Milano ferma la caccia al fringuello in Lombardia
Nella regione norditaliana della Lombardia è fallito un esperimento politicamente esplosivo: il governo regionale voleva legalizzare la caccia per hobby ai fringuelli e agli storni protetti a livello europeo come «tradizione» – ma il Tribunale Amministrativo di Milano (TAR Lombardia) ha ora annullato la deroga. La sentenza stabilisce un importante precedente per la protezione degli uccelli migratori lungo la rotta alpina e mostra come il diritto ambientale UE possa essere fatto valere contro il populismo delle politiche venatorie.
Nell'estate del 2025 il governo di destra populista della Lombardia aveva deciso di autorizzare la caccia per hobby al fringuello (Fringilla coelebs) e allo storno (Sturnus vulgaris) nel quadro di una cosiddetta «Deroga».
Tra il 1° ottobre e il 30 novembre dovevano essere abbattuti legalmente 97’637 fringuelli e 36’552 storni, ufficialmente per la «prevenzione dei danni» e per la cura di una presunta tradizione venatoria profondamente radicata.
Di fatto si è trattato di un regalo elettorale alla lobby della caccia per hobby: in uno dei più importanti corridoi migratori d'Europa, la decisione sarebbe equivalsa a un lasciapassare per l'abbattimento di uccelli canori migratori. Le organizzazioni per la protezione della natura hanno immediatamente messo in guardia da un ritorno ai tempi in cui nel Nord Italia venivano uccisi milioni di uccelli migratori durante il passaggio.
Le ONG ricorrono in tribunale e ottengono ragione
Contro la decisione della regione è ricorsa in tribunale un'ampia coalizione di organizzazioni italiane per la protezione della natura e degli animali, tra cui LIPU, LAV, ENPA, LAC, LNDC e WWF Italia, supportate dal Komitee gegen den Vogelmord. Hanno sostenuto che la Lombardia, con la caccia ai fringuelli e agli storni, violava in più modi la direttiva europea sulla protezione degli uccelli.
Le ONG hanno criticato in particolare: le specie interessate sono protette a livello europeo e in linea di principio non possono essere cacciate. La regione non è riuscita a dimostrare in modo convincente che non esistono altre soluzioni soddisfacenti oltre all'abbattimento (ad esempio misure non letali per la protezione delle colture). E le quote di abbattimento non sono giustificate scientificamente e sono irresponsabili dal punto di vista della protezione delle specie.
Inizialmente i decreti d'urgenza del tribunale amministrativo supremo (Consiglio di Stato) hanno fermato la caccia per hobby, prima che ora il tribunale amministrativo di Milano decidesse nel merito e annullasse completamente la deroga.
Le eccezioni non devono diventare la regola
Nucleo della decisione: le eccezioni alla direttiva sulla protezione degli uccelli sono concepite come strumenti da interpretare restrittivamente e non devono essere abusate come strumento generale di controllo della politica venatoria. I giudici sottolineano che ogni deroga deve essere motivata dettagliatamente, supportata scientificamente e configurata come vera «ultima ratio».
Con questo il tribunale pone un freno a una pratica che è diventata routine in diverse regioni d'Italia: anno dopo anno vengono rilasciate nuove autorizzazioni d'eccezione, spesso con moduli di testo quasi identici, invece di prendere sul serio la logica protettiva della direttiva. Il messaggio da Milano è chiaro: ciò che è pensato come eccezione non deve servire permanentemente come scappatoia.
La tradizione non sostituisce il diritto
Particolare impatto simbolico ha l'approccio del tribunale all'argomento della tradizione. Ripetutamente politici regionali tentano di romantizzare la caccia per hobby agli uccelli canori e migratori come «patrimonio culturale». Nel procedimento per la deroga lombarda questa retorica ha giocato un ruolo centrale ed è ora clamorosamente fallita.
Il tribunale amministrativo chiarisce: le abitudini storiche o culturali non sono un lasciapassare per aggirare il diritto europeo di protezione della natura. Decisivi sono i dati scientifici, gli obiettivi di protezione delle specie e la dimostrazione che non esistono mezzi più miti e non letali. Il fatto che una pratica fosse diffusa in passato non dice nulla su se sia oggi legalmente o ecologicamente accettabile.
Per la lobby della caccia per hobby questo è un duro colpo. Per la protezione degli uccelli migratori è un segnale importante: le tradizioni venatorie non vengono più accettate come giustificazione politicamente conveniente quando si tratta di specie protette.
Significato per la rotta alpina e oltre
La Lombardia è un hotspot della migrazione aviaria europea. Milioni di uccelli devono superare contemporaneamente colli di bottiglia e pressione venatoria nell'attraversare le Alpi. Quando in una regione chiave di questo tipo vengono liberalizzati su larga scala fringuelli e altri uccelli canori, questo ha effetti sulle popolazioni ben oltre l'Italia.
La sentenza di Milano rafforza quindi non solo la protezione regionale delle specie, ma anche la protezione internazionale degli uccelli migratori. Dimostra: le iniziative nazionali e regionali unilaterali che vanno a scapito delle specie migratorie possono essere attaccate legalmente e vinte anche alla luce del diritto UE. Questo aumenta la pressione su altre regioni per riconsiderare la propria prassi di deroghe e configurarla in conformità al diritto.
Lezioni per la Svizzera
Anche per la Svizzera la decisione è rilevante. Il fringuello e altri uccelli migratori non conoscono confini. Vengono protetti in un paese e nel successivo presi di mira sotto la pressione della lobby della caccia per hobby. Quando i tribunali in un paese alpino centrale come l'Italia chiariscono che la «tradizione» non è una base giuridica per la caccia per hobby agli uccelli migratori protetti, questo aumenta la pressione di aspettativa sui paesi confinanti perché allineino le loro normative alla protezione delle specie scientificamente fondata.
Per le voci critiche della caccia che si impegnano per la protezione degli animali selvatici, la sentenza di Milano offre un argomento forte: gli uccelli migratori non sono pedine della politica quotidiana e men che meno delle strategie elettorali dei governi regionali.
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