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Diritti degli animali

La scienza favorisce il commercio illegale di rettili

Le pubblicazioni scientifiche attirano l'attenzione dei commercianti su rare specie di rettili. I ricercatori avvertono: le specie a rischio sono facilmente reperibili.

Redazione Wild beim Wild — 3 ottobre 2020

Per ogni rettile che se ne sta decorativamente in un terrario in salotto, in molti casi sono morti altri esemplari della stessa specie – già durante la cattura, il trasporto o presso il commerciante. I ricercatori avvertono che ancora oggi anche le specie a rischio sono facilmente reperibili.

Nonostante gli sforzi per regolamentare il commercio internazionale di rettili, migliaia di specie possono ancora essere ordinate via Internet con scarsa sorveglianza.

Come ha accertato un team guidato da Alice Hughes dell'Accademia cinese delle scienze, oltre 3.900 specie di rettili sono disponibili su Internet. Si tratta di circa il 36% delle specie conosciute a livello mondiale, come riferiscono i ricercatori sulla rivista specializzata «Nature Communications».

Le lacune negli sforzi internazionali di regolamentazione del commercio di animali selvatici fanno sì che un gran numero di specie non venga monitorato. Tre quarti del commercio riguardano rettili non soggetti a normative internazionali – tra cui però figurano anche specie a rischio come la tartaruga del Capo maculata (Homopus signatus) e il camaleonte tigre delle Seychelles (Calumma tigris).

I ricercatori spiegano che per almeno 21 specie l'intera popolazione selvatica è stata decimata dai commercianti, che avevano utilizzato pubblicazioni scientifiche sulla loro presenza per rintracciare gli animali. Numerose altre popolazioni si sarebbero ridotte a causa della cattura eccessiva a scopo commerciale.

Per il loro studio, gli scienziati avevano incrociato i dati di circa 150 commercianti online di rettili con le informazioni provenienti da due banche dati internazionali sul commercio di animali selvatici (Cites e Lemis). Circa la metà degli animali censiti sarebbe stata catturata in natura e poi messa in vendita. I ricercatori hanno individuato nel Vietnam la principale fonte per alcune delle specie più minacciate. Gli acquirenti più numerosi provengono invece da Europa e Nord America.

Secondo gli autori, alcune specie di rettili potrebbero diventare le prossime vittime della perdurante crisi della biodiversità, se non si mitigano gli effetti di un commercio sì legale, ma non regolamentato. Le organizzazioni per la protezione degli animali mettono in guardia da tempo sull'acquisto di rettili: molti animali morirebbero già durante il trasporto o presso il rivenditore, e le popolazioni selvatiche risulterebbero minacciate.

Sulle specie minacciate o di nuova scoperta esistono dati sempre più numerosi e accessibili. Da anni gli esperti avvertono gli scienziati di non rendere disponibili in modo dettagliato le informazioni sull'habitat di tali specie, poiché verrebbero sfruttate anche da bracconieri e contrabbandieri. Un esempio spesso citato come poco glorioso è il geco leopardo cinese (Goniurosaurus luii): dopo la prima descrizione scientifica, gli animali si estinsero nel loro habitat nel giro di pochi mesi. Sarebbero stati soprattutto il commercio degli esemplari a causare la fine della popolazione selvatica, secondo gli esperti.

Esempi simili di specie decimiate in modo significativo o addirittura estinte nel giro di mesi dalla pubblicazione di uno studio su di esse ce ne sarebbero molti, come è stato sottolineato già qualche tempo fa sulla rivista specializzata «Science». Spesso, stando a quanto riportato, erano colpiti i rettili.

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