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Animali selvatici

Regolazione del lupo nei Grigioni: politica venatoria invece dei fatti

Il Cantone dei Grigioni prevede di sterminare completamente altri due branchi di lupi. Ufficialmente si afferma che ciò serva alla «sicurezza» e alla «prevenzione dei danni». Ma più si osserva da vicino, più diventa evidente: si tratta meno di una regolazione necessaria e più di una messa in scena politica che ha poco a che fare con i fatti della biologia della fauna selvatica.

Redazione Wild beim Wild — 19 novembre 2025

Particolarmente grottesco è il caso del branco Muchetta nell'Albulatal.

Questo branco per anni era passato quasi inosservato. Viveva in modo riservato, non causava danni particolari e non era mai stato oggetto di notizie. Proprio quel branco dovrà ora essere sterminato.

La logica delle autorità: prima sparare ai cuccioli, poi affermare che il branco è «meno diffidente»

La guardia forestale ha ucciso cuccioli del branco Muchetta nel gennaio 2024. In seguito le autorità hanno constatato che il branco era ora «meno diffidente». Dal punto di vista tecnico ciò è contraddittorio. È scientificamente provato da tempo che i branchi di lupi socialmente destabilizzati tendono ad assumere maggiori rischi, a cambiare prede o ad agire in modo meno prevedibile.

Ciononostante, il dipartimento competente afferma nell'ordinanza di abbattimento che il branco mostrerebbe «comportamenti indesiderati nei confronti degli esseri umani». Ciò non viene dimostrato. I risultati della ricerca confutano l'assurda ipotesi che i lupi abbiano perso la loro diffidenza nei confronti degli esseri umani. Al contrario: dimostrano che i lupi percepiscono tuttora l'essere umano come la minaccia principale.

Le organizzazioni per la protezione della natura parlano di una manovra di distrazione politica. David Gerke del Gruppo Lupo Svizzera critica il fatto che non esista alcuna prova che tali interventi aumentino la sicurezza degli esseri umani. Si ignora che abbattimenti scarsamente motivati possono produrre l'effetto contrario.

La favola della «regolazione necessaria»

Da anni, i circoli venatori e politici ripetono come un mantra che i lupi devono essere abbattuti regolarmente, altrimenti la situazione diventerebbe insostenibile. Tuttavia, né i dati sui danni né l'evoluzione dei conflitti supportano questa narrativa. Al contrario, emerge chiaramente che gli abbattimenti distruggono branchi socialmente integri, causando:

  • giovani lupi inesperti che attaccano sempre più animali da reddito
  • il crollo delle strutture territoriali
  • l'aumento del livello di disturbo
  • comportamenti sempre meno prevedibili

Christina Steiner, presidente dell'associazione CHWolf, parla di una politica che «manca regolarmente il bersaglio». Invece di ridurre i danni, si creano ulteriori problemi. La struttura familiare dei lupi viene distrutta, il comportamento sociale compromesso, e alla fine ci si pente dei propri abbattimenti.

Un difetto sistemico: la politica venatoria sovrasta la biologia della fauna selvatica

È evidente: ogni volta che la situazione si calma e un branco vive in modo discreto, arriva il prossimo decreto di abbattimento. Non perché sia necessario dal punto di vista tecnico, ma perché le aspettative politiche di fondo continuano a operare. I cacciatori ricreativi, che in molti luoghi si presentano come custodi della natura, traggono vantaggio da una prassi regolatoria che deve definire i lupi come elemento di disturbo per giustificare i propri interventi.

Anche la Confederazione si lascia guidare sempre più da questa pressione. Invece di applicare con coerenza criteri oggettivi, le autorizzazioni eccezionali diventano sempre più una routine. L'abbattimento del branco di Silsner nell'Engadina Bassa è già stato autorizzato, sebbene questioni centrali rimangano irrisolte.

Una regolamentazione che crea danni per giustificarsi

Il caso Muchetta mostra in modo esemplare quanto sia diventato problematico il sistema. Un branco discreto viene destabilizzato da interventi statali. Dopodiché, le conseguenze di questi interventi vengono utilizzate come motivo per l'eliminazione completa. Questa logica non è solo assurda dal punto di vista tecnico, è pericolosa. Alla fine rimane una spirale di escalation che ha poco a che fare con la protezione della natura e molto con la politica simbolica.

La domanda che si pone è: per quanto tempo ancora la Svizzera vorrà accettare una gestione del lupo che genera problemi per risolverli poi col fucile?

Una moderna politica faunistica dovrebbe fondarsi su basi scientifiche, non su riflessi di politica venatoria. Dovrebbe preservare i branchi invece di distruggerli. E dovrebbe riconoscere che i lupi non sono una minaccia, bensì una componente preziosa degli ecosistemi funzionanti.

L'Ufficio per la caccia e le sciocchezze nei Grigioni è oggi nuovamente un esempio emblematico di come non si dovrebbe fare.

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