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Criminalità & Caccia

Un uomo muore a Harchies e l'Europa guarda dall'altra parte

Quando gli abitanti di Rue Courbée ad Harchies, in Belgio, il 3.12.2025 sentono uno sparo e poi delle urla, molti credono a uno scherzo di cattivo gusto. Ma le sirene delle ambulanze chiariscono subito che è successo qualcosa di grave. Poco dopo è una certezza: un cacciatore ricreativo è stato colpito mortalmente durante una battuta di caccia nei pressi del confine francese.

Redazione Wild beim Wild — 5 dicembre 2025

È un resoconto locale proveniente da un piccolo paese di confine, uno dei tanti.

Ma è proprio in questo che risiede il problema: questi «casi isolati» si sommano, attraverso tutta l'Europa, a una statistica letale, senza che esista nemmeno un registro centrale e trasparente.

La semplice domanda «Quante persone sono già morte nell'attuale stagione di caccia in Europa?» ha una risposta scomoda:

Nessuno lo sa con precisione.

Non esistono:

  • nessun obbligo di notifica a livello UE,
  • nessuna banca dati comune,
  • definizioni nazionali molto eterogenee di «incidente di caccia» (si conta solo l'arma da fuoco? Solo durante i periodi ufficiali di caccia?),
  • e molti episodi che emergono nei media locali, ma non vengono mai aggregati ufficialmente.

Eppure è possibile tracciare un quadro, e questo quadro è tutt'altro che rassicurante.

Francia e Italia: due esempi di un problema strutturale

Francia: 100 incidenti, 11 morti in una sola stagione

La Francia è uno dei pochi paesi in cui un'autorità statale registra sistematicamente gli incidenti di caccia.

Per la stagione 2024/2025 l'Office français de la biodiversité (OFB) comunica:

  • 100 incidenti con armi da fuoco
  • 11 morti (tutti cacciatori ricreativi)
  • 16 non cacciatori feriti, tre dei quali gravemente
  • 135 «incidents» senza danni a persone – tra cui 58 abitazioni colpite da proiettili, 27 veicoli e 50 animali domestici.

Questo è il bilancio ufficiale di una stagione in un solo paese. Le organizzazioni per la protezione degli animali parlano a ragione di un numero «significativamente aumentato» di incidenti di caccia mortali.

Italia: 62 incidenti, 14 morti – secondo lo stesso organo venatorio

In Italia, l'Università di Urbino analizza da anni a livello nazionale le notizie mediatiche sugli incidenti di caccia. Per la stagione venatoria 2024/2025, l'analisi registra:

  • 62 incidenti
  • 14 vittime

È degno di nota che questi dati vengano diffusi dagli stessi organismi venatori italiani come prova del proprio «impegno per la sicurezza». Ciò non cambia nulla per le vittime e sussistono fondati dubbi sulla completezza dei dati.

Stagione in corso 2025/2026: un autunno di sangue e solo dati frammentari

La stagione venatoria in corso 2025/26 è iniziata in settembre in gran parte d'Europa. I dati ufficiali complessivi non sono ancora stati pubblicati, per ovvie ragioni. Eppure già ora i rapporti delle ONG e le notizie dei media delineano un quadro allarmante.

Italia: almeno 7 morti e 22 feriti in pochi mesi

Un'organizzazione italiana per la protezione degli animali che documenta sistematicamente gli incidenti di caccia, riferisce, per i primi circa tre mesi della stagione 2025/26, relativamente alle sole cacce al cinghiale:

  • 29 persone coinvolte,
  • di cui 7 morti e 22 feriti.

Questi dati riguardano solo una parte dell'attività venatoria (caccia al cinghiale), un solo paese e solo una porzione della stagione.

Parallelamente, i media regionali italiani riportano ulteriori incidenti di caccia mortali:

  • Un cacciatore di 69 anni viene colpito mortalmente da «fuoco amico» durante una battuta al cinghiale nella provincia di Pistoia.
  • Un cacciatore di 80 anni in Maremma muore dopo essere stato raggiunto da un proiettile al petto durante una caccia.
  • In diverse regioni dell'Italia settentrionale si verificano ulteriori sparatorie mortali a danno di partecipanti alla caccia, ad esempio in Piemonte o in Friuli.

Molti di questi casi sono molto probabilmente già inclusi nei dati delle ONG. Essi mostrano soprattutto quanto fitta sia la catena delle tragedie.

Spagna: un cacciatore ricreativo spara al suo compagno

In Catalogna, nel mese di novembre, un cacciatore ricreativo muore quando il suo compagno fa partire accidentalmente un colpo mentre maneggia il fucile. La polizia e i media parlano di incidente di caccia e indagano per omicidio colposo.

Belgio: il caso Harchies

Tornando al Belgio: a Harchies, un cacciatore ricreativo viene colpito mortalmente durante una battuta di caccia nei pressi del confine francese. I residenti sentono uno sparo e delle grida; per quell'uomo ogni aiuto arriva troppo tardi. Un altro morto, un altro resoconto locale, ma nessuna voce in una statistica europea complessiva.

Irlanda e altri paesi: notizie analoghe

Anche al di fuori del continente, ma all'interno del «modello di caccia europeo», si moltiplicano le segnalazioni: in Irlanda, ad esempio, un giovane di 21 anni muore durante una caccia alla volpe per un colpo di fucile.

Persino le organizzazioni di lobby venatoria a livello europeo ammettono che gli incidenti di caccia mortali si verificano ripetutamente, anche se sottolineano che i numeri sarebbero «in calo» e che si sta lavorando a «battute di caccia sicure».

Cosa si può affermare con serietà?

Sulla base dei dati disponibili e delle notizie mediatiche, per l'attuale stagione di caccia 2025/2026 è possibile formulare soltanto una valutazione prudente:

  • Non esiste un registro centrale e ufficiale degli incidenti di caccia in Europa.
  • Nella sola Italia, le analisi di ONG e media parlano di almeno sette morti e oltre venti feriti nei primi mesi della stagione.
  • In diversi altri Paesi – come Spagna, Belgio e Francia – sono stati documentati incidenti di caccia mortali anche in questo autunno.

In termini prudenziali, ciò significa:

Nell'attuale stagione di caccia europea 2025/26, almeno una buona dozzina di persone ha già perso la vita in modo documentato a causa di attività venatorie. Il numero reale è con ogni probabilità significativamente più alto.

A titolo di confronto: nella sola Francia, nella stagione conclusa 2024/25 sono morte ufficialmente 11 persone, in Italia nello stesso periodo 14. Sarebbe irrealistico supporre che l'Europa nel suo insieme si trovi nella stagione attuale improvvisamente ben al di sotto di questi ordini di grandezza, tanto più che la stagione è tutt'altro che terminata. Anche nei Paesi di lingua tedesca, negli ultimi anni si sono verificati ripetutamente casi in cui cacciatori per hobby armati, in fase terminale, hanno perso il controllo uccidendo persone estranee ai fatti.

Le vittime invisibili: i non cacciatori, gli animali domestici, milioni di animali selvatici

Quando associazioni venatorie come FACE sostengono che la maggior parte delle vittime siano «solo cacciatori», dietro a ciò si cela una logica cinica: come se le vite umane contassero di meno nel momento in cui qualcuno impugna un fucile.

Eppure i numeri mostrano:

  • In Francia, nella stagione 2024/25, 16 dei feriti non erano cacciatori, tra cui escursionisti e altri «fruitori» del paesaggio.
  • La stessa stagione ha registrato almeno 135 gravi «incidents», in cui abitazioni, automobili e 50 animali domestici sono stati colpiti o feriti da proiettili.

Per non parlare delle vere vittime principali, gli animali selvatici. Le organizzazioni che criticano la caccia ricreativa parlano di ordini di grandezza nell'ambito delle decine di milioni di animali selvatici uccisi all'anno, in parte da 30 a 40 milioni di animali uccisi per stagione nella sola Francia; studi internazionali mostrano che nel caso dei lupi circa il 60 percento dei decessi è direttamente riconducibile alla caccia legale o illegale.

Un passatempo ricreativo con arma da fuoco letale

La caccia ricreativa viene volentieri presentata dalle sue organizzazioni di lobbying come «patrimonio culturale» e «legame con la natura». Nella pratica significa:

  • persone con armi cariche in boschi e campi, spesso in prossimità immediata di villaggi, sentieri escursionistici, percorsi equestri e ciclabili;
  • un misto di adrenalina, pressione di gruppo, campi di tiro poco chiari e, in parte, formazione carente;
  • e un sistema in cui gli incidenti vengono abitualmente archiviati come «casi isolati tragici».

Allo stesso tempo, le associazioni venatorie in diversi paesi bloccano norme più severe, come il divieto di caccia nei giorni festivi e domenicali o le zone cuscinetto attorno alle abitazioni, sebbene le associazioni di vittime della caccia e le organizzazioni per la protezione degli animali lo richiedano da anni.

La normalità letale della «caccia ricreativa»

La morte del cacciatore per hobby ad Harchies non è un caso eccezionale, bensì il sintomo di una normalità che in Europa si accetta con sorprendente disponibilità:

  • I cacciatori ricreativi girano con armi attraverso paesaggi pubblici.
  • Persone – cacciatori per hobby come non cacciatori – muoiono o rimangono gravemente ferite.
  • Animali domestici e selvatici vengono colpiti «accidentalmente».
  • Case e automobili vengono danneggiate dai proiettili.
  • Eppure non esiste nemmeno un obbligo europeo di registrare questi episodi in modo sistematico.

Finché la caccia ricreativa verrà trattata come privilegio di una rumorosa minoranza, anziché come un problema di sicurezza e di protezione degli animali, notizie come quelle provenienti da Harchies, dalla Toscana o dalla Catalogna continueranno semplicemente ad accumularsi.

Non sappiamo con esattezza quante persone in Europa siano già morte a causa della caccia ricreativa nell'attuale stagione venatoria, ma i migliori dati disponibili indicano che anche quest'anno saranno di nuovo decine. E la maggior parte di questi decessi sarebbe evitabile se la politica e la società avessero il coraggio di limitare radicalmente o abolire la caccia ricreativa.

Ulteriori informazioni sul tema della caccia ricreativa: Nel nostro dossier sulla caccia raccogliamo fact-check, analisi e articoli di approfondimento.

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