5. aprile 2026, 13:26

Caccia

1) Il tiro come normalità: allenamento, «istruzione» e tiro a lunga distanza

Diversi appuntamenti ruotano esplicitamente attorno al tiro: un corso di istruzione presso il poligono di caccia e tiro sportivo Selgis (13.12.2025) e un allenamento pubblico al tiro al piattello (28.01.2026) presso la stessa struttura.

1) Schiessen als Normalität: Training, «Instruktion» und Weitschuss

Mehrere Termine drehen sich explizit ums Schiessen: ein Instruktionskurs in der Jagd- und Sportschiessanlage Selgis (13.12.2025) und ein öffentliches Wurfscheiben-Training (28.01.2026) in derselben Anlage.

Seguono poi due seminari a Bülach: «Tiro a lunga distanza venatorio» (26.03.2026) e «Colpo di grazia con arma corta e lunga» (29.03.2026). Qui emerge lo slittamento problematico: invece di parlare di tranquillità della fauna selvatica, habitat o prevenzione dei conflitti, gittata, tecnica e precisione di tiro diventano il contenuto centrale. Nel caso del «tiro a lunga distanza», la distanza viene descritta addirittura come obiettivo di apprendimento. È proprio lì che inizia la distorsione etica, poiché con ogni metro aggiuntivo diminuiscono le possibilità di controllo e aumenta il rischio di abbattimenti errati e sofferenze evitabili. Il contesto dell'evento sposta il focus lontano dall'animale e verso la prestazione.

2) Pellicce e pelli come attrazione: mercati, premiazioni, commercio

I calendari elencano una serie di mercati di pellicce e pelli: tra questi il «Tradizionale mercato delle pellicce» di Altstätten con premiazione delle più belle pellicce di volpe (05.02.2026), il «Zentralschweizer Fäälimärt» di Sursee (10.02.2026), il «Mercato delle pellicce glaronese» (14.02.2026), il «Mercato delle pellicce zurighese» (28.02.2026), il «Mercato delle pellicce dei guardiacaccia argoviesi» (28.02.2026), il «Mercato delle pellicce dell'Alto Vallese» (28.02.2026) e il «Fellmarkt Thusis» (14.03.2026).

Il messaggio è chiaro: gli animali vengono ridotti a materie prime, le pelli a oggetti da collezione, e il loro trattamento viene folklorizzato. Quando le pellicce di volpe vengono premiate, un animale morto viene reinterpretato come concorso di bellezza. Questa non è «tradizione», è estetizzazione della violenza.

3) Mostre di trofei: la caccia come esposizione e simbolo di status

Nel calendario figurano diversi formati legati ai trofei: la mostra cantonale bernese di trofei a Thun (31.01.2026), la mostra di trofei di Svitto (28.02.2026), la mostra di trofei di Nidvaldo (07.03.2026) e la mostra di trofei di Uri (21.03.2026, incl. mercato delle pellicce urano).

I trofei non sono «dati» neutrali. Sono prove simboliche di un abbattimento. Quando vengono esposti pubblicamente, la morte viene presentata come una prestazione. La ristorazione e la tombola amplificano questo effetto: l'insieme diventa una festa paesana in cui la questione morale centrale — perché un animale selvatico senziente sia stato ridotto a oggetto — scompare nel rumore della socialità.

Indipendentemente da come cacciatrici e cacciatori giustifichino la gestione e la regolazione, il calendario degli eventi rivela un secondo livello: la caccia viene messa in scena come offerta ricreativa e culturale.

4) Fiere, mercati, «serate culturali»: la caccia ricreativa come offensiva di pubbliche relazioni

Con la «Jagdmesse Schweiz» a Spreitenbach (08.03.2026), la caccia viene pubblicizzata come «punto d'incontro» con workshop e conferenze. Fiere di questo tipo sono ben più che commercio. Sono macchine di consenso: attrezzatura, gastronomia, «la tradizione incontra il futuro». Ciò che spesso manca è la trasparenza sui capi abbattuti, sui colpi mancati, sulle munizioni al piombo, sulle perturbazioni nelle aree protette, sullo stress degli animali selvatici causato dai cani, sulla pressione delle cacce battute o sul ruolo della caccia ricreativa nel conflitto con la tutela delle specie e la protezione degli animali.

5) Religione e tradizione: la Messa di Sant'Uberto e la festa dei corni da caccia

Una Messa di Sant'Uberto a Schlierbach (29.12.2025) e il Festival nazionale e internazionale dei suonatori di corno da caccia a Liestal (30.05.2026) legano la caccia al rito e alla comunità. Questo può avere una funzione aggregante sul piano umano, è innegabile. Ma è anche una strategia: chi attribuisce alla caccia una valenza religiosa o culturale la immunizza contro le critiche. Qualsiasi obiezione finisce allora per sembrare un attacco alle «tradizioni», quando in realtà si tratta di sofferenza animale, impatto ecologico e controllo democratico.

6) La caccia diventa programma per famiglie: concerto per bambini e «programma mattutino»

Alla Rothirsch-Hegeschau di San Gallo (07.03.2026) viene menzionato un programma per famiglie, incluso un concerto per bambini. Quando la caccia viene inserita in format dedicati ai bambini, si costruisce precocemente un'immagine: la caccia come educazione naturalistica, festa popolare e avventura. La realtà, tuttavia, comprende anche paura, fuga, ferite e morte. I programmi per bambini alle esposizioni venatorie non sono dunque un'innocua «sensibilizzazione», ma un'operazione di framing.

7) Lotto e «Säulischiessen»: la morte come gioco

Un lotto per cacciatori (01.01.2026) e il Säulischiessen di Wittenbach (07.02.2026), abbinato a macellazione e premi in carne, mostrano il successivo livello di banalizzazione. Qui la caccia ricreativa si trasforma definitivamente in un format ludico e di consumo. Nel Säulischiessen colpisce in particolare il linguaggio dei punti e dei colpi a segno. Ciò che si esercita sui bersagli si conclude poi, all'esterno, sul corpo degli animali.

Cosa possiamo fare come opinione pubblica

Questi eventi sono pubblici o semipubblici, e proprio per questo rivestono rilevanza sociale. Chi critica la caccia ricreativa non deve distogliere lo sguardo. Può guardare e porre domande concrete, con cortesia ma con tenacia:

  • Quali standard si applicano contro i colpi mancati e le ricerche di recupero, e come vengono controllati?
  • Come viene affrontato realisticamente il tema della sofferenza animale nella formazione, e non solo la tecnica?
  • Che ruolo svolgono oggi i mercati di pellicce e pelli, e perché vengono premiate le pelli?
  • Perché vengono esposte le trofee invece di affrontare il dibattito sull'etica e sulla necessità?
  • Dove sono le voci indipendenti per la protezione degli animali nei panel, e non solo relatori vicini alla caccia?

I calendari degli eventi lo dimostrano: i cacciatori ricreativi lavorano attivamente alla propria immagine. Chi prende sul serio la protezione degli animali non dovrebbe cedere questo palcoscenico senza combattere.

Ulteriori informazioni sul tema dei cacciatori ricreativi: Nel nostro Dossier sulla caccia raccogliamo fact-check, analisi e reportage di approfondimento.

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