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Criminalità & caccia

Lettera minatoria e vandalismo: critiche alla caccia nell'Alta Austria

Un agricoltore biologico di Gramastetten, nell'Alta Austria, trova in maggio le chiome di giovani alberi da frutto tagliate. Settimane dopo, nella notte del Corpus Domini, qualcuno colpisce di nuovo: incisioni nella corteccia, cerchiatura, uccisione mirata degli alberi. Secondo l'ORF, su circa 100 alberi da frutto già 49 risultano danneggiati o distrutti. Il danno è «strisciante», poiché le perdite del raccolto diventeranno pienamente visibili solo in seguito, e secondo l'ORF potrebbe ammontare a una cifra a cinque zeri.

Redazione Wild beim Wild — 15 dicembre 2025

Poi l'escalation che trasforma il vandalismo in intimidazione: la «Kronen Zeitung» riferisce di uno scritto anonimo in cui si minaccia persino di «dare fuoco» alla casa dell'agricoltore.

E la frase che rimane impressa: bisognerebbe «lasciare in pace i cacciatori».

All'inizio di dicembre 2025 la Krone riporta inoltre di due tracce di DNA che, secondo il giornale, indicherebbero come possibili autori dei cacciatori per hobby.

Importante: il sospetto non è una condanna. Ma è sufficiente per non lasciare più passare il consueto programma di elusione dell'opinione pubblica venatoria.

Ciò che è accaduto qui non è «un piccolo danno materiale».

La cerchiatura non è uno «scherzo». La cerchiatura è un metodo per far morire un albero interrompendo il flusso della linfa. È esattamente quanto descrive l'agricoltore biologico nel servizio dell'ORF.

E i frutteti sparsi nel paesaggio non sono una cartolina romantica, bensì agricoltura, biodiversità e creazione di valore regionale. Chi sega gli alberi da frutto, sega il raccolto, il reddito e l'habitat. L'ORF cita esplicitamente meli, ciliegi e susini, in parte anche alberi più vecchi, tra quelli danneggiati.

La frase decisiva non è «DNA», bensì «Lascia in pace i cacciatori».

La lettera minatoria è il momento in cui la caccia ricreativa può rivelarsi come questione di potere locale. Non come associazione per la protezione della natura, non come «gestione della fauna», ma come scenario intimidatorio. Chi scrive in questi termini presuppone che «i cacciatori» come gruppo rappresentino qualcosa di cui aver paura, o dinanzi a cui è meglio chinare la testa.

È il punto in cui le associazioni venatorie non possono più cavarsela con la solita posa del «Condanniamo questo fatto». Condannare è comodo. Ciò che conta è se esistono strutture che favoriscono il chiarimento, invece di soffocare le critiche.

La PR venatoria nella realtà: minimizzare, attendere, reinterpretare

Quando le organizzazioni venatorie in questi casi ricorrono rapidamente alla parola «caso isolato», non è un caso, ma una strategia:

  • Caso isolato significa: non è una questione sistemica.
  • Caso isolato significa: prego, circolare, non c'è nulla da vedere.
  • Caso isolato significa: l'immagine conta più delle persone colpite.

Il «Krone» riferisce parallelamente che l'associazione venatoria vorrebbe «attendere» gli accertamenti. Attendere è il minimo. Attendere è anche ciò che dice qualsiasi organizzazione che vuole soprattutto evitare che qualcuno all'interno ponga domande scomode.

Critica mediatica: la caccia come parte in conflitto viene volentieri edulcorata

In molti articoli la caccia ricreativa viene trattata come il tempo atmosferico: è lì e basta. Eppure è spesso parte in conflitto, soprattutto quando si tratta di danni alla selvaggina, brucatura, competenze o pressioni nel paese. Non appena emergono minacce, questa stessa parte in conflitto viene volentieri rietichettata nel racconto come «forza dell'ordine», che non bisognerebbe criticare in modo generalizzato.

Il problema non è che i media riferiscano di sospetti. Il problema è che raramente esplicitano la questione di potere: perché «cacciatori» in una lettera minatoria funziona come parola minacciosa?

Ciò che conta ora

  1. Indagini consequenziali: senza riguardi per le reti locali.
  2. Trasparenza: cosa è accertato, cosa è speculazione, cosa è PR?
  3. Un limite netto: chi intimida, minaccia o sabota non ha posto nelle strutture venatorie, nemmeno «fino alla condanna» come comodo alibi.

Quando gli alberi da frutto devono morire, non muoiono solo alberi. Muore la fiducia. E quando una lettera minatoria usa «i cacciatori» come scenario intimidatorio mentre i cacciatori sono al tempo stesso nel mirino dei sospetti, non si tratta di romanticismo venatorio, ma di responsabilità, potere e paura.

Ulteriori informazioni sulla caccia ricreativa: Nel nostro dossier sulla caccia raccogliamo fact-check, analisi e reportage di approfondimento.

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