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Caccia

Industria della caccia e FACE: lobbying a Bruxelles

Blaser, il produttore di armi da caccia, prolunga il suo patronato d'oro per FACE e con esso il sostegno finanziario per quella lobby dei cacciatori che a Bruxelles lotta per ogni colpo.

Redazione Wild beim Wild — 10 febbraio 2026

Alle fiere della caccia questo viene venduto come impegno per la «comprensione della natura» e la «gestione sostenibile», in realtà si tratta di influenza su leggi sulla caccia, protezione delle specie e numeri di abbattimenti in tutta Europa.

Chi sostiene le associazioni di cacciatori, si compra presenza nei comitati decisivi, quando si negozia su lupi, «fauna dannosa» o requisiti di protezione della natura più rigorosi.

Nel nostro rapporto di background su FACE a Bruxelles: caccia per hobby come marchio, lobbying come metodo mostriamo come un hobby diventa un prodotto politico. Le associazioni di cacciatori confezionano abbattimenti ricreativi in un linguaggio di marketing fatto di «biodiversità», «paesaggio culturale» e «impegno civile», mentre dietro le quinte lavorano sistematicamente contro regole più severe per orari di caccia, caccia con trappole, munizioni al piombo e predatori. Il fatto che in Europa circa l'80 percento delle normative nazionali sulla caccia sia oggi influenzato dal diritto UE, rende Bruxelles il palcoscenico centrale di questa messinscena.

Allo stesso tempo la caccia ricreativa europea si trova in una crisi profonda: l'impronta ecologica dell'agricoltura, l'estinzione delle specie e la pressione sui grandi predatori si adattano sempre meno all'immagine romanticizzata del «cacciatore per hobby legato alla natura». Nell'analisi Crisi della caccia in Europa: FACE lotta per gli abbattimenti, la Svizzera rimane nell'ombra documentiamo come FACE con narrative di paura, dal «lupo problematico» al presunto stock esplosivo di ungulati, cerca di vendere gli abbattimenti come gestione senza alternative. Mentre nell'UE si discutono sempre nuove deroghe per la regolazione del lupo, la Svizzera rimane dipendente da questi sviluppi, senza costruire da sé un forte contrappeso favorevole alla fauna selvatica nel panorama dei lobby europei.

Per l'industria della caccia questa crisi venatoria è anche un problema di mercato. Sponsor come Blaser utilizzano strategicamente il loro ruolo di «partner della cacciatori ricreativi» per posizionare armi, ottiche e accessori come parte di una presunta «gestione» responsabile. In realtà marketing, lobbying e legislazione si fondono: se FACE riesce a difendere o ampliare le possibilità di abbattimento, questo garantisce anche la domanda di sempre nuovi prodotti da caccia. Il fatto che gli animali selvatici appaiano principalmente come risorsa e bersaglio, non è un caso ma il principio strutturale di questa alleanza tra industria e associazioni.

Chi vuole comprendere il dibattito su lupo, estinzione delle specie e diritto di caccia, deve quindi rivolgere lo sguardo a questi assi del potere: dal padiglione fieristico attraverso le sponsorizzazioni fino ai comitati delle istituzioni UE. Finché patronati d'oro e colloqui a porte chiuse dettano la direzione, la prospettiva degli animali selvatici, dell'ecologia e della protezione animale rimane marginalizzata. Proprio qui inizia la nostra critica: documentiamo la strategia della lobby dei cacciatori, identifichiamo i loro interessi economici e contrapponiamo loro una visione incentrata sulla fauna selvatica, che non pensa dalla canna del fucile.

Altro sul tema caccia per hobby: Nel nostro Dossier sulla caccia raccogliamo fact-check, analisi e reportage di approfondimento.

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