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Animali selvatici

Procioni urbani: la scienza contro la guerra di sterminio

I titoli sembrano innocui: i procioni urbani si starebbero «gradualmente trasformando in animali domestici». In Nord America i media celebrano i cosiddetti trash panda già come futuri coinquilini, capaci di adattarsi alla vita in città. Allo stesso tempo, gli stessi animali sono considerati in Europa una piaga invasiva, figurano nelle liste nere e possono essere uccisi praticamente senza limiti.

Redazione Wild beim Wild — 22 novembre 2025

Tra queste due immagini si apre un abisso.

Chi osserva più attentamente si accorge che il nuovo studio sulla domesticazione dei procioni racconta soprattutto una storia di responsabilità umana e di una politica venatoria che ignora sistematicamente le conoscenze scientifiche.

Un gruppo di ricerca guidato dalla zoologa Raffaela Lesch dell'Università dell'Arkansas Little Rock ha analizzato quasi 20’000 fotografie di procioni caricate dai cittadini sulla piattaforma iNaturalist. Sono state misurate le proporzioni di testa e muso di animali provenienti da regioni rurali e densamente popolate degli Stati Uniti. Risultato: i procioni urbani hanno in media il muso circa il 3,5 percento più corto rispetto ai loro simili rurali, un tratto classico del cosiddetto sindrome da domesticazione.

La sindrome da domesticazione indica un insieme di caratteristiche che si manifestano nelle specie animali quando vivono a stretto contatto con gli esseri umani per un lungo periodo: muso più corto, variazioni nel mantello, minore aggressività, ridotto comportamento di fuga. I ricercatori interpretano i loro risultati come un possibile primo segnale che i procioni, all'ombra delle città umane, potrebbero intraprendere un percorso simile a quello che un tempo portò i lupi a diventare cani.

Che i media ne facciano «futuri animali domestici» è tuttavia meno scienza che logica del clic. Non esiste alcun allevamento mirato, nessuno status di protezione legale, nessuno standard obbligatorio di detenzione. Lo studio mostra: i procioni si adattano a una nicchia da noi creata, i rifiuti e le strutture delle nostre città. Niente di più.

Nel frattempo in Europa: sentenza di morte per lista

In Europa la realtà si presenta in modo completamente diverso. Qui il procione è stato dichiarato giuridicamente una figura problematica. Sulla base del regolamento UE 1143/2014, il procione è stato inserito nel 2016 nell'elenco dell'Unione delle specie esotiche invasive.

Le conseguenze sono di ampia portata:

  • I procioni non possono essere allevati, commerciati o detenuti. Giardini zoologici e parchi faunistici possono accoglierli solo in misura limitata, mentre i centri di recupero subiscono pressioni crescenti.
  • La classificazione viene utilizzata come giustificazione per una massiccia persecuzione venatoria in assenza di reali prove demografiche.
  • Autorità e cacciatori ricreativi si richiamano al termine «invasivo» per legittimare politicamente quasi ogni forma di uccisione.

La IG Wild beim Wild e altre organizzazioni per la protezione degli animali chiedono pertanto da anni la cancellazione del procione da questi elenchi. Il loro argomento: il procione è già considerato naturalizzato in Germania, soddisfa solo in modo insufficiente i criteri di «specie invasiva» e viene demonizzato soprattutto per motivi di politica venatoria.

«Invasivo» come strumento politico della caccia

Il termine «specie invasiva» suona come scienza sobria, ma nella pratica viene applicato in modo altamente selettivo. Secondo stime globali, nel mondo esistono oltre 37’000 specie esotiche, solo una parte delle quali è considerata effettivamente invasiva.

Nel caso del procione emerge con particolare chiarezza quanto siano determinanti la politica e gli interessi lobbistici:

  • In Germania, secondo le stime, ogni anno circa 200’000 procioni vengono uccisi da cacciatori ricreativi.
  • L'abbattimento viene spacciato per tutela della natura, sebbene manchino prove attendibili di un danno drammatico alla biodiversità.
  • Allo stesso tempo, altre specie ecologicamente più rilevanti compaiono a malapena nei dibattiti e negli elenchi, poiché non rivestono alcun interesse venatorio.

La costruzione del procione come «parassita straniero» serve a molteplici scopi: distoglie l'attenzione da problemi interni come la distruzione degli habitat e l'agricoltura industriale, rafforza l'immagine dei cacciatori ricreativi come presunti «protettori della natura» e crea una giustificazione morale per metodi di caccia crudeli, come le trappole o gli abbattimenti notturni. I capi abbattuti aumentano, la popolazione continua a crescere e un efficace controllo delle popolazioni attraverso la caccia non è dimostrato.

La ricerca scagiona il procione – la caccia ignora i fatti

Studi più recenti sul ruolo del procione negli ecosistemi europei dipingono un quadro ben meno drammatico. Una dissertazione citata da Wild beim Wild giunge alla conclusione che non esistono basi scientifiche serie a sostegno delle vere e proprie campagne di odio contro i procioni e dell'intensa pressione venatoria. Nella percezione pubblica questi animali vengono presentati come molto più pericolosi di quanto non siano in realtà.

Emerge invece che:

  • I procioni sfruttano le nicchie disponibili, facendo ricorso principalmente ai rifiuti, agli animali sinantropici come i piccioni urbani e alle risorse facilmente accessibili.
  • La caccia ricreativa non ha finora portato a una regolazione sostenibile delle popolazioni né in Germania né in altri paesi. Le densità di popolazione rimangono elevate, i tassi di natalità aumentano di conseguenza, e i capi abbattuti crescono perché gli animali subentrati occupano rapidamente i territori liberati.
  • Allo stesso tempo, alternative rispettose del benessere animale come programmi di sterilizzazione, gestione degli habitat o una sistematica messa in sicurezza dei rifiuti vengono appena promosse seriamente.

In altre parole: la politica pratica una politica simbolica a spese di un animale selvatico di elevata intelligenza. Gli argomenti scientifici contro la demonizzazione vengono sistematicamente ignorati.

Qui si chiude il cerchio con il nuovo studio sulla domesticazione. Se i procioni urbani mostrano effettivamente i primi adattamenti fisici alla vita in prossimità degli esseri umani, questo risulta doppiamente scomodo per i cacciatori:

  1. Contraddice l'immagine dell'animale imprevedibile e «totalmente selvatico». Un animale che ha imparato ad aprire i bidoni della spazzatura e a sopravvivere nei cortili dimostra capacità di adattamento, non aggressività.
  2. Pone nuovamente la questione morale: se un animale si adatta a noi, ci tollera e valorizza i rifiuti che produciamo, come giustifichiamo allora una pretesa di uccisione pressoché illimitata?

Invece di raccogliere queste domande, i media e la politica ribaltano la narrazione: in Nord America gli animali vengono infantilizzati e trasfigurati in «futuri animali domestici», in Europa vengono elevati a nemici da combattere. Entrambi gli approcci escludono la responsabilità dell'essere umano. Poiché l'espansione, i conflitti e l'«immondizia» negli spazi urbani non sono una caratteristica del procione, ma una diretta conseguenza del nostro stile di vita.

Cosa significherebbe un approccio moderno ai procioni

Un approccio genuinamente serio ed eticamente sostenibile nei confronti dei procioni e di altri cosiddetti neozoi terrebbe conto di tre livelli:

1. Prevenzione invece di caccia permanente

Chiudere i rifiuti in modo sicuro, sigillare edifici e soffitte, ridurre le fonti di cibo come il cibo per animali lasciato all'aperto. Laddove queste semplici misure vengono attuate seriamente, i conflitti diminuiscono notevolmente secondo l'esperienza.

2. Regolamentazione conforme alla protezione degli animali invece di una politica di sterminio

Il regolamento non esclude misure conformi alla protezione degli animali come la cattura, la sterilizzazione e, a seconda dell'attuazione nazionale, anche la successiva liberazione. Le corrispondenti linee guida tecniche commissionate dalla Commissione europea citano esplicitamente tali metodi non letali come opzioni ammissibili. Proprio tali programmi, combinati con consulenza e sensibilizzazione, sarebbero al passo con i tempi e in linea con il principio di protezione degli animali, espressamente sancito in molte costituzioni.

3. Valutazione onesta invece di immagini nemiche

La classificazione come invasiva deve avvenire in modo scientificamente solido, trasparente e privo di interessi venatori particolari. Ciò include:

  • Valutazione indipendente dei reali impatti ecologici
  • Inclusione di opzioni di gestione alternative
  • Criteri chiari per stabilire quando le specie vengono nuovamente rimosse dagli elenchi, qualora gli scenari di minaccia non si confermino

È proprio qui che si inserisce la richiesta di rimuovere il procione dagli elenchi corrispondenti e di riconoscerlo come specie selvatica naturalizzata con diritto a un trattamento conforme alla protezione degli animali.

Se rendiamo i procioni nostri concittadini, hanno anche bisogno di diritti

Il nuovo studio sui procioni urbani mostra alla società uno specchio. Dimostra quanto profondamente i nostri insediamenti e i nostri rifiuti stiano modificando la pressione evolutiva sugli animali selvatici. I procioni non diventano «da soli» animali domestici. Diventano maestri della sopravvivenza in un sistema dominato dagli esseri umani.

Chi si compiace della loro tenerezza e allo stesso tempo ne difende l'uccisione sistematica si rende poco credibile. Se accettiamo che i procioni facciano ormai parte del nostro paesaggio culturale, dobbiamo anche essere disposti a concedere loro un posto, con regole chiare, ma senza persecuzione, senza caccia insensata e senza la finzione di poter semplicemente "sparare via" il problema.

La vera domanda non è quindi se i procioni si stiano gradualmente trasformando in animali domestici. La domanda è: quando la nostra politica si trasformerà finalmente da una cultura di sterminio guidata dalla caccia in un approccio moderno, scientifico e conforme alla protezione degli animali nei confronti della fauna selvatica?

Altro sul tema della caccia ricreativa: Nel nostro Dossier sulla caccia raccogliamo fact-check, analisi e reportage di approfondimento.

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