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Caccia

Perché la caccia ricreativa in Svizzera non è protezione della natura

All'alba, quando la nebbia scende sulle foreste alpine, il cacciatore ricreativo svizzero è in agguato, simbolo di una presunta antichissima tradizione che dovrebbe proteggere la natura e regolare le popolazioni animali. Ma chi osserva con attenzione lo capisce: questa storia è una favola. L'attuale pratica venatoria in Svizzera ha ben poco a che fare con la protezione della natura.

Redazione Wild beim Wild — 5 novembre 2025

In Svizzera sono attivi circa 30'000 cacciatori ricreativi.

Ogni anno uccidono oltre 130'000 animali selvatici. Caprioli, camosci, cervi, cinghiali, uccelli e volpi.

Le attuali popolazioni di selvaggina sono il risultato di interventi umani. La caccia ricreativa non risolve i problemi, li crea.

Il sistema della «regolazione delle popolazioni» è in realtà un circolo vizioso di intervento, sovrappopolazione e nuovo intervento. Le strategie di caccia garantiscono che vi sia sempre abbastanza selvaggina per i piani di abbattimento. Questo ha poco a che fare con un equilibrio naturale.

Nella realtà, la caccia ricreativa è un hobby multimilionario che ogni anno costa la vita a decine di migliaia di animali, per lo più non per necessità, ma per il piacere di uccidere. Le foreste vengono gestite deliberatamente in modo da garantire una presenza sufficiente di selvaggina per assicurare il rifornimento di trofei. Il presunto «piano di abbattimento» serve più alla cura degli interessi di parte che all'equilibrio ecologico.

I cacciatori ricreativi sostengono di dover intervenire perché mancano i predatori naturali. Ma questi predatori mancano spesso proprio a causa della caccia. Volpi, linci, rapaci e lupi continuano a essere perseguitati o ostacolati in molte zone, sebbene siano essenziali per un ecosistema funzionante. Al contrario, l'essere umano crea uno squilibrio artificiale che poi «regola» con il fucile.

I caprioli e i cervi vengono trasformati in capri espiatori perché brucano i giovani alberi, un problema che nasce soprattutto nelle monocolture sovrasfruttate, non nelle foreste miste intatte. E i cinghiali? Traggono vantaggio dai rifiuti umani, dai campi di mais e dagli inverni miti, condizioni create dall'essere umano stesso.

Quando alla natura è permesso di autoregolarsi

Nel Parco Nazionale Svizzero si osserva come le popolazioni di fauna selvatica si sviluppino quando l'uomo non interviene. Le popolazioni di caprioli, cervi o camosci si stabilizzano da sole dopo alcuni anni, la foresta si rigenera e la biodiversità aumenta.

Lo confermano ricerche internazionali, ad esempio dalla Foresta Bavarese o dalla Slovenia: nelle zone prive di caccia, le popolazioni selvatiche si regolano attraverso meccanismi naturali: cibo, malattie, predatori.

Il lupo come scomodo concorrente

Dal ritorno del lupo in Svizzera è chiaro: il sistema venatorio tradizionale vacilla. Nel 2024, secondo l'UFAM, decine di lupi sono stati abbattuti a titolo preventivo, in parte interi branchi, spesso senza danni dimostrabili.

Dove i predatori sono ammessi, le densità della fauna selvatica e gli ecosistemi si stabilizzano, la natura trova il proprio equilibrio. Eppure, invece di permettere questo processo, si combatte il lupo per preservare il proprio «ruolo di regolazione».

La sofferenza animale dietro al concetto di «correttezza venatoria»

Molti animali fuggono feriti, muoiono successivamente per perdita di sangue o stress. La caccia ricreativa non è una morte pulita e rapida. Molti animali fuggono feriti, muoiono solo ore dopo per perdita di sangue, lesioni interne o stress. Anche le femmine con piccoli vengono spesso abbattute, mentre i loro cuccioli muoiono miseramente di fame. Questa realtà trova raramente spazio nelle relazioni pubbliche dei cacciatori, che preferiscono maneggiare termini come «cura della selvaggina», «correttezza venatoria» e «protezione degli animali», parole destinate a mascherare la sofferenza reale.

La «correttezza venatoria» suona nobile, ma è spesso un mantello morale che copre una sistematica sofferenza animale.

La lobby venatoria ha una grande influenza in Svizzera. In molti cantoni, cacciatori ricreativi con una formazione lacunosa siedono nelle commissioni venatorie, consigliano le autorità e contribuiscono a plasmare le leggi.

Lo si è visto chiaramente nel 2020, con la fallita revisione della legge sulla caccia. Il popolo ha detto no all'allentamento delle norme sugli abbattimenti di lupi e altre specie: un segnale a favore di una maggiore protezione degli animali e della natura.

Ciononostante, diversi Cantoni hanno da allora allentato le proprie normative e vengono approvati abbattimenti «preventivi» di lupi, ancora prima che si verifichino danni.

Un numero sempre maggiore di persone riconosce che la caccia ricreativa non è un patrimonio naturale, bensì un anacronismo. Da tempo i modelli di gestione della fauna selvatica fondati sulla scienza mostrano alternative concrete: regolazione naturale attraverso i predatori, misure di protezione mirate degli habitat e metodi non letali per la prevenzione dei danni.

La tutela della natura significa preservare la vita, non porvi fine. Chi combatte davvero per la natura non traccia confini tra «utile» e «dannoso».

Un futuro senza caccia: non un'utopia, ma una necessità

I fatti sono inequivocabili:

  • Le zone senza caccia funzionano.
  • La natura è in grado di autoregolarsi.
  • La sofferenza degli animali è evitabile.

La Svizzera potrebbe assumere un ruolo pionieristico, con vere zone di quiete per la fauna selvatica, una gestione faunistica fondata sulla scienza e una minore pressione venatoria. Perché la vera tutela della natura non significa porre fine alla vita, ma preservare gli habitat.

Gli animali selvatici hanno bisogno di tranquillità, non di proiettili.

La caccia ricreativa in Svizzera non è un contributo all'equilibrio della natura, bensì un retaggio di un'epoca in cui l'essere umano credeva di poter ristabilire l'ordine solo con il fucile. Eppure la natura era in equilibrio molto prima di noi, e lo sarà di nuovo, quando finalmente smetteremo di atteggiarci a suoi giudici.

Oggi sappiamo fare di meglio. Una gestione faunistica moderna ed etica si basa sulla scienza, non sulla tradizione. La natura non ha bisogno di cacciatori ricreativi: ha bisogno di rispetto, di spazio e di fiducia.

Ulteriori informazioni sulla caccia ricreativa: Nel nostro dossier sulla caccia raccogliamo fact-check, analisi e reportage di approfondimento.

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