Italia: la legge venatoria «Sparatutto» di Meloni provoca uno scontro con l'UE
Il progetto venatorio di Meloni DDL 1552 allenta la protezione di lupo, stambecco e uccelli migratori, criminalizza la protesta e mette l'Italia su una rotta di collisione con il diritto dell'UE.
Il Senato italiano ha approvato la controversa riforma venatoria DDL 1552 («Ddl Malan»), nonostante le massicce critiche di associazioni ambientaliste, opposizione e Commissione UE.
Mentre davanti al Parlamento migliaia di persone protestano contro la legge «Sparatutto», a Bruxelles cresce la pressione: la Commissione ravvisa violazioni delle direttive Uccelli e Habitat e minaccia nuove procedure d'infrazione.
Il Senato approva la legge «Sparatutto» di Meloni
Il 23 giugno 2026 il Senato italiano ha approvato a chiara maggioranza il disegno di legge DDL 1552 di modifica della legge quadro sulla caccia; il testo passa ora alla Camera dei deputati. La proposta amplia l'elenco delle specie cacciabili, agevola gli abbattimenti in periodi sensibili e consente la caccia in aree finora nettamente più protette – come rotte di uccelli migratori, zone umide o determinate fasce costiere. Allo stesso tempo viene indebolito il comitato scientifico ISPRA, rendendo politicamente più facile aggirare i suoi pareri.
Dietro il DDL 1552 si colloca politicamente il governo di Giorgia Meloni, che dall'inizio della legislatura, con una serie di progetti di legge, antepone sistematicamente gli interessi della caccia per hobby alla protezione delle specie, della natura e degli animali. Nella fase preliminare alla riforma, le associazioni italiane per la protezione delle specie e della natura avevano già criticato il disegno di legge originario del governo come un testo intriso di «estremismo venatorio», che di fatto consegna gli animali selvatici e le aree naturali alle cacciatrici e ai cacciatori ricreativi.
Particolarmente controverso è un passaggio che punisce penalmente qualsiasi azione che «ostacoli» la caccia per hobby – esplicitamente anche le forme di protesta non violente. Secondo la valutazione di giuriste, associazioni ambientaliste e organizzazioni per i diritti civili, la riforma criminalizza così la disobbedienza civile e limita di fatto la libertà di riunione. Già in anticipo, alcune organizzazioni e parte dell'opposizione avevano quindi descritto il progetto come un attacco ai diritti fondamentali e come un tentativo di mettere a tacere le critiche nei confronti della lobby della caccia.
Proteste: «Meloni dichiara guerra agli animali selvatici»
In concomitanza con il dibattito al Senato, le associazioni ambientaliste e per il benessere animale hanno mobilitato azioni di protesta insieme ai partiti di opposizione. Davanti al Pantheon a Roma e davanti al Senato si sono svolti flashmob e veglie, ai quali hanno partecipato organizzazioni come Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu e WWF. Gli striscioni parlavano di un «attacco alla natura», di una «legalizzazione del bracconaggio» e di una legge che «cancella 60 anni di politica di tutela ambientale».
In appelli e prese di posizione la legge viene esplicitamente definita un progetto del governo Meloni che «consegna la natura ai cacciatori e alle cacciatrici». Partiti dello spettro di sinistra e associazioni affermano che la premier abbia «dichiarato guerra agli animali selvatici» e ignori persino chiari avvertimenti provenienti da Bruxelles. Secondo i dati della campagna, più di 400’000 cittadine e cittadini hanno firmato petizioni contro il DDL 1552, a cui si aggiungono decine di migliaia di firme per un referendum contro la riforma della caccia.
Bruxelles lancia l'allarme: rischio di ulteriori procedimenti UE
Il conflitto non si ferma al confine nazionale: la Commissione UE ha già segnalato a Roma, in una lettera formale, numerose incompatibilità con la direttiva sulla protezione degli uccelli e con la direttiva Habitat – in particolare a causa di deroghe nel calendario venatorio, della caccia in periodi sensibili, dell'uso di richiami vivi e di ausili optoelettronici. Parte di questi punti di critica, nonostante modifiche marginali al Senato, è tuttora contenuta nel testo, il che, secondo la valutazione di diversi media specializzati e giuriste ambientaliste, rende quasi preprogrammata una nuova procedura di infrazione.
L'Italia è comunque già coinvolta in procedimenti per la caccia derogatoria a specie protette, per l'uso di munizioni al piombo nelle zone umide e per l'insufficiente attuazione del diritto ambientale dell'UE. Un ulteriore procedimento potrebbe portare a elevate sanzioni pecuniarie, che alla fine sarebbero a carico di tutti i contribuenti — sebbene della riforma benefici in primo luogo una piccola minoranza di cacciatrici e cacciatori per hobby. Per questo i commentatori parlano di un «regalo politico alla lobby della caccia», i cui costi finanziari ed ecologici ricadono sulla collettività.
Vaticano e opposizione: critica morale e costituzionale
Ancora prima del voto al Senato, Papa Leone XIV, in una lettera all'organizzazione italiana per la protezione degli uccelli LIPU, aveva definito la riforma sulla caccia una questione «di grande portata sociale e morale» ed espresso la speranza che le critiche di ambientaliste e ambientalisti vengano prese sul serio. Si è così schierato espressamente dalla parte delle organizzazioni che mettono in guardia da un indebolimento della protezione di uccelli, lupi e altri animali selvatici.
In Senato e sui media i partiti di opposizione criticano il fatto che la riforma mini l'obbligo di tutela dell'ambiente sancito dalla Costituzione italiana e distrugga il faticosamente raggiunto equilibrio della legislazione sulla caccia del 1992. Il governo Meloni, dal canto suo, fa leva sulla narrazione della «modernizzazione» e della «lotta ai danni», ignorando però che il diritto dell'UE, i pareri scientifici e l'opinione pubblica in Italia da tempo vanno in un'altra direzione.
Un modello europeo delle lobby della caccia
Il caso italiano si inserisce in un più ampio modello europeo, che wildbeimwild.com ha già descritto in diversi dossier: non appena le lobby della caccia trovano maggioranze parlamentari, vengono indeboliti gli standard di protezione delle specie e degli animali, vengono forzate le disposizioni dell'UE e vengono criminalizzate le proteste dei cittadini. Parallelamente, gli Stati dell'UE faticano ad attuare le nuove leggi sul ripristino della natura, che dovrebbero in realtà ripristinare torbiere, fiumi e habitat e ridurre la pressione venatoria nonché la perdita di habitat.
Per la Svizzera, lo sguardo all'Italia è un esempio ammonitore: quando la protezione degli animali selvatici viene sacrificata alla pressione lobbistica dei cacciatori per hobby, non solo lupi, uccelli migratori e altri animali selvatici finiscono sotto pressione, ma anche la fiducia nello Stato di diritto e l'accettazione del diritto europeo sulla protezione della natura.
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