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Caccia

Quando il rischio della caccia per hobby diventa la norma

Nelle ultime settimane in Italia si sono verificati ripetutamente eventi tragici: nella provincia di Belluno, lo scorso fine settimana, due cacciatori per hobby sono morti in incidenti. Un 86enne presso Selva di Cadore e un 75enne nel comune di Borgo Valbelluna.

Redazione Wild beim Wild — 22 ottobre 2025

E questa è solo la punta dell'iceberg: dall'inizio della stagione venatoria nella regione sono stati registrati cinque decessi in cinque fine settimana e innumerevoli feriti.

Anche nel vicino Trentino, all'inizio di ottobre, si è verificata la tragica vicenda della morte del 39enne Davide Verones.

In questo contesto, l'organizzazione nazionale per il benessere animale ENPA in Italia muove pesanti accuse contro la caccia per hobby, non solo come passatempo pericoloso, ma come pratica socialmente superata e priva di una reale giustificazione.

Un rischio nel bosco per le persone e la natura

«Aggirarsi armati per i boschi e abbattere animali fino a 200 chilogrammi è pericoloso», spiega Ivana Sandri. «Comporta rischi in un ambiente naturale che richiede prudenza.» In entrambi i casi recenti, la causa è stata la disattenzione o un guasto all'equipaggiamento: il 75enne è precipitato per circa 30 metri durante la calata di un cervo abbattuto; il soccorso è stato reso difficile dalla mancanza di copertura radio e di telefonia mobile.

L'organizzazione constata: anche se i cacciatori per hobby affermano di conoscere le proprie riserve di caccia come le proprie tasche, ogni anno si verificano comunque numerosi incidenti, spesso mortali. «Vogliamo boschi più tranquilli e sicuri», afferma Sandri – non solo per i cacciatori per hobby, ma anche per escursionisti, raccoglitori di funghi e amanti della montagna.

Spirito del tempo e finalità

L'ENPA non vede più oggi alcuna funzione giustificata nella caccia: «La caccia è superata. Non permette più a nessuna famiglia o comunità di guadagnarsi da vivere.» Sarebbe piuttosto un hobby per il quale ogni anno centinaia di migliaia di animali selvatici perdono la vita, e questo in un'epoca in cui si richiede rispetto per la vita e per l'ambiente. Mentre un comune cittadino non può abbattere alcun animale selvatico, i cacciatori per hobby godrebbero del privilegio di uccidere un bene inalienabile dello Stato e quindi di tutte le persone.

Questa posizione non riguarda soltanto il rischio per le persone, ma anche la questione etica: la caccia per hobby ha ancora oggi una legittimazione? In una società che pensa sempre più in termini di protezione della natura e che riconosce la vita animale, l'uccisione deliberatamente scelta di animali selvatici appare anacronistica.

È tempo di conseguenze

L'accumularsi di gravi incidenti nella stagione in corso solleva una domanda fondamentale: è tempo di una svolta nella politica venatoria e nell'approccio complessivo alla caccia?

Alcuni punti di partenza:

  • Verifica del senso della caccia: se la caccia non serve più all'approvvigionamento, il suo scopo deve essere ridefinito o messo in discussione.
  • Contratto sociale: se la natura è per tutti, come si concilia con questo il diritto esclusivo di abbattere deliberatamente gli animali per divertimento?
  • Rispetto per la vita e la natura: occorre uno spostamento culturale e di valori che si allontani dallo « spargimento di sangue » per andare verso la coesistenza con il bosco e la fauna?

I recenti casi di morte sono ben più che casi isolati, sono segnali d'allarme. Mostrano chiaramente che la caccia per hobby, nella sua forma attuale, non è soltanto un'attività ricreativa rischiosa, ma che si trova in un conflitto tra tradizione e modernità, tra conservazione e cambiamento.

Per l'IG Wild beim Wild ciò significa: il dibattito sul ruolo della caccia per hobby nel 2025 è ormai aperto da tempo, con una chiara tendenza verso la critica severa, come quella espressa dall'ENPA. I boschi chiedono sicurezza e pace, e la collettività chiede senso e legittimità. Se la caccia per hobby sia ancora in grado di offrire entrambi in misura sufficiente è diventata, ancora una volta, una questione anche in Italia.

Secondo l'opinione dell'IG Wild beim Wild, per i cacciatori per hobby servono perizie medico-psicologiche annuali di idoneità sul modello dei Paesi Bassi, nonché un limite di età vincolante. La fascia d'età più numerosa tra i cacciatori per hobby è oggi quella degli over 65. In questo gruppo aumentano statisticamente in modo netto le limitazioni legate all'età, come il calo della capacità visiva, i tempi di reazione rallentati, le difficoltà di concentrazione e i deficit cognitivi. Allo stesso tempo, le analisi degli incidenti mostrano che il numero di gravi incidenti di caccia con feriti e vittime aumenta in modo significativo a partire dalla mezza età.

Le regolari segnalazioni di incidenti di caccia, errori fatali e abuso di armi da caccia evidenziano un problema strutturale. Il possesso privato e l'uso di armi da fuoco letali a scopo ricreativo sfuggono in gran parte a un controllo continuo. Dal punto di vista dell'IG Wild beim Wild, questo non è più sostenibile. Una pratica basata sull'uccisione volontaria che genera al contempo rischi considerevoli per persone e animali perde la propria legittimazione sociale.

La caccia per hobby si basa inoltre sullo specismo. Lo specismo descrive la svalutazione sistematica degli animali non umani unicamente in base alla loro appartenenza di specie. È paragonabile al razzismo o al sessismo e non è giustificabile né culturalmente né eticamente. La tradizione non sostituisce l'esame morale.

Proprio nell'ambito della caccia per hobby l'esame critico è indispensabile. Pochi altri campi sono così segnati da racconti edulcorati, mezze verità e disinformazione mirata. Dove la violenza viene normalizzata, le narrazioni servono spesso a giustificarla. Trasparenza, fatti verificabili e un dibattito sociale aperto sono perciò irrinunciabili.

Per saperne di più sulla caccia per hobby: Nel nostro dossier sulla caccia raccogliamo fact-check, analisi e approfondimenti.

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