I cacciatori ricreativi creano un «paesaggio della paura»
I cacciatori ricreativi modificano, come i predatori, le migrazioni e le abitudini degli animali selvatici. Creano un «paesaggio della paura».
Influsso negativo sulle migrazioni e sulle abitudini
I cacciatori ricreativi hanno una forte influenza negativa sulle migrazioni e sulle abitudini degli animali selvatici.
I risultati delle osservazioni mostrano che i cacciatori ricreativi, al pari di altri grandi predatori, creano spesso un «paesaggio della paura» e, con la loro sola presenza, modificano profondamente l’utilizzo di un territorio da parte degli animali.
Sia i predatori che le prede modificano i luoghi e i tempi di permanenza in determinate zone quando sono presenti cacciatori ricreativi. Alcuni animali selvatici abbandonano completamente i luoghi che in precedenza frequentavano, altri li utilizzano più raramente, e altri ancora passano ad attività notturne per sfuggire ai cacciatori ricreativi.
Le strutture sociali vengono distrutte
Lo stress e la manipolazione che la caccia ricreativa esercita sugli animali durante tutto l’anno limita considerevolmente la capacità degli animali selvatici di nutrirsi in pace e tranquillità, di mantenere un normale comportamento sociale, di muoversi liberamente e di adattare la popolazione alle risorse disponibili. La caccia ricreativa fallisce come strumento di controllo delle popolazioni.
La caccia ricreativa odierna distrugge la normale convivenza sociale degli animali selvatici, l’equilibrio ecologico, i comportamenti naturali, le strutture familiari e i legami sociali, e provoca un aumento della migrazione verso aree abitate non soggette a caccia e concentrazioni innaturali di animali nei boschi e persino nelle città.
La caccia di selezione non è necessaria
Anche senza caccia non ci sarebbero improvvisamente troppi volpi, lepri o uccelli. L’esperienza dimostra che la natura può essere lasciata a se stessa. Da un punto di vista puramente pragmatico, la caccia di selezione non è necessaria.
Heinrich Haller, ex direttore del Parco Nazionale e biologo faunistico
La caccia non riguarda un’ampia biodiversità né la protezione di singoli animali selvatici, bensì il denaro e il piacere. Il modello ginevrino dimostra dal 1974 che la gestione professionale della fauna selvatica funziona senza cacciatori ricreativi.
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