2 aprile 2026, 04:27

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a caccia

Milano vieta la caccia al fringuello in Lombardia.

Nella regione Lombardia, nel nord Italia, un esperimento sul campo politicamente delicato è fallito: la amministrazione regionale voleva legalizzare la caccia ricreativa di fringuelli e storni, specie protette in tutta Europa, in quanto "tradizione", ma il Tribunale Amministrativo di Milano (TAR Lombardia) ha ora annullato l'autorizzazione. La sentenza crea un importante precedente per la tutela degli uccelli migratori lungo la rotta alpina e dimostra come il diritto comunitario in materia di conservazione della natura possa essere applicato anche contro politiche venatorie populiste.

Redazione Wild beim Wild — 9 marzo 2026

Nell'estate del 2025, il governo populista di destra della Lombardia decise di autorizzare la caccia ricreativa al fringuello (Fringilla coelebs) e allo storno (Sturnus vulgaris) nell'ambito di una cosiddetta "Deroga".

Tra il 1° ottobre e il 30 novembre, era previsto l'abbattimento legale di 97.637 fringuelli e 36.552 storni, ufficialmente per "prevenire danni" e per preservare una presunta tradizione venatoria profondamente radicata.

Di fatto, si è trattato di un regalo alla lobby dei cacciatori amatoriali: in uno dei corridoi migratori più importanti d'Europa, la decisione sarebbe equivaleta a un via libera per sparare agli uccelli canori migratori. Le organizzazioni ambientaliste hanno immediatamente messo in guardia dal rischio di un ritorno ai tempi in cui milioni di uccelli migratori venivano uccisi nel nord Italia durante il loro passaggio.

Le ONG intraprendono azioni legali e vincono la causa.

Un'ampia coalizione di organizzazioni italiane per la tutela della natura e degli animali, tra cui LIPU, LAV, ENPA, LAC, LNDC e WWF Italia, con il supporto del Comitato contro la caccia agli uccelli , ha impugnato in tribunale la decisione della Regione. Hanno sostenuto che la Lombardia violava in diversi modi la Direttiva europea sugli uccelli cacciando fringuelli e storni.

Le ONG hanno criticato in particolare i seguenti punti: le specie in questione sono protette in tutta Europa e non possono essere cacciate. La regione non è riuscita a fornire prove convincenti che non esistano altre soluzioni soddisfacenti oltre all'abbattimento selettivo (ad esempio, misure non letali per la protezione dei raccolti). Inoltre, le quote di abbattimento non sono scientificamente fondate e sono irresponsabili dal punto di vista della conservazione delle specie.

Inizialmente, provvedimenti d'urgenza del Consiglio di Stato avevano bloccato la caccia ricreativa, prima che il Tribunale Amministrativo di Milano si pronunciasse nel merito e annullasse completamente la deroga.

Le eccezioni non devono diventare la regola.

Il punto centrale della decisione: le eccezioni alla Direttiva Uccelli sono concepite come strumenti da interpretare in senso restrittivo e non devono essere utilizzate impropriamente come strumento generale per il controllo delle politiche venatorie. I giudici sottolineano che ogni eccezione deve essere pienamente giustificata, scientificamente fondata e concepita come una vera e propria "ultima risorsa".

Con questa sentenza, la Corte pone fine a una prassi ormai consolidata in diverse regioni italiane: anno dopo anno, vengono concesse nuove deroghe, spesso con formulazioni pressoché identiche, anziché prendere sul serio la logica di tutela prevista dalla direttiva. Il messaggio di Milano è chiaro: ciò che è inteso come eccezione non deve trasformarsi in una scappatoia permanente.

La tradizione non sostituisce i diritti

Il modo in cui la Corte ha gestito la questione della tradizione lancia un segnale particolarmente forte. I politici regionali tentano ripetutamente di romanticizzare la caccia ricreativa agli uccelli canori e migratori come "patrimonio culturale". Questa retorica ha giocato un ruolo centrale nel procedimento Deroga Lombardia e ora si è rivelata un clamoroso fallimento.

Il tribunale amministrativo chiarisce: le consuetudini storiche o culturali non costituiscono una licenza per eludere la legislazione europea in materia di tutela della natura. Ciò che conta sono i dati scientifici, gli obiettivi di conservazione delle specie e la dimostrazione che non esistano mezzi meno dannosi e non letali. Il fatto che una pratica fosse diffusa in passato non dice nulla sulla sua giustificabilità legale o ecologica oggi.

Si tratta di una dura battuta d'arresto per la lobby della caccia ricreativa. Per la conservazione degli uccelli migratori, rappresenta un segnale importante: le tradizioni venatorie non saranno più accettate come un comodo pretesto politico quando si tratta di specie protette.

Significato per la Via Alpina e oltre

La Lombardia è un punto nevralgico per la migrazione degli uccelli in tutta Europa. Milioni di uccelli devono superare colli di bottiglia e la pressione venatoria durante la traversata delle Alpi. Quando fringuelli e altri uccelli canori vengono rilasciati su larga scala in una regione così importante, ciò ha ripercussioni sulle popolazioni ben oltre i confini italiani.

La sentenza di Milano rafforza quindi non solo la tutela regionale delle specie, ma anche la protezione internazionale degli uccelli migratori. Dimostra che le azioni unilaterali nazionali e regionali che vanno a discapito delle specie migratorie possono essere contestate legalmente e, alla luce del diritto dell'UE, possono essere vinte. Ciò aumenta la pressione sulle altre regioni affinché riconsiderino le proprie prassi di deroga e le adeguino alla normativa vigente.

Lezioni per la Svizzera

La decisione è rilevante anche per la Svizzera. I fringuelli e altri uccelli migratori non conoscono confini. Sono protetti in un paese e presi di mira in quello vicino, sotto la pressione della lobby della caccia sportiva. Quando i tribunali di un paese alpino centrale come l'Italia chiariscono che la "tradizione" non costituisce una base giuridica per la caccia sportiva di uccelli migratori protetti, aumenta la pressione sugli stati confinanti affinché allineino le proprie normative a principi di tutela delle specie scientificamente validi.

Per coloro che criticano la caccia e si battono per la tutela della fauna selvatica, la sentenza di Milano offre un argomento convincente: gli uccelli migratori non sono pedine nella politica quotidiana, e certamente non nelle strategie elettorali dei governi regionali.

Maggiori informazioni sul tema della caccia amatoriale: nel nostro dossier sulla caccia, raccogliamo verifiche dei fatti, analisi e rapporti di approfondimento.

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