Cacciatori per hobby assaltano un villaggio durante una battuta di caccia
Il 31 ottobre un cervo è fuggito disperatamente dai cacciatori ricreativi nel comune francese di Longpont (Aisne), cercando rifugio nel cortile di un ristorante.
Una scena che illustra simbolicamente ciò che la caccia ricreativa significa in realtà: persecuzione, panico, perdita di controllo.
Ma invece di autocritica è arrivata la solita pillola calmante dell'associazione venatoria: «La caccia è regolamentata.» Una frase che dovrebbe dire tutto e non spiega nulla.
Durante una battuta di caccia nel pomeriggio, l'animale inseguito ha cercato rifugio nel villaggio. La polizia ha dovuto essere chiamata, i cani sono stati richiamati e l'animale ha potuto fuggire questa volta. Un breve momento di umanità in un sistema che altrimenti conosce ben poca clemenza.
Ma non appena il cervo fu al sicuro, scoppiò una disputa: Michaël, oppositore della caccia e membro del movimento AVA – Abolissons la Vénerie Aujourd'hui (Aboliamo la caccia oggi), era sconvolto.
Perfino in giardino i cani inseguivano il cervo. I cacciatori ricreativi hanno dovuto chiamare la polizia perché sapevano che stavamo filmando. Altrimenti lo avrebbero ucciso.
Racconta di cacciatori ricreativi che hanno calpestato proprietà private e di situazioni pericolose: uno dei suoi colleghi è stato quasi investito mentre filmava. Questo, dunque, per quanto riguarda la «caccia regolamentata».
Quando i regolamenti diventano un foglio di fico
L'associazione venatoria dell'Aisne si è affrettata a minimizzare l'accaduto. Il portavoce Nicolas Voyard ha elogiato la reazione dei cacciatori e dichiarato:
«Quando un animale entra in un villaggio, viene risparmiato, i cani vengono allontanati e la zona viene messa in sicurezza. Ognuno ha la propria opinione, ma la caccia è regolamentata.»
Questa formula «la caccia è regolamentata» è il mantra preferito della lobby venatoria. Vuole suggerire serietà e controllo, mentre nella realtà gli animali continuano a fuggire in preda al panico nei villaggi, i cani cacciano di frodo e i passanti vengono messi in pericolo.
Ma la regolamentazione non è un lasciapassare morale. Se il quadro normativo serve a legalizzare la violenza sugli animali, allora non protegge, bensì occulta.
Il mito dell'ordine nella caccia con inseguimento
L'incidente di Longpont mostra quanto sia diventata fragile la facciata della cosiddetta «caccia gestita». In realtà si tratta di un'attività ricreativa altamente problematica, che opera sotto il manto della «tradizione» e della «regolamentazione».
Il fatto che i cacciatori ricreativi mostrino moderazione solo quando la telecamera è accesa o la polizia è presente dice più sul sistema di qualsiasi legge sulla caccia.
Quando un animale in preda alla paura della morte cerca rifugio tra automobili, muri e persone, non si tratta di un incidente, bensì dell'effetto diretto di una pratica che pone la fauna selvatica in uno stato di emergenza permanente.
L'etica non è un'opinione
«Ognuno ha la sua opinione», dice la federazione venatoria. Ma l'etica non è un'opinione. La violenza rimane violenza, anche quando è «regolamentata».
Il mantra della regolamentazione serve a disarmare le critiche. Vuole suggerire che uccidere la fauna selvatica sia una questione di organizzazione, non di coscienza. Ma nessun modulo, nessun articolo, nessuna legge sulla caccia può giustificare moralmente lo sparo nel bosco.
La verità è: finché gli animali devono fuggire dagli esseri umani, finché sangue e paura fanno parte di un hobby, la caccia rimane un anacronismo, indipendentemente da quanto sia «regolamentata».
Conclusione: quando la fuga diventa l'ultima libertà
Il capriolo di Longpont è sopravvissuto, grazie al caso, al coraggio civile e all'attenzione pubblica. Ma è il simbolo di ciò che accade ogni giorno: animali che fuggono perché gli esseri umani abbelliscono il fatto di uccidere. Qui non è «regolamentata» nulla, se non la scusa.
La natura non ha bisogno di fucili per mantenersi in equilibrio, ha solo bisogno di pace da coloro che credono di doverla controllare.
Sostieni il nostro lavoro
Con la tua donazione contribuisci a proteggere gli animali e a dare voce alle loro istanze.
Dona ora →