9 aprile 2026, 15:27

Inserisca un termine di ricerca in alto e prema Invio per avviare la ricerca. Prema Esc per annullare l'operazione.

Caccia

Caccia e maltrattamento degli animali

L'odio nei confronti dei concorrenti nella caccia all'interno del proprio territorio, contro il cosiddetto «selvatico nocivo» come volpi, martore, rapaci ecc., spinge molti cacciatori ricreativi a sparare un colpo rischioso contro tali animali.

Redazione Wild beim Wild — 7 agosto 2023

Tra tutti i danni che la caccia ricreativa arreca alla natura, non bisogna trascurare la sofferenza dei veri soggetti coinvolti – gli animali.

Da tempo la cacciatori per hobby ci suggerisce, attraverso espressioni come caccia nel rispetto della selvaggina o esercizio della caccia sostenibile e rispettoso, che nella caccia odierna nessun animale viene più abbattuto inutilmente e che, anche quando si spara, tutto avviene in modo persino del tutto umano.

Più di un cacciatore ricreativo del vicinato sa rassicurarci riferendo che nella caccia odierna non esistono più maltrattamenti di animali e che, grazie ai moderni fucili utilizzati, un animale muore così in fretta da non essere nemmeno più in grado di sentire lo sparo.

Tali illusioni, diffuse dai cacciatori ricreativi riguardo alla morte rapida e indolore di un animale abbattuto nel rispetto della selvaggina, mirano chiaramente solo a distoglierci da tutti quei maltrattamenti che nel contesto dell'esercizio venatorio sono del tutto quotidiani.

Anche le testimonianze, i suoni del corno da caccia e le stupide cerimonie, come ad esempio infilare un ramoscello verde nella bocca dell'animale ucciso ecc., attestano l'antica usanza e lo sforzo della cacciatori per hobby di distogliere l'attenzione da queste sofferenze inflitte agli animali, celebrando una certa romantica del colpo mortale, e di ostentare al contempo un'onorabilità venatoria. Un ruolo particolare nel minimizzare e abbellire questo mestiere cruento e sporco sembra svolgerlo anche questo specialissimo linguaggio venatorio, dove, nel parlare della cruda realtà, si ricorre a formule di parole fuorvianti dietro le quali si cela, verso l'esterno, la crudele realtà della caccia.

Ad esempio, la denominazione «waidgerecht» (conforme alle regole venatorie) è stata ben scelta dai cacciatori ricreativi per dare l'impressione che la caccia, ovvero l'uccisione di animali, avvenga in modo umano e giusto. In realtà, con questo termine il cacciatore indica soltanto la corretta applicazione delle regole del gioco venatorio, che sotto molteplici aspetti non fanno che incentivare ulteriormente la crudeltà verso gli animali.

Il linguaggio venatorio trabocca pertanto di denominazioni fuorvianti di questo tipo. Il sangue degli animali viene chiamato sudore, poiché "traccia di sudore" suona molto meno allarmante di "traccia di sangue". Sono altrettanto riduttive altre denominazioni: l'animale mutilato da un colpo mancato viene definito semplicemente ferito o malato. L'uccisione di animali viene considerata una liberazione dalle sofferenze, oppure viene chiamata abbattimento o raccolta. Sparare alle zampe di un uccello viene definito "ständern" (colpire alle zampe), ecc.

Una minimizzazione dell'attività venatoria è in ogni caso inequivocabile in parole dal significato così distorto. Su questo, tuttavia, sempre meno persone dotate di buon senso si lasciano ingannare. Al contrario, le voci critiche e accusatorie riguardo alle crudeltà verso gli animali perpetrate nell'esercizio della caccia si sono fatte sempre più numerose. Persino dalle fila dei cacciatori ricreativi giungono accuse nei confronti dei propri colleghi! Al centro vi sono soprattutto gli animali mutilati che, colpiti da proiettili, spesso continuano a sopravvivere a lungo in natura tra le sofferenze.

Solo uno sguardo alla pratica venatoria ci permette di comprendere cosa la cacciatori abbiano da nascondere dietro tutto il loro teatrino, poiché le forme più atroci di crudeltà verso gli animali hanno sempre fatto parte dell'esercizio della caccia, fin dalle sue origini. E in misura di gran lunga maggiore di quanto non sospetterebbe chi non è iniziato a questi segreti.

Si stima che nella caccia odierna nemmeno la metà dei colpi definiti «a segno» siano immediatamente letali. Ai nostri giorni, in cui la caccia viene praticata prevalentemente come hobby e per di più in una forma esasperata e insensata volta al puro divertimento, minimizzare le crudeltà verso gli animali che ne derivano è per i cacciatori ricreativi più importante che mai. Solo in questo modo, infatti, tale attività di uccisione e sevizie sugli animali può continuare a essere tollerata come hobby nella nostra società.

Nessuno dovrebbe ovviamente arrivare a pensare di attribuire le più brutali sevizie sugli animali al proprio simpatico vicino di casa o addirittura a un manager, a un dentista ecc., solo perché va a caccia! Un comportamento umano così basso, a volte addirittura barbarico, concretizzato in un'uccisione compiuta ormai solo per divertimento o per avidità, non si concilia più del tutto con la nostra idea di una persona colta che vive nella nostra società moderna. Perciò si dipinge un'immagine gradevole — e quindi del tutto falsa — della caccia, allo scopo di presentarsi in tal modo al pubblico.

Nel frattempo, sempre più animali selvatici vittime degli abusi dei cacciatori ricreativi continuano a vivere nella nostra natura. La loro paura degli esseri umani, a causa dell'esperienza vissuta durante la caccia, è talmente grande che persino i cacciatori ricreativi più attenti difficilmente riescono a rivederli, diventati ormai estremamente cauti. E quando ciò accade occasionalmente, tra i cacciatori ricreativi si parla del capriolo maschio o della femmina «fantasma», ecc.

Riguardo al numero crescente di animali che vivono nella nostra natura feriti da proiettili, persino sulle riviste specializzate di caccia è comparsa la critica secondo cui non solo i cinghiali, spesso abbattuti nell'oscurità, ma anche i caprioli cacciati alla luce del giorno subiscono le più orribili mutilazioni. Si tratta nella maggior parte dei casi di fratture ossee a uno degli arti anteriori. Gli animali, definiti in modo riduttivo nel gergo dei cacciatori come «laufkrank» (letteralmente «malati nell'andatura»), nella maggior parte dei casi riescono ancora a fuggire su tre zampe e, secondo le dichiarazioni dei cacciatori ricreativi, solo in rarissimi casi vengono rintracciati con successo durante le ricerche successive — e quando ciò avviene, non è comunque per aiutarli.

Secondo le lamentele di questo cacciatore, una delle cause di simili tiri mancati risiede nella diffusa cattiva abitudine venatoria di condurre la mira, nei tiri di fianco, dal garretto anteriore verso l'alto fino al punto di impatto desiderato, unitamente al dito nervoso sul grilletto. Per questo durante la caccia si beve anche molto, per avere il dito fermo quando arriva il momento.

Per ciascuno di questi animali così ridotti, a partire dal momento di quel brivido venatorio inizia una vita di sofferenza. Una vita con una ferita purulenta o addirittura in cancrena, dall'odore nauseabondo, dalla quale, anche dopo anni — qualora l'animale non vi soccomba prima — sporgono ancora frammenti ossei.

I cacciatori sono psicopatici
I cacciatori sono psicopatici

Una causa frequente di tali colpi mancati non sono circostanze particolarmente difficili, bensì spesso le scarse capacità di tiro dei cacciatori ricreativi. Le sevizie agli animali che ne derivano sarebbero in gran parte evitabili se l'esercizio della caccia fosse consentito solo a buoni tiratori come le guardie faunistiche. La maggior parte dei cacciatori per hobby preferisce esercitarsi su bersagli vivi! E dei colpi mal riusciti e degli animali feriti, tra cacciatori ricreativi, non si parla.

Si fa fatica a immaginare, senza raccapriccio, cosa accade quando un tale cacciatore spara di fianco a un animale senza colpirlo correttamente. Un colpo portato leggermente troppo in avanti può, invece di essere letale, sfigurare metà del muso dell'animale. Anche questi animali possono ancora fuggire, sebbene molti muoiano poi di fame o di sete a causa delle loro ferite, se non finiscono nuovamente nel mirino di un cacciatore. Il colpo portato leggermente troppo indietro squarcia la parete addominale. Sono noti risultati di ricerche in cui animali feriti in tal modo, durante la fuga, hanno calpestato le proprie viscere penzolanti, oppure gli intestini pendenti sono stati strappati agli animali ancora vivi durante la fuga. Un animale ridotto in tale stato aprirebbe gli occhi a qualsiasi persona normale sulle sevizie inflitte e non lo farebbe mai più toccare un'arma del genere. Per un vero cacciatore, tuttavia, tutto ciò fa semplicemente parte del hobby!

Si rimuove l'empatia, oppure non la si è mai avuta

È innegabile che alcune persone considerino persino la brutalità come qualcosa di particolarmente virile e degno di essere perseguito. Così facendo, tendono però a dimenticare che essi stessi, riguardo ai propri dolori, sono spesso i più grandi pusillanimi, e che la loro durezza e mancanza di riguardo verso gli altri non è un grande merito, bensì solo un arretramento nel proprio sviluppo interiore.

Non c'è nemmeno da stupirsi degli animali mutilati dai cacciatori, dal momento che, come requisito per esercitare la caccia, è sufficiente l'esame venatorio superato anni fa in qualche momento. Questo abilita il cacciatore fino in tarda età, senza che venga effettuata una seria verifica periodica, un test della vista o delle capacità di tiro in modo serio!

Il dolore potrebbe tuttavia essere evitato in misura considerevole con cacciatori più qualificati.

L'introduzione di test della vista e prove di tiro dovrebbe però avvenire a livello nazionale, anche in base alla legge sulla caccia.

Le violazioni della legge sono tuttavia ipotizzabili anche a causa delle possibilità di controllo del tesserino venatorio estremamente limitate. Il controllo del tesserino venatorio è infatti riservato esclusivamente al guardiacaccia o alla polizia. Il guardiacaccia, però, è spesso un compagno di caccia, e i controlli di polizia nel bosco, sulle altane, sono praticamente inimmaginabili. Di conseguenza, per un affittuario del diritto di caccia sarebbe un gioco da ragazzi permettere a eventuali aiutanti di partecipare alla caccia anziché retribuirli. Anche amici e ospiti potrebbero in tal modo praticare la caccia senza aver mai sostenuto un esame venatorio né essere autorizzati al porto d'armi. A causa delle limitate possibilità di controllo previste dall'attuale quadro normativo, il legislatore favorisce tali pratiche e le inutili sevizie agli animali a esse collegate.

Nulla da eccepire sui cacciatori che non prendono mai la mira. Il fatto grave è però che le sevizie agli animali, evitabili con esercitazioni di tiro prescritte e controlli più severi, vengano addirittura favorite nel modo più superficiale da parte delle autorità e del legislatore.

Nelle cacce battute e nelle cacce in braccata, in particolare, sono essenziali cacciatori con un'ottima mira. In pratica, tuttavia, è proprio in queste circostanze che partecipano molti cacciatori inesperti, circostanza che viene regolarmente attestata da un'elevatissima percentuale di animali feriti e mutilati.

Al termine di simili baldorie venatorie, per molti si va prima di tutto a festeggiare allegramente, fino ad arrivare a ubriacature complete, che talvolta erano già iniziate prima della caccia con una o due bottiglie di grappa che circolavano in compagnia.

La ricerca obbligatoria degli animali ridotti a storpi avviene poi spesso in un momento successivo. Anche per evitare che l'animale ferito possa ancora rappresentare un pericolo per il cacciatore o per il conduttore del cane da traccia, si aspetta spesso qualche ora prima di dare inizio alle ricerche. All'approssimarsi del crepuscolo, le ricerche vengono sovente rinviate al giorno successivo. Si lascia così l'animale a giacere nel suo giaciglio di dolore. Nel gergo venatorio, tutto ciò suona di nuovo del tutto innocuo e umano. In realtà, gli animali in questione spesso agonizzano per giorni con dolori atroci.

Ma anche le vittime della caccia ancora trovate in vita durante una ricerca successiva subiscono un terrore panico della morte, che spesso si manifesta in miserabili grida di paura nel momento in cui l'animale scorge il proprio assassino. Quest'ultimo esegue quindi di propria mano la sua esecuzione, spesso senza alcuna previa sedazione, con coltellate o con un colpo di pistola.

Se il comune cittadino potesse assistere a come molti cacciatori trattano con freddezza e brutalità animali già semi-uccisi, resterebbe inorridito. Resterebbe inorridito anche dal fatto che nella nostra società civile esistano ancora tali barbari primitivi e che le loro azioni rimangano impunite.

Ma anche queste persone, interiormente imbarbarite da simili brutalità, avvertono una certa coscienza durante tali esecuzioni. Non si tratta però di rimorsi per il loro uccidere, bensì, in conformità con una coscienza plasmata dai rituali venatori, addirittura di un sollievo della coscienza.

Moltissime mutilazioni sarebbero evitabili anche se i cacciatori rinunciassero a sparare colpi rischiosi. Sparare un colpo rischioso significa la disponibilità del cacciatore a fare fuoco su un animale anche quando non si trova in una posizione ottimale davanti al fucile, e quando è più probabile che ne risultino ferite e sofferenze piuttosto che la morte.

Ma anche l'entusiasmo venatorio per caprioli, cervi, cinghiali, ecc. può indurre a sparare colpi rischiosi. In particolare quando un'occasione inattesa per un animale con un trofeo straordinario infiamma eccessivamente l'avidità di possesso del cacciatore.

Anche il desiderio del cacciatore di impossessarsi di un determinato animale che gli è sempre sfuggito può far degenerare l'entusiasmo venatorio in una forma di risentimento nei confronti di quell'animale. L'abbattimento può allora culminare in una particolare soddisfazione dell'odio. Persino le sofferenze dell'animale possono essere percepite da certi cacciatori come una punizione soddisfacente per la sua precedente e prolungata fuga. Tali tratti sadici già patologici, qualora vengano mai menzionati in una conversazione, vengono poi volentieri presentati all'esterno in modo positivo come istinto venatorio.

Queste crudeltà verso gli animali e l'insopportabile stress a cui è sottoposta l'intera popolazione di fauna selvatica a causa della pressione venatoria non sono accettabili. Occorre tuttavia ricordare ancora una volta che gli animali, per paura degli insidiosi spari, non solo hanno spostato il loro habitat, ma hanno anche modificato il loro ritmo di vita. E che molti di loro sono quindi costretti a trascorrere le ore diurne affamati nei nascondigli, dimagrendo progressivamente. E tutto questo per una costante e pura paura della morte!

Fin qui la descrizione delle crudeltà verso gli animali selvatici di maggiori dimensioni e alcuni resoconti di questa variante ancora la più innocua della caccia, in cui si spara agli animali esclusivamente con proiettili singoli.

Queste regole della correttezza venatoria, così altamente apprezzate persino dai nostri tribunali, richiedono che il cacciatore possa valutare adeguatamente l'animale selvatico di grandi dimensioni prima di sparare. L'ideale è che l'animale sia fermo e tranquillo. Tuttavia, anche un tiro rischioso è ancora considerato conforme alla correttezza venatoria.

Proprio queste regole della correttezza venatoria, così altamente valorizzate, aumentano le crudeltà verso gli animali in misura del tutto allarmante. Con munizioni a pallini di piombo, infatti, vengono feriti molti più animali di quanti ne vengano uccisi.

Soprattutto a causa della norma che impone di sparare solo agli uccelli in volo, il cacciatore esplode frequentemente il cosiddetto colpo di disturbo. Si tratta di un colpo con cui spaventa gli animali e li fa alzare in volo. Solo allora viene esploso il colpo nel mezzo dello stormo di anatre in volo. Uno o due animali gravemente feriti cominciano a precipitare, mentre numerosi altri animali, anch'essi colpiti da pallini sparsi, riescono ancora a fuggire con lo stormo. Questi animali subiscono una sorte altrettanto dolorosa, come già descritto nel caso dei tiri mancati su animali di maggiori dimensioni.

Si può immaginare il massacro e intuire le crudeltà verso gli animali perpetrate dalla cacciatori quando organizzano le loro feste di tiro annuali su anatre e altri uccelli acquatici. Un tiro a segno su bersagli vivi, spesso precedentemente arricchiti con anatre d'allevamento immesse nell'ambiente, al fine di poter sparare con maggior divertimento su un numero ancora più elevato di animali.

Dopo la caduta, che molti animali sopravvivono, la vittima viene afferrata dal cane da caccia e portata al cacciatore. Tutto ciò dimostra ancora una volta che la caccia non è uccidere a distanza, dove basta premere il grilletto senza doversi sporcare le mani. I cacciatori sono macellai nella natura selvaggia, che pugnalano o abbattono gli animali con le proprie mani. Spesso gli animali vengono anche eviscerati sul posto dal rispettivo cacciatore. Le interiora degli animali non vengono sempre sommariamente sotterrate, ma in molti casi vengono lasciate all'aperto tra i cespugli per attirare in seguito le volpi.

Purtroppo, con queste munizioni a pallini di una crudeltà estrema verso gli animali e con gli altri spari, non è ancora completamente descritto tutto ciò che i cacciatori perpetrano in termini di maltrattamenti agli animali.

Ancora oggi, nella nostra società altamente sviluppata, anche il tendere trappole viene praticato come una forma popolare di caccia. Con ciò si sostiene che la caccia con trappole avverrebbe nel rispetto della protezione degli animali e non costituirebbe nemmeno una violazione della legge.

Se però si parte teoricamente dal presupposto che vengano utilizzate davvero solo le trappole consentite, questa forma di caccia rimane comunque una forma di caccia particolarmente crudele.

Spesso la lenta e dolorosa agonia nella trappola si prolunga per diversi giorni, poiché le trappole non vengono controllate quotidianamente. Mentre gli animali mutilati da ferite da arma da fuoco possono giacere nascosti da qualche parte tra i cespugli, gli animali catturati nelle trappole non sono tormentati solo dalle eventuali ferite, ma anche dallo stress di non potersi allontanare e nascondere da quel luogo di terrore, cosa che è molto importante per un animale ferito. Il peso del dolore è già grave di per sé: non è necessario aggiungere ulteriore panico e stress!

Nelle trappole a cattura viva, gli animali devono sopportare a lungo la paura della morte e il conseguente stress o panico, spesso nel caldo o nel freddo, finché il cacciatore arriva, li rovescia dalla trappola in un sacco e poi sbatte il sacco ripetutamente a terra finché non sono finalmente morti. Che questo nobile cacciatore in quel momento pensi anche al suo motto venatorio e onori il Creatore nella creatura con tale comportamento?

Le urla di terrore e panico degli animali in questi ultimi minuti di vita spesso non impressionano simili aguzzini quanto le esecuzioni successive alla ricerca degli animali feriti da colpi d'arma da fuoco.

Ad alcuni animali viene risparmiato tutto ciò, poiché non reggono la prigionia. A causa di un sovraccarico psicologico, periscono prima ancora.

La legge prescrive il controllo delle trappole a vivo installate a intervalli regolari. Di norma di prima mattina, poiché si intende catturare animali notturni e non si dovrebbero far soffrire inutilmente a lungo gli animali catturati. Chi può permettersi di attenersi a tali prescrizioni, quando nel suo scarso tempo libero vuole comunque di tanto in tanto sparare a qualcosa? Inoltre non è opportuno avvicinarsi troppo spesso alle trappole, poiché in tal caso non si cattura nulla, dato che l'odore umano scoraggia certi animali. Una trappola diventa efficace solo quando è un po' stagionata, ovvero quando l'odore umano non è più presente né su di essa né nelle immediate vicinanze.

Il passato ha tuttavia dimostrato che una riduzione sensibile della popolazione dei predatori combattuti dai cacciatori con le trappole non era raggiungibile in questo modo, e che l'argomento «trappole per incrementare le popolazioni di selvaggina cacciabile» non è più sostenibile. Anche prendendo ad esempio la volpe, non solo gli ecologi ma anche alcuni cacciatori hanno definito la caccia con le trappole come la più grande assurdità. Molti predatori, tra cui la volpe, regolano infatti da soli la propria popolazione in base alla disponibilità di cibo. Le volpi torturate a morte nelle trappole e ulteriormente abbattute a colpi di fucile non fanno altro che innescare i già descritti meccanismi naturali di regolazione che compensano le perdite. Ciò porta a una rapida chiusura dei vuoti creatisi e talvolta anche a sovrappopolazioni. La quota di cattura rappresenta invece solo una piccola percentuale del numero annuo di nuovi nati e non porta a una reale riduzione della popolazione.

Pelliccia
Pelliccia

In particolare con la vittima di caccia «volpe», ma anche con tutti gli altri predatori che si autoregolano in base alla disponibilità di cibo, l'intera categoria dei cacciatori ricreativi si trova ancora una volta confrontata con la propria inutilità nella caccia alla selvaggina minuta e nella caccia con le trappole.

Di conseguenza, si potrebbe rinunciare non solo alla caccia con trappole, ma anche all'intera caccia alla piccola selvaggina. Poiché in questo tipo di caccia l'uccisione degli animali avviene attualmente, almeno nelle aree agricole abbandonate, comunque senza un motivo ragionevole. L'uccisione insensata di animali costituisce tuttavia una violazione della legge sulla protezione degli animali ed è vietata. Ma come già accennato, tutto avviene secondo le regole venatorie e quindi in conformità con la legge!

Per quanto riguarda la caccia con trappole, in particolare alla piccola selvaggina, non si ravvisa alcuna necessità reale tra tutti i pretestuosi argomenti addotti dai cacciatori. Esistono tuttavia due motivazioni per la caccia con trappole e alla piccola selvaggina. Da un lato, questa uccisione mira esclusivamente al divertimento venatorio ad essa connesso e alla gioia della preda; dall'altro, vi è anche un'attrattiva economica. Quest'ultima costituisce un incentivo sufficiente affinché il cacciatore spogli con doppia compiacenza i concorrenti venatori che portano la pelliccia. Con buone pelli si potrebbe infatti teoricamente incrementare notevolmente le casse della caccia, soprattutto quando le pelli non presentano fori di proiettile.

Nel frattempo, anche dagli ambienti dei cacciatori si sente sempre più spesso la richiesta che la caccia con trappole venga finalmente abbandonata anche da noi come capro espiatorio, prima che ne derivi ulteriore danno all'immagine della categoria venatoria. In particolare, animali feriti che gridano a lungo potrebbero attirare i passanti. Una fotografia sul giornale è sufficiente per infliggere all'immagine della locale comunità di cacciatori un danno duraturo.

Un altro capitolo della caccia non meno raccapricciante è il trattamento riservato al cane da caccia

Si suppone che molti cacciatori nutrano almeno un certo amore per gli animali nei confronti del proprio cane da caccia. Esistono anche molti articoli nelle riviste venatorie su questo amore per gli animali. Ma si tratta davvero di amore per gli animali? O è soltanto la confusione con il senso di soddisfazione per la fedele sottomissione e il servizio disinteressato del cane agli interessi venatori? Si può forse equiparare questo amore per il cane da caccia all'amore per un'automobile che funziona bene? Non appena l'affidabilità viene meno, questo presunto amore si trasforma in odio in molti. Calci, percosse e, per molti, alla fine è il proiettile per il cane a porre fine a più di un bizzarro amore. Poi bisogna procurarsi un nuovo cane e prima di tutto addestrarlo come cane da caccia.

Tra i compiti di un cane da caccia vi è quello di stanare la selvaggina, tenerla a bada e ritrovare gli animali feriti dai colpi di arma da fuoco.

Il fatto che la caccia ricreativa, intrisa in misura enorme di componenti di crudeltà verso gli animali, trovi ancora oggi i suoi sostenitori e seguaci nella nostra società che si considera umana, ha certamente le ragioni più disparate.

Una di queste ragioni potrebbe essere che nella nostra civiltà altamente tecnologizzata non sono più il coraggio e la forza, come un tempo, bensì la competenza tecnica e l'intelligenza a determinare la posizione gerarchica e il prestigio. Non solo i produttori di veicoli sportivi, ma soprattutto il settore del tempo libero, si sono adattati all'aspirazione di molti uomini a ottenere rispetto secondo il vecchio sistema della forza bruta, o a provare un senso di forza o potere. In questo contesto, la caccia ricreativa con la sua moderna tecnologia delle armi e il suo particolare status giuridico consente proprio a quegli uomini inetti per altri sport e rammolliti di rivalutare senza grande sforzo la propria autostima interiore e di vivere il tanto agognato senso di potere. Il fucile, e forse anche la brutalità nel trattamento degli animali, trasmettono a molti uomini finalmente di nuovo quel senso di virilità che cercavano per mantenere il proprio equilibrio interiore. Proprio la vistosa esibizione dei trofei di caccia come prove del successo venatorio e dell'abilità nel tiro rivela spesso molto di una sottile mendicanza di molti cacciatori in cerca di maggiore riconoscimento e rispetto.

Alla luce di questo contesto tutt'altro che trascurabile e considerando la caccia ricreativa praticata senza alcuna utilità pratica su popolazioni animali deliberatamente allevate in precedenza, occorre interrogarsi a questo punto: «Devono davvero soffrire e morire degli animali nel nostro paese solo perché anche persone bisognose di cure psicologiche, e forse tra loro anche il nostro cordiale vicino che va a caccia, vengono lasciate libere con i fucili contro lepri e pernici di campo completamente terrorizzate?» Sembra quasi incredibile: omicidi e atrocità al posto dell'assistenza psicologica, e questo nella nostra società!

Non si dovrebbe forse vietare la caccia a tutti questi vicini, non solo per il bene degli animali, ma anche per tutelare la dignità umana?

Interessen-Gemeinschaft Wild beim Wild

IG Wild beim Wild è una comunità d'interesse senza scopo di lucro che si impegna per un miglioramento sostenibile e non violento del rapporto tra esseri umani e animali, con una specializzazione negli aspetti giuridici della protezione della fauna selvatica. Una delle nostre principali preoccupazioni è introdurre nella zona rurale una gestione moderna e seria della fauna selvatica sul modello del Cantone di Ginevra – senza cacciatori ricreativi, ma con guardiacaccia integri che meritino davvero questo nome e agiscano secondo un codice etico. Il monopolio della forza deve essere nelle mani dello Stato. IG Wild beim Wild sostiene i metodi scientifici dellaimmunocontraccezione per la fauna selvatica.

Per saperne di più sulla caccia ricreativa: Nel nostro dossier sulla caccia raccogliamo fact-check, analisi e reportage di approfondimento.

Sostieni il nostro lavoro

Con la tua donazione contribuisci a proteggere gli animali e a dare voce alle loro esigenze.

Dona ora