28 maggio 2026, 09:00

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Animali selvatici

Bisonti nel Thal: la semilibertà arriva nonostante la resistenza

L'associazione Wisent im Thal sta portando avanti la reintroduzione dei più grandi bovini selvatici d'Europa e intende rilasciare gli animali in una semi-libertà controllata a partire dal 2027, nonostante due comuni a maggio abbiano negato la necessaria cessione di terreno.

Redazione Wild beim Wild — 28 maggio 2026

In un comunicato stampa del 27 maggio 2026, l'associazione Wisent im Thal ha confermato di voler proseguire la pianificazione per la prossima fase del progetto.

Secondo quanto dichiarato dall'associazione stessa, sono stati condotti approfondimenti e si mantiene l'obiettivo di non recintare più completamente i bisonti europei a partire dal 2027.

La decisione cade in una situazione tesa. All'inizio di maggio 2026, il comune patriziale di Welschenrohr e il comune di Herbetswil avevano rifiutato la cessione di terreno al progetto. L'area prevista per la semi-libertà si riduce così dai circa 12 chilometri quadrati originari a circa 6,4 chilometri quadrati. Una parte dello spazio mancante viene compensata dal comune patriziale di Soletta, che mette a disposizione del progetto circa 600 ettari di bosco.

Dall'autunno 2022 vive nel Parco naturale del Thal una mandria di prova composta da un massimo di 25 esemplari in un'area recintata di circa 100 ettari sulla Sollmatt a Welschenrohr-Gänsbrunnen. Si tratta della prima popolazione di bisonti europei in libertà in Svizzera da circa 1'000 anni, dopo che la specie era stata sterminata nel Medioevo in queste terre.

Cosa significa concretamente «semi-libertà»

Nella fase prevista, i bisonti non sarebbero più recintati, ma continuerebbero a essere monitorati rigorosamente e limitati a un'area chiaramente definita. L'associazione spera che gli animali possano esprimere maggiormente il loro comportamento naturale e che la popolazione si formi un'immagine più realistica di questi schivi erbivori.

Se la semi-libertà darà buoni risultati, i bisonti potrebbero essere rilasciati completamente in libertà dopo il 2032. La base per questa decisione sarà un rapporto scientifico conclusivo previsto per il 2027.

Resistenza dall'agricoltura e dai cacciatori ricreativi

Si oppongono al ritorno soprattutto l'Unione contadini solettese e l'associazione «Wisentansiedlung Nein». Il loro portavoce definisce pubblicamente il bisonte europeo come un «animale dannoso». Tale classificazione non è scientificamente sostenibile: gli studi di accompagnamento dell'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL) e studi condotti in Danimarca mostrano che i bisonti europei tendono ad aumentare la biodiversità della vegetazione erbacea e agiscono come modellatori del paesaggio.

Anche i cacciatori ricreativi regionali si posizionano contro il progetto. Il loro rappresentante critica le recinzioni e l'afflusso di visitatori, appellandosi alla «tranquillità della fauna». La costellazione è notevole: mentre il ritorno di una specie selvatica un tempo autoctona trova ampio sostegno, proprio una parte dei cacciatori ricreativi figura tra i freni. Un guardaboschi distrettuale mette inoltre in guardia da danni forestali a lungo termine causati dalla scortecciatura degli alberi.

A questo si contrappongono fatti chiari. Un ricorso dell'Unione contadina contro il progetto è stato respinto dal Tribunale federale. E il secondo sondaggio del WSL del gennaio 2026, al quale hanno partecipato 418 dei 1'554 nuclei familiari contattati, ha rivelato: la netta maggioranza percepisce il bisonte come affascinante, pacifico e come un arricchimento per il parco naturale.

Altro sul tema della caccia ricreativa: Nei nostri Dossier sulla caccia ricreativa raccogliamo verifiche dei fatti, analisi e reportage di approfondimento. Le prove scientifiche sono raccolte nella panoramica Studi sugli effetti della caccia ricreativa.

La posizione dell'IG Wild beim Wild: L'IG Wild beim Wild rifiuta la caccia ricreativa. Il nostro modello è il canton Ginevra, che dal 1974 fa a meno della caccia ricreativa: senza periodi di caccia, senza cani da caccia, senza battute, senza altane, senza i maltrattamenti agli animali e la criminalità che altrove accompagnano la stagione venatoria. Ciò che là funziona da oltre cinquant'anni confuta ogni documento di posizione di CacciaSvizzera. Un'associazione che fonda la propria politica su affermazioni che essa stessa smentisce nei propri documenti non è un'organizzazione specializzata, bensì una fabbrica di disinformazione.

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