4 aprile 2026, 17:58

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Caccia

Caccia a intervalli nel Canton Berna

Il dibattito bernese sulla caccia a intervalli mostra in modo esemplare come un sistema venatorio ormai superato tenti di salvarsi con correzioni estetiche e come i cacciatori per hobby combattano istintivamente ogni minima limitazione alla loro libertà di sparare.

Redazione Wild beim Wild — 25 febbraio 2026

La caccia a intervalli significa che la caccia per hobby ai cervi rossi viene strutturata temporalmente in modo più rigido, con fasi di disturbo e fasi di tranquillità, invece di un'attività di tiro continua il più lunga possibile.

Nei Grigioni questo modello viene venduto da anni dalle autorità come «ricetta di successo» per la regolazione delle popolazioni e l'organizzazione della caccia, anche se l'evidenza scientifica di un chiaro vantaggio rispetto alla caccia tradizionale alla selvaggina grossa rimane scarsa, poiché tra l'altro l'influenza dei predatori viene considerata troppo poco.

Nel Canton Berna dovrebbe ora essere adottata parte di questa logica: la popolazione di cervi rossi è considerata localmente troppo elevata, i proprietari forestali parlano di danni da brucatura considerevoli, e la politica richiede una regolamentazione più «efficiente». L'ispettrice della caccia Nicole Imesch cerca di organizzare questo equilibrismo: meno culto del trofeo, più «riduzione delle popolazioni», più abbattimento di femmine e giovani animali.

La rivolta dei cacciatori per hobby bernesi

Non appena le regole di caccia vengono leggermente inasprite o precisate, parti della caccia per hobby organizzata si mobilitano contro la propria amministrazione venatoria. Ufficialmente criticano la caccia a intervalli come «inutilmente complicata» e praticabile solo per certe regioni, ufficiosamente li disturba soprattutto il fatto che viene reso loro più difficile l'accesso diretto al cervo maschio con grandi corna.

Già il nuovo regime venatorio bernese, che mette chiaramente a fuoco gli animali femmine, ha portato alcuni cacciatori per hobby a preferire rimanere a casa quando non si prospettano trofei. Se i cacciatori per hobby combattono già piani di abbattimento ordinati e strutture temporali come «burocrazia» e «vessazione», questo rivela una vecchia verità: la tanto invocata «gestione» finisce spesso dove viene limitato il divertimento venatorio personale.

Nicole Imesch tra scienza e lobby venatoria

Nicole Imesch è biologa, gestrice della fauna selvatica e cacciatrice per hobby bernese, con lunga esperienza presso l'Ufficio federale dell'ambiente e nel settore della gestione foresta-fauna. Conosce di prima mano i conflitti tra economia forestale, agricoltura, biologia della fauna selvatica e lobby della caccia per hobby e in passato si è espressa in modo differenziato sulla regolamentazione dei predatori.

Proprio questo doppio ruolo rende così illuminante l'attuale campagna delle associazioni di cacciatori per hobby contro di lei: non appena un'ispettrice della caccia rappresenta una linea minimamente più coerente nella regolamentazione del cervo rosso o per la lince, viene messa pubblicamente in discussione e attaccata personalmente. Che un consigliere nazionale UDC voglia subito negarle l'idoneità per la carica, dopo che il cantone ha rifiutato un abbattimento illegale di lince, è un esempio emblematico di pressione politica sui tecnici che applicano il diritto vigente e gli standard minimi nella protezione della fauna selvatica.

Problema strutturale: un sistema si autoregola

Il dibattito attuale rivela un problema strutturale: gli stessi ambienti che per decenni hanno plasmato le condizioni quadro venatorie, ora si oppongono a ogni riforma che metta anche solo parzialmente gli obiettivi ecologici al di sopra della tradizione venatoria. La caccia a intervalli non viene combattuta dalle associazioni perché sarebbe dannosa dal punto di vista della biologia della fauna selvatica, ma perché porta controllo, pianificabilità e trasparenza in un settore finora fortemente dominato da interessi venatori propri.

Chi vuole proteggere seriamente la foresta e la biodiversità non può evitare di liberare la caccia per hobby dalla sua autoamministrazione privilegiata e definire obiettivi chiari, determinati da scienza indipendente. Finché i cacciatori per hobby partecipano largamente alla determinazione di piani di abbattimento, regimi venatori e meccanismi di controllo, le popolazioni di cervi rossi, i problemi di brucatura e i conflitti con i predatori rimangono un modello di business centrale di questi ambienti: non un problema da risolvere.

Perché il dibattito sulla caccia a intervalli è più che tecnica

Lo scontro sulla caccia a intervalli nel Canton Berna non è una questione di dettaglio della tecnica venatoria, ma sintomo di un profondo conflitto di interessi. Da un lato stanno biodiversità forestale, stabilità climatica e protezione degli animali selvatici come creature senzienti, dall'altro un hobby che punta al maggior numero possibile di «prede» e al minor numero possibile di restrizioni.

Finché i cervi rossi sono intesi principalmente come «popolazione da regolare» e i predatori come la lince subiscono una massiccia pressione politica, la caccia per hobby rimane uno strumento per la difesa di interessi economici e culturali, non un mezzo di una politica moderna e scientificamente fondata per la fauna selvatica. La discussione nel Canton Berna mostra quanto sia necessario un riorientamento fondamentale: via dalla logica di proprietà venatoria, verso obiettivi vincolanti per foreste, fauna selvatica e società, e un'autorità che possa adempiere a questo mandato senza lo scenario di minacce della lobby della caccia.

Altro sul tema caccia per hobby: Nel nostro Dossier sulla caccia raccogliamo verifiche dei fatti, analisi e reportage di approfondimento.

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