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Animali selvatici

Il cambiamento climatico influenza il comportamento degli uccelli migratori

Gli uccelli migratori difficilmente si lasciano distogliere dal loro piano di volo dal caldo prolungato e dal tempo secco. Esistono tuttavia indizi che il cambiamento climatico crei loro problemi a lungo termine.

Redazione Wild beim Wild — 13 settembre 2018

Gli uccelli migratori difficilmente si lasciano distogliere dal loro piano di volo dal caldo prolungato e dal tempo secco. Esistono tuttavia indizi che il cambiamento climatico crei loro problemi a lungo termine.

In realtà gli uccelli sono ben preparati al caldo e alla siccità, come spiega il biologo Livio Rey, portavoce della Stazione ornitologica di Sempach. Con una temperatura corporea di circa 42 gradi e un fabbisogno d'acqua straordinariamente ridotto, sono perfettamente attrezzati per condizioni meteorologiche come quelle che hanno caratterizzato questa estate.

In tre giorni fino in Spagna

In generale il tempo atmosferico ha una certa influenza. Per i cosiddetti migratori a corto raggio, che volano verso i quartieri invernali all'interno dell'Europa, il problema è però minore. I nibbi reali dotati di trasmettitore dalla Stazione ornitologica di Sempach hanno volato, ad esempio, dalla Svizzera alla Spagna in appena tre giorni.

Se gli inverni diventano più miti, anche in Svizzera trovano più cibo e possono trattenersi più a lungo. Lo si può osservare, ad esempio, nelle ballerine bianche, negli storni, nei colombacci, nella cicogna bianca o proprio nei nibbi reali: «Possono reagire relativamente in fretta: se improvvisamente fa freddo, sono presto in Spagna», afferma Rey.

A destinazione al momento sbagliato

Più problematico è invece il caso dei cosiddetti migratori a lungo raggio, che trascorrono l'inverno al di là del Sahara. «Non hanno la minima idea di com'è il tempo da noi», dice Rey. Il loro «programma genetico» indica loro quando devono partire. La natura ha fatto in modo che in quel momento sia disponibile anche la maggior quantità di cibo. Il riscaldamento climatico potrebbe cambiare questa situazione: si profila il rischio di un cosiddetto «mistiming».

Le conseguenze di ciò possono essere uno scarso successo riproduttivo, oppure la forma fisica degli uccelli non è ottimale. «Se poi volano in Africa nei quartieri invernali, muoiono più individui, perché sono in condizioni peggiori per il volo», afferma lo specialista ornitologico, «e questo, nel lungo periodo, può diventare problematico per una specie di uccelli.»

Uno studio ha mostrato i primi effetti

Uno studio della Stazione ornitologica di Sempach del 2003 ha dimostrato che i migratori a lunga distanza anticipano considerevolmente la migrazione rispetto ai migratori a corta distanza, nei quali è stata riscontrata una migrazione ritardata. A quanto pare, i migratori a lunga distanza cercavano di attraversare la zona del Sahel prima dell'inizio della stagione secca.

Per ottenere questi risultati, nel corso di un periodo di 42 anni sono state censite 65 specie di uccelli presso la stazione di inanellamento della Stazione ornitologica di Sempach al Col de Bretolet, nelle Alpi vallesane. Lì vengono inanellati ogni anno da 10’000 a 20’000 uccelli di oltre 100 specie. Per saperne di più sugli animali selvatici e sulla biodiversità.

Altro sul tema della caccia ricreativa: Nei nostri Dossier sulla caccia ricreativa raccogliamo verifiche dei fatti, analisi e reportage di approfondimento. Le prove scientifiche sono raccolte nella panoramica Studi sugli effetti della caccia ricreativa.

La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.

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