Brigitte Bardot è morta: voce contro la caccia
Brigitte Bardot è morta il 28 dicembre 2025 all'età di 91 anni a Saint-Tropez. Proprio la donna che un tempo fu commercializzata come icona del cinema, ha poi fatto qualcosa che è raro nel mondo culturale: si è sottratta agli applausi e ha usato il suo nome come ariete contro il maltrattamento degli animali, anche contro la caccia.
Chi oggi parla di caccia ricreativa, finisce rapidamente nelle solite parole chiave: «gestione», «popolazione», «tradizione».
Bardot non ha mai accettato questo vocabolario. Per lei la caccia ricreativa non era «gestione», ma violenza, spesso mascherata da tempo libero. La sua radicalità non è sempre stata comoda, ma ha spostato il discorso.
Bardot si ritirò dal cinema nel 1973 e si dedicò poi quasi esclusivamente alla protezione degli animali. Nel 1986 fondò la Fondation Brigitte Bardot (FBB). La fondazione si posiziona ancora oggi esplicitamente in modo critico verso la caccia e parla di pratiche crudeli e arcaiche che danneggiano ambiente e sicurezza.
Questa chiarezza era il suo marchio di fabbrica. Non argomentava all'interno della logica della caccia, ma poneva la questione fondamentale: perché gli animali dovrebbero morire quando l'uomo ha delle alternative?
Caccia per hobby come tempo libero e il problema della normalizzazione
La caccia per hobby non è solo un colpo di fucile. La caccia per hobby è anche una narrazione che rende la violenza socialmente accettabile: come «tradizione», come «legame con la natura», come «necessità». Bardot attaccò proprio questa normalizzazione. Mise a nudo la distorsione morale in cui gli animali appaiono come «risorsa» e la sofferenza diventa una nota a margine.
Nella comunicazione della FBB la caccia per hobby non viene romantizzata, ma descritta come un rischio per i non coinvolti e come interferenza negli equilibri ecologici. Questa è una controperspettiva al PR della lobby della caccia, che in molti paesi da anni cerca di svalutare le critiche come «emotive».
Cosa fece concretamente Bardot contro la caccia per hobby
L'influenza di Bardot non fu mai solo simbolica. La sua notorietà portò portata, denaro, attenzione mediatica, e quindi pressione.
- Istituzionalizzazione della protesta: Con la FBB nacque un veicolo duraturo che può condurre campagne e ripetere rivendicazioni, anche quando il ciclo delle notizie continua.
- Campagne internazionali contro l'uccisione di animali selvatici: Bardot utilizzò precocemente la sua notorietà per denunciare pratiche di caccia in tutto il mondo, ad esempio riguardo alle stragi di foche, anch'esse collegate a logiche di caccia e commercializzazione.
- Pressione su politica e opinione pubblica: Nei necrologi si sottolinea che dedicò i suoi ultimi decenni coerentemente alla protezione degli animali, rimanendo così una delle figure più note del movimento.
La lettera al Consigliere federale Albert Rösti: l'allarme di Bardot contro il riflesso politico dell'abbattimento
Quando la Svizzera nell'autunno 2023 annunciò una massiccia «regolazione» del lupo, Brigitte Bardot si fece sentire anche in questo paese. Nell'ottobre 2023 diresse su X una lettera aperta al Consigliere federale Albert Rösti e fustigò i piani di abbattimento come «follia mortale» e «una vergogna». Mise in guardia contro una politica che trasforma la gestione dei conflitti in una crociata. «Non potete andare in guerra contro questo animale», scrisse Bardot, un animale che «non ha colpa di nulla» ed è «prezioso per la biodiversità».
In questo intervento si mostra quanto coerentemente pensasse Bardot: non solo la caccia per hobby come divertimento nel tempo libero, anche l'uccisione legittimata dallo Stato diventa problematica quando si trasforma in politica simbolica. Invece di trattare il predatore come capro espiatorio, chiese sostanzialmente quello che viene prima in ogni dibattito onesto: protezione efficace del bestiame, prevenzione e responsabilità dell'uomo. La lettera di Bardot fu quindi meno un colpo di scena da celebrità che un test di stress morale per una società che ama evocare la natura, ma al primo conflitto prende il fucile.
Una vergogna. Non potete andare in guerra contro questo animale, che è prezioso per la biodiversità.
Un'icona scomoda: protezione degli animali e controversie
Bardot non era solo un'icona della protezione animale, era anche una persona polarizzante. Nei resoconti, oltre al suo impegno per gli animali, viene tematizzata anche la sua vicinanza politica alle posizioni dell'estrema destra francese. Questo non sminuisce automaticamente l'utilità reale del suo lavoro per la protezione degli animali, ma rende la figura contraddittoria, e le contraddizioni appartengono alla verità.
Proprio per questo vale la pena guardare all'opera invece che al culto: quali argomenti rimangono validi, anche senza culto della personalità? Nel caso di Bardot è la semplice, dura domanda sulla legittimazione dell'uccidere come attività ricreativa.
Cosa significa la sua morte per il movimento critico verso la caccia
La morte di Bardot chiude un'era, ma non il dibattito. Al contrario: chi critica la caccia per hobby conosce la strategia della controparte di svalutare le critiche come «guidate dai sentimenti». Bardot ha dimostrato che l'emotività non è un difetto quando si tratta di sofferenza, ma spesso l'inizio dell'etica.
Perché i movimenti crescano, hanno bisogno di più dell'indignazione: dati affidabili, esempi locali, buone immagini, linguaggio chiaro. Bardot forniva soprattutto quest'ultimo: chiarezza.
Azione partecipativa: Richiedete al vostro comune, a causa della politica catastrofica del consigliere federale Albert Rösti (UDC), una richiesta di esenzione dalle tasse federali e cantonali a seguito dell'abbattimento di lupi recentemente approvato in Svizzera. Potete scaricare la lettera modello qui: https://wildbeimwild.com/ein-appell-fuer-eine-veraenderung-in-der-schweiz/

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