartita.

Il dossier Quanto costa davvero alla Svizzera la caccia ricreativa dimostra che i sussidi pubblici, il carico amministrativo e i costi esterni non figurano in nessun bilancio presentato da JagdSchweiz. Un calcolo completo costi-benefici avrebbe un aspetto ben diverso da quello comunicato dalla lobby.

Utilizzo selettivo delle fonti da parte della lobby

Un pattern ricorrente nel materiale di comunicazione di JagdSchweiz è l'utilizzo selettivo di fonti scientifiche. Gli studi che descrivono la caccia ricreativa in determinati contesti come strumento di regolazione della popolazione vengono estrapolati e generalizzati. Gli studi che dimostrano gli effetti negativi della caccia ricreativa vengono ignorati.

Questo approccio di cherry-picking è un noto schema comunicativo delle associazioni di categoria. Crea l'impressione di una validazione scientifica senza riflettere realmente lo stato della ricerca. Il Dossier sui miti della caccia contrappone a queste affermazioni la letteratura scientifica effettiva.

La strategia mediatica: mainstreaming attraverso la ripetizione

JagdSchweiz è strutturata in modo professionale nella comunicazione mediatica. I comunicati stampa, le prese di posizione durante la stagione venatoria e le reazioni ai reportage critici sulla caccia seguono un narrativo coerente. Media e temi venatori mostrano come questo narrativo venga recepito nella copertura giornalistica e spesso veicolato acriticamente.

L'effetto è un mainstreaming sociale delle affermazioni della lobby: asserzioni scientificamente non dimostrate diventano, attraverso la ripetizione nei media e in politica, apparenti evidenze ovvie. Chi le mette in discussione deve combattere contro un'opinione pubblica consolidata.

Potere istituzionale: più della semplice comunicazione

JagdSchweiz non influenza solo l'opinione pubblica, ma anche le decisioni istituzionali direttamente. L'associazione è rappresentata nelle commissioni consultive, coopera con gli uffici cantonali di protezione della fauna e ha influenza sulla definizione del diritto venatorio. Questo potere istituzionale è il fondamento su cui si costruisce la strategia comunicativa.

Ciò significa che il divario tra JagdSchweiz e la scienza non ha solo conseguenze comunicative, ma anche politiche. Assunzioni errate sulla necessità e sull'utilità della caccia ricreativa confluiscono in leggi, piani di abbattimento e programmi di incentivazione.

Conclusione: scienza invece di narrativo lobbistico

Il divario tra ciò che JagdSchweiz afferma e ciò che la scienza dimostra non è una questione di interpretazione, ma di interessi. JagdSchweiz rappresenta gli interessi di una piccola comunità di cacciatori ricreativi e formula le loro istanze come un compito di pubblica utilità. Un dibattito informato presuppone che questi interessi vengano chiamati con il loro nome e che le decisioni sulla gestione della fauna selvatica si basino su evidenze scientifiche anziché sulla comunicazione associativa.

Fonti

  • JagdSchweiz: opuscoli, sito web, prese di posizione politiche
  • JSG (SR 922.0)
  • Statistica federale della caccia (BAFU/Wildtier Schweiz)

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