Italia: Papa Leone XIV critica la riforma venatoria DDL 1552
In risposta a una lettera dell'organizzazione partner LIPU, il Papa definisce l'allentamento previsto del diritto venatorio una questione di grande rilevanza sociale e morale.
Mentre il Senato italiano discute la controversa riforma venatoria DDL 1552, Papa Leone XIV si è espresso in modo critico.
In risposta a una lettera dell'organizzazione per la protezione degli uccelli LIPU, ha affermato che il tema è una «questione di grande rilevanza sociale e morale» e ha pregato affinché «i legittimi desideri della LIPU si avverino».
Cosa è successo
La LIPU-BirdLife Italia aveva inviato al Papa una lettera da Assisi, durante la sua assemblea. Pochi giorni dopo, Leone XIV ha fatto rispondere tramite la Segreteria di Stato vaticana. Ha sottolineato la neutralità della Santa Sede rispetto alle questioni legislative dei singoli Stati, ma ha espresso «apprezzamento per la sensibilità e il lavoro» a favore della natura. Il presidente della LIPU Alessandro Polinori ha parlato di una potente emozione e di una grande sorpresa. La lettera cade nell'anno dell'ottocentesimo anniversario della morte di san Francesco, patrono degli animali.
Di cosa tratta la legge
Il disegno di legge DDL 1552, detto anche DDL Malan, amplia notevolmente il diritto venatorio in Italia. Sono previsti, tra l'altro, l'ampliamento delle specie utilizzabili come richiami vivi da sette a 47, il che significherebbe il ritorno alla cattura di uccelli selvatici, nonché un prolungamento degli orari di caccia fino a dopo il tramonto. A ciò si aggiungono l'estensione della caccia alle aree protette e ai tratti costieri, un indebolimento del finora vincolante parere dell'autorità ambientale ISPRA e la perdita della protezione speciale per il lupo. La Commissione UE aveva già segnalato a Roma, nel dicembre 2025, incompatibilità con la direttiva sulla protezione degli uccelli e con quella sugli habitat. Wild beim Wild ha documentato più volte la riforma, ad esempio nell'articolo «Riforma venatoria massiccia in Italia: un attacco agli animali selvatici».
Una procedura d'infrazione per la politica venatoria italiana è già in corso, tra l'altro per le deroghe relative alle specie protette e per l'impiego di munizione al piombo nelle zone umide.
Il Senato approva
Il 23 giugno 2026 il Senato ha approvato la riforma con 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astensioni. Il testo passa ora alla Camera dei Deputati. Tuttavia, la legge non è ancora definitivamente approvata: se la Camera approva delle modifiche, il progetto torna al Senato. Solo quando entrambe le Camere sostengono lo stesso testo, la riforma è definitivamente approvata; in seguito il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella verifica la costituzionalità prima della firma.
Che un papa si esprima addirittura su una legislazione nazionale in materia di caccia è notevole. I papi precedenti si erano mostrati notevolmente riservati sulla protezione della natura. Leone XIV ha scelto parole prudenti e diplomatiche, evitando qualsiasi appello diretto al governo, ma il messaggio era inequivocabile: il più importante attore morale del paese si è schierato dalla parte dei protettori degli uccelli. Ciò non ha però impressionato la maggioranza a Roma. L'appello del papa, la protesta di numerose associazioni e gli ammonimenti da Bruxelles non hanno fermato l'approvazione in Senato. L'esperienza si conferma così ancora una volta: le maggioranze che promuovono una legge simile raramente si lasciano fermare da appelli morali. La battaglia contro la «legge sparatutto» non è però ancora decisa, la seconda Camera ha ancora l'ultima parola. Per il contesto del dibattito giuridico attorno alla caccia si veda anche il nostro dossier Legge sulla caccia.
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