Quando il rischio della caccia ricreativa diventa la norma
Nelle ultime settimane si sono verificati ripetutamente eventi tragici in Italia: nel fine settimana scorso, nella provincia di Belluno, due cacciatori ricreativi hanno perso la vita. Un 86enne nei pressi di Selva di Cadore e un 75enne nel comune di Borgo Valbelluna.
E questa è solo la punta dell'iceberg: dall'inizio della stagione venatoria nella regione sono stati registrati cinque decessi in cinque fine settimana e innumerevoli feriti.
Anche nel vicino Trentino, all'inizio di ottobre, si è consumata la tragica vicenda di Davide Verones, 39 anni.
In questo contesto, l'organizzazione nazionale per la protezione degli animali ENPA in Italia muove pesanti accuse contro la caccia ricreativa, definendola non solo un'attività ludica pericolosa, ma una pratica socialmente superata e priva di una reale giustificazione.
Il rischio nel bosco per persone e natura
«Girare armati per i boschi e abbattere animali che possono pesare fino a 200 chilogrammi è pericoloso», spiega Ivana Sandri. «Comporta rischi in un ambiente naturale che richiede prudenza.» In entrambi i casi recenti, la causa è stata la disattenzione o il cedimento dell'attrezzatura: il 75enne è precipitato per circa 30 metri durante il recupero di un cervo abbattuto mediante corda; i soccorsi sono stati ostacolati da zone prive di copertura radio e mobile.
L'organizzazione constata che, anche quando i cacciatori ricreativi affermano di conoscere i propri territori come le proprie tasche, ogni anno si verificano comunque numerosi incidenti, spesso mortali. «Vogliamo boschi più tranquilli e sicuri», afferma Sandri – non solo per i cacciatori ricreativi, ma anche per gli escursionisti, i cercatori di funghi e gli appassionati di montagna.
Spirito del tempo e scopo
ENPA non vede più nella caccia una funzione giustificata: «La caccia è superata. Non permette più a nessuna famiglia o comunità di guadagnarsi da vivere.» Essa sarebbe piuttosto un hobby nel quale ogni anno centinaia di migliaia di animali selvatici perdono la vita, e questo in un'epoca in cui è richiesto rispetto per la vita e per l'ambiente. Mentre un comune cittadino non può abbattere animali selvatici, i cacciatori ricreativi godono del privilegio di uccidere un bene inalienabile dello Stato e quindi di tutti i cittadini.
Questa posizione non mira soltanto al rischio per le persone, ma anche alla questione etica: la caccia ricreativa ha ancora una legittimazione oggi? In una società sempre più consapevole della tutela della natura e che riconosce il valore della vita animale, l'uccisione deliberata di animali selvatici appare anacronistica.
È tempo di conseguenze
L'accumularsi di gravi incidenti nella stagione in corso solleva una domanda fondamentale: è giunto il momento di una svolta nella politica venatoria e nel rapporto con la caccia in generale?
Alcuni spunti di riflessione:
- Verifica del senso della caccia: se la caccia non serve più al sostentamento, il suo scopo deve essere ridefinito o messo in discussione.
- Contratto sociale: se la natura appartiene a tutti, come si concilia con essa il diritto esclusivo di abbattere animali deliberatamente per divertimento?
- Rispetto per la vita e la natura: è necessario uno spostamento culturale e valoriale che si allontani dallo «spargimento di sangue» verso la coesistenza con la foresta e la fauna selvatica?
I recenti decessi sono ben più di casi isolati: sono segnali d'allarme. Dimostrano che la caccia ricreativa nella sua forma attuale non è soltanto un'attività ludica rischiosa, ma che si trova in un conflitto tra tradizione e modernità, tra conservazione e cambiamento.
Per la IG Wild beim Wild questo significa: il dibattito sul ruolo della caccia ricreativa nell'anno 2025 è da tempo aperto, con una chiara tendenza verso la critica serrata avanzata da ENPA. I boschi reclamano sicurezza e pace, e la comunità reclama senso e legittimità. Se la caccia ricreativa possa ancora offrire entrambe le cose in misura sufficiente è diventato ancora una volta una questione aperta anche in Italia.
Secondo la posizione della IG Wild beim Wild, i cacciatori perhobby valutazioni annuali di idoneità medico-psicologica sul modello dei Paesi Bassi, nonché un limite massimo di età vincolante. Il gruppo d'età più numeroso tra i cacciatori per hobby è oggi quello dei 65+. In questo gruppo, le limitazioni legate all'età come il calo della capacità visiva, i tempi di reazione rallentati, i deficit di concentrazione e i deficit cognitivi aumentano statisticamente in modo significativo. Allo stesso tempo, le analisi degli incidenti mostrano che il numero di gravi incidenti di caccia con feriti e vittime aumenta significativamente a partire dalla mezza età.
Le segnalazioni regolari di incidenti di caccia, azioni fatali errate e l'uso improprio di armi da caccia mettono in evidenza un problema strutturale. Il possesso privato e l'utilizzo di armi da fuoco letali per scopi ricreativi sfugge in larga misura a un controllo continuo. Dal punto di vista della IG Wild beim Wild, ciò non è più responsabile. Una pratica basata sull'uccisione volontaria e che genera al contempo rischi considerevoli per persone e animali perde la sua legittimazione sociale.
Caccia perhobby si basa inoltre sullo specismo. Lo specismo descrive la svalutazione sistematica degli animali non umani esclusivamente in base alla loro appartenenza a una specie. È paragonabile al razzismo o al sessismo e non è giustificabile né culturalmente né eticamente. La tradizione non sostituisce un esame morale.
Proprio nell'ambito della caccia per hobby, un esame critico è indispensabile. Pochi altri ambiti sono così caratterizzati da narrazioni abbellite, mezze verità e disinformazione mirata. Là dove la violenza viene normalizzata, le narrazioni servono spesso alla giustificazione. La trasparenza, i fatti verificabili e un dibattito sociale aperto sono quindi imprescindibili.
Sostieni il nostro lavoro
Con la tua donazione contribuisci a proteggere gli animali e a dare voce alle loro esigenze.
Dona ora →
