Caccia al trofeo: cosa si cela dietro l'uccisione come status symbol?
Trofei di stambecco, caccia all'estero e il ruolo della Svizzera nel mercato globale dei trofei
Nella caccia al trofeo non è il procacciamento di cibo a essere in primo piano, bensì l'uccisione di un animale per le sue caratteristiche fisiche: corna, palchi, pelliccia, cranio.
In Svizzera stambecchi, cervi e altre specie vengono abbattuti come trofei; a livello internazionale prospera un'intera industria di viaggi venatori in tutto il mondo. La caccia al trofeo è l'espressione più concentrata dell'uccisione come passatempo.
Che cos'è un trofeo?
Nel linguaggio venatorio, il termine «trofeo» indica una parte del corpo dell'animale abbattuto che viene conservata come ricordo: palchi, corna, cranio, pelliccia, zanne. Più imponente è il trofeo, maggiore è il prestigio attribuito al colpo. Questa logica guida la caccia al trofeo in tutto il mondo: l'obiettivo non è l'animale medio, bensì il più grande, il più forte, il più appariscente.
Il Dossier caccia al trofeo analizza ciò che questa pratica rivela sulle motivazioni della caccia per hobby e quali conseguenze ecologiche comporta.
Caccia al trofeo in Svizzera: stambecco e cervo
In Svizzera la caccia al trofeo non è vietata, bensì istituzionalizzata. Gli stambecchi vengono assegnati, nell'ambito di autorizzazioni speciali, a cacciatrici e cacciatori per hobby disposti a pagare somme considerevoli. Il palco dell'animale abbattuto è l'obiettivo, non la carne. Per il cervo nobile la situazione è analoga: cervi vigorosi con palchi imponenti sono oggetti ambiti, mentre i piani di abbattimento vengono ufficialmente giustificati con motivazioni ecologiche.
Lo stambecco in Svizzera documenta questa contraddizione in modo esemplare: la specie fu sterminata nel XIX secolo, reintrodotta con grande impegno e oggi è nuovamente disponibile come selvaggina da trofeo.
Caccia al trofeo internazionale: un'industria globale
La caccia ai trofei internazionale è un mercato da milioni. Facoltosi cacciatori per hobby e cacciatrici per hobby provenienti dall'Europa e dal Nord America pagano migliaia fino a centinaia di migliaia di franchi per viaggi di caccia in Africa, Asia e nell'Artico. In programma ci sono leoni, elefanti, rinoceronti, orsi polari, leopardi — molti dei quali minacciati o in pericolo di estinzione.
Il Dossier turismo venatorio ricreativo fa luce su questa industria: fiere venatorie, tour operator, outfitter, una rete globale di attori specializzata nell'uccisione di animali selvatici come servizio.
L'argomento dell'aiuto allo sviluppo
Un argomento ricorrente della lobby della caccia ai trofei sostiene che i proventi andrebbero a beneficio delle comunità locali nei paesi più poveri. La verifica scientifica di tale argomento dimostra che la quota dei proventi della caccia ai trofei che effettivamente va a beneficio delle comunità locali è esigua. La maggior parte resta nelle mani di outfitter internazionali e autorità statali. Per la tutela della fauna selvatica, il turismo dei fotosafari è di norma nettamente più vantaggioso.
Foto con la preda: l'estetica dell'uccisione
Le foto del cacciatore per hobby con l'animale ucciso, le cosiddette «foto con la preda», sono parte integrante della cultura della caccia ai trofei. Vengono condivise sui social media, pubblicate nelle riviste venatorie ed esposte nelle fiere di caccia. Quando queste immagini raggiungono un pubblico più ampio, suscitano regolarmente indignazione — un segnale del fatto che la maggioranza della società non condivide la logica valoriale della caccia ai trofei.
Il Dossier foto con la preda analizza ciò che queste immagini comunicano e quale doppia morale rendono visibile.
CITES e il commercio internazionale di trofei
Il trasporto internazionale di trofei di caccia è regolamentato dalla Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES). Ciononostante, trofei di specie minacciate continuano a essere trasportati legalmente, poiché esistono eccezioni CITES per i trofei di caccia e poiché i meccanismi di controllo presentano lacune. La Svizzera, in quanto Stato firmatario della CITES, è al contempo patria di cacciatori per hobby e cacciatrici per hobby che si recano regolarmente all'estero per la caccia ai trofei.
Il Dossier turismo venatorio ricreativo documenta come questa situazione giuridica venga sfruttata nella pratica.
La caccia ai trofei come ascesa sociale
La caccia ai trofei è strettamente legata al pensiero di status. Il viaggio di caccia più costoso, il trofeo più grande, l'abbattimento più esclusivo: questa logica segue la stessa dinamica di status dei beni di lusso. Il Dossier La caccia per hobby come evento analizza come la caccia per hobby viene messa in scena come status symbol e evento sociale.
Selettività ecologica e le sue conseguenze
Il prelievo mirato degli individui più forti e appariscenti, ovvero quelli con i palchi più grandi o le corna più lunghe, ha conseguenze ecologiche: rimuove dalla popolazione proprio quegli animali che sono geneticamente e socialmente più significativi. A lungo termine, ciò può portare a una selezione verso individui più piccoli e meno appariscenti, il che significa impoverimento genetico.
Conclusione
La caccia al trofeo è la forma più pura della caccia per hobby come passatempo ricreativo: senza interesse alimentare, senza necessità ecologica, motivata primariamente da status, ego e una cultura dell'uccisione come dimostrazione di merito. In Svizzera è giuridicamente possibile e socialmente accettata in parti dell'ambiente venatorio, mentre nella società in generale incontra un rifiuto crescente. Questa discrepanza sociale rende la caccia al trofeo il simbolo di una logica superata.
Fonti
- CITES (Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie): eccezioni per i trofei
- LCP (RS 922.0): autorizzazioni speciali per lo stambecco
- IUCN: studi sulla caccia al trofeo e la conservazione delle specie
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